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8 marzo, la critica dell'Ugl: «Non c'è parità neppure nello smart working»

L’Ufficio Welfare Ugl, con l’Osservatorio nazionale antimolestie, ha promosso un questionario sulle problematiche delle donne lavoratrici nel periodo di lockdown

L’Ufficio Welfare Ugl, con l’Osservatorio nazionale antimolestie, ha promosso un questionario sulle problematiche delle donne lavoratrici nel periodo di lockdown. Il risultato oggi evidenzia scarsa presenza di giovani donne: il 6% del campione è under 30, più del 50% è over 50.

Penalizzazione

«Tolte alcune esperienze positive di smart working, - dichiara Fabio Beltempo, UGL Padova - risulta un’immagine di lavoro femminile spesso disorganizzato, con assenza di condivisione e di supporto; in molte situazioni, a livello personale, latita di riconoscimento del lavoro svolto mentre persistono precarietà e bassa retribuzione. L’altissimo prezzo pagato dalle donne, durante la pandemia, è un grave allarme sociale essendo esse circa il 90% degli occupati in meno. Una maggiore e migliore sussidiarietà, oltre una equilibrata strutturazione del lavoro e della distribuzione dei carichi familiari nonché del lavoro saltuario, ridurrebbe – conclude Beltempo - la penalizzazione delle donne nella carriera». 

Questionario

L’80% delle intervistate ha usufruito del questionario presso i presidi sindacali nei luoghi di lavoro e quasi il 50% è stato obbligato a cambiare orario di lavoro con bassa adozione di misure di aiuto alle lavoratrici madri in rientro dalla maternità attraverso formazione e riqualificazione delle competenze. La parità tra uomini e donne è lontana e il 35,1% risponde di non sapere che esistono organismi di parità nello smart working.

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