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Sinistra alla Gran Guardia contro il fascismo, minuto di silenzio per Pamela Mastropiero

Tra sigle sindacali, associazione e partiti, c'erano 500 persone al presidio che ha raccolto un record di adesioni trasversali

Con un minuto di silenzio per Pamela Mastropiero. Così è cominciato l'appuntamento che si sono dati in tanti, circa cinquecento persone, sono ritrovatesi alle 17.00 sotto la Gran Guardia, a Padova. Sugli scalini striscioni dell'Anpi e di varie altre associazioni e organizzazioni sindacali. Un elenco lunghissimo quello di coloro che hanno aderito all'appello per ritrovarsi insieme come presidio democratico contro la violenza fascista e di genere: tra questi Arci, Libera, Assopace, Emergency, Non Una di Meno, Nadir, Adl Cobas, la Fiom e poi i partiti: Coalizione Civica, Potere al Popolo, Liberi e Uguali, il PCC padovano, il Pd e poi tanta gente comune. Sugli scalini della Gran Guardia sono intervenuti in tanti, coordinati di Maurizio Angelini dell'Anpi. L'audio, non ottimale, non permetteva in maniera chiara a tutti di sentire sempre chiaramente gli interventi. A scaldare gli animi ci ha pensato Giulia Carraro, che è intervenuta in rappresentanza del percorso di "Non Una di Meno", la rete di donne di tutta Italia contro la violenza di genere. La Carraro, che è stata applauditissima da tutti, nessuno escluso, è stata tra le voci giovani di questa giornata. Ed è forse per questo che in un mare di bandiere di tantissimi partiti, per lo più piccoli o molto piccoli, fa sensazione che si sia scordata di promuovere se stessa cercando di monitezzare il consenso raccolto ricordando che è candidata alla camera con Potere al Popolo, mentre ha posto l'accento su un percorso collettivo che ha prodotto non solo mobiltazioni ma ha contribuito a portare nel dibattito politico e sociale il tema della violenza di genere. 

"Non una manifestazione contro, ma a favore di dei valori"

Altro intervento molto apprezzato e applaudito, quello di Arturo Lorenzoni. Una giornata praticamente perfetta quella del vice sindaco. Impegnato in riunioni fino alle undici e mezza non si è praticamente visto, neppure alla cerimonia del Giorno del Ricordo, dove invece c'era Giordani. Poi l'annuncio dei fondi per la città, i 26 milioni di euro per le opere pubbliche, infine il presidio dove non solo ha partecipato ma ha messo in evidenza quanto prezioso sia "mettere insieme anime per certi versi lontane tra loro, ma che si ritrovano sui valori importanti. Questa non è una manifestazione contro ma a favore di dei valori da cui non si può prescindere".

Claudio Locatelli non ha potuto intervenire dal palco

Curioso, se così si può dire, che forse l'unico che davvero oggi ha la patente certificata di partigiano attivo, Claudio Locatelli, non ha potuto fare il suo intervento al presidio antifascista. Voleva far conosere cosa sta succedendo ad Afrin ai danni dei curdi che vivono nella Rojava, la regione nord della Siria. Locatelli, studente bergamasco di origine ma padovano di adozione, ha combattuto con i curdi e le curde YPJ-YPG contro l'Isis proprio in quella regione, la Rojava (in curdo: la terra da dove sorge il sole). Lì i curdi stanno mettendo in atto il confederalismo democratico dopo anni di guerra. Voleva raccontare di questo, dei partigiani e resistenti curdi che hanno sconfitto l'Isis e ora si difendono dai bombardamenti dell'aviazione turca. Non si è capito bene perché ma non gli è stato concesso d'intervenire. 

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