Partner

Diventare una professionista di arrampicata: ecco il sogno di Giona, una ragazza sordocieca

Padova le ha dato tanto, a Osimo ha capito di poter vivere davvero e a Trento sta realizzando i suoi sogni

Tutto avremmo pensato di sentire uscire dalla voce di Giona, meno che uno dei suoi sogni fosse quello di diventare professionista di arrampicata sportiva. Questo perché Giona è una ragazza di 24 anni, sordocieca, e... beh, dopo che l’abbiamo conosciuta e ci ha raccontato la storia della sua vita, abbiamo compreso il nostro errore. Un errore dettato dai tanti pregiudizi sulla disabilità che ancora esistono nella società e di cui, anche noi, siamo evidentemente caduti vittime.

Ascoltando Giona abbiamo capito che non c’è nulla che la possa fermare, neanche una parete di roccia. La sua passione per l’arrampicata, infatti, è iniziata verso i 14 anni, insieme a un gruppo di persone che accompagna i non vedenti in montagna. Subito, per Giona, questo sport è diventato qualcosa di fortemente rappresentativo del suo carattere.

“Sono una persona che cerca di andare avanti passo dopo passo, affrontando le varie situazioni senza mollare. Non smettere mai di combattere: questo è il principio base.”

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Giona: una vita vissuta tutta in salita

Una scalatrice fatta e finita, insomma, che fino a quel momento aveva affrontato ben altre prove di coraggio e difficoltà nella vita. L’udito e la vista, infatti, già compromessi alla nascita, iniziarono a svanire del tutto verso i 5/7 anni, parallelamente all’insorgere del diabete e della Sindrome di Alstrom, una rara malattia che porta con sé un insieme di patologie concatenanti tra loro. 

Nonostante avesse iniziato a indossare gli apparecchi acustici, Giona cominciò comunque ad avere seri problemi di comunicazione con le persone e, per questo, intorno agli 11 anni si rivolse, con la famiglia, alla Lega del Filo d’Oro, la quale le consiglio l’innesto di impianti cocleari. Non ci mise molto, Giona, a prendere la decisione di sottoporsi agli interventi necessari su entrambe le orecchie, pur sapendo che il percorso successivo di riabilitazione logopedica sarebbe stato lungo e difficile.

giona-impianto-cocleare-2

Questo le permise, però, di ritornare ad avere un certo grado di autonomia, soprattutto a livello di comunicazione, considerata da Giona la più grande tra le “barriere architettoniche” che si frappongono tra un sordocieco e i suoi sogni. Sogni che Giona decise di inseguire, mettendo in campo tutte le proprie risorse senza arrendersi mai, continuando a provare e riprovare, un po’ alla volta, con l’obiettivo di trovare la sua strada.

Tecnologia e autonomia: ecco fin dove si è arrampicata Giona

La scalata verso l’autonomia l’ha portata prima a Osimo (AN), nel Centro Nazionale della Lega del Filo d’Oro, dove ha imparato a servirsi di strumenti tecnologici fondamentali per la sua vita e per la comunicazione col prossimo, come il display braille e la sintesi vocale, e in seguito a Padova, presso la sede territoriale della Lega del Filo d’Oro, che la segue e supporta tuttora. Questi step fondamentali le hanno permesso di iniziare un percorso di studi in Scienze del Servizio Sociale all’Università di Trento con l’intento di lavorare, un giorno, come assistente sociale, e di diventare addirittura la protagonista del documentario “Il colore dell’erba” che parla proprio di lei e del suo percorso vero la felicità. 

Certo, il traguardo forse più importante, Giona l’ha raggiunto quando ha deciso di farsi membro del Comitato Nazionale delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d’Oro. Dopo una vita passata a lottare per i suoi traguardi e la sua autonomia, Giona ha compreso l’importanza di mettersi in gioco ancora, ma questa vota per far sì che anche alle persone sordocieche possano raggiungere le grandi vette che ha toccato lei. 

giona-con-bambino-disabile-2

Un contributo concreto, insomma, che lei considera anche una sorta di ringraziamento per tutto ciò che la Lega del Filo d’Oro gli ha insegnato e consentito di fare e diventare. Oggi, infatti, Giona ha aggiunto un altro tassello alla sua ricerca di autonomia, andando a convivere a Rovereto con il suo ragazzo: l’ennesima nuova avventura tutta da vivere, sempre consapevole delle proprie risorse.

Un gesto semplice e gratuito per regalare una luce di speranza

È stato grazie alla Lega del Filo d’Oro, insomma, che Giona ha capito di poter vivere davvero una vita piena e di poter inseguire i suoi sogni. E come lei, oggi, sono in tanti i sordociechi che prendono consapevolezza delle proprie potenzialità una volta giunti a Osimo, un vero e proprio mondo a sé. 

Diventa allora fondamentale sostenere questa struttura e tutte le altre sedi territoriali in Italia della Lega del Filo d’Oro, perché continuino l’ottimo lavoro fatto finora su bambini, adolescenti e adulti sordociechi e pluriminorati psicosensoriali. Un sostegno che può dare ciascuno di noi, destinando alla Lega del Filo d’Oro il 5x1000 annuale da sottoscrivere in sede di dichiarazione dei redditi. 

A dar manforte alla testimonianza di Giona è anche l’appello del presidente della Fondazione della Lega del Filo d’Oro, Rossano Bartoli, che ci invita tutti a contribuire con la nostra firma, “un gesto semplice e gratuito, per regalare un futuro ricco di speranza alle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali.”

Ebbene, noi lo abbiamo fatto, perché ormai non abbiamo più dubbi: il futuro di Giona è su una parete di roccia da scalare per sentire il vero sapore della libertà.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Diventare una professionista di arrampicata: ecco il sogno di Giona, una ragazza sordocieca

PadovaOggi è in caricamento