A Cadoneghe il Parco Giulio Regeni. Il sindaco Schiesaro: «Vicini alla vicenda di questo ragazzo»

«Alcuni nostri concittadini mi hanno confessato che non se lo sarebbero mai aspettati da un sindaco di centrodestra. In Italia siamo abituati a politicizzare tutto, a infilare in maniera talvolta irrispettosa la destra e la sinistra dove non c'entrano»

Sono passati un po' di giorni dall'intitolazione a Cadoneghe, di un'area verde a Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano che è stato sequestrato, torturato e ucciso da agenti dei servizi a egiziani a Il Cairo e per il quale si attende ancora giustizia. Il suo corpo fu ritrovato lungo una strada il 3 febbraio 2016. Come giustamente ha fatto notare il primo cittadino, Marco Schiesaro, è una delle prime aree pubbliche intitolate a Regeni. Per qualcuno però è strano che a fare un atto di questo tipo sia una giunta a maggioranza leghista: «Qualcuno - spiega il sindaco Schiesaro - ha trovato strana questa scelta, e alcuni nostri concittadini mi hanno confessato che non se lo sarebbero mai aspettati da un sindaco di centrodestra. Questo fatto mi ha dato da pensare, e mi ha anche sinceramente un po' intristito. Perché forse in Italia siamo un po' troppo abituati a politicizzare tutto, a infilare in maniera talvolta irrispettosa la destra e la sinistra dove proprio non c'entrano niente. Se Cadoneghe è tra i primissimi comuni d'Italia a prendere questa iniziativa, non è perché c'è un'amministrazione di destra o un'amministrazione di sinistra, ma perché ci sentiamo vicini a questo ragazzo, un giovane italiano che ha vissuto fino in fondo la sua vita e le sue passioni, che studiava, che girava il mondo, che lottava per i suoi ideali. Magari anche in parte diversi dai miei, ma questo non ha davvero nessuna importanza. Ringrazio i consiglieri comunali, di maggioranza e di minoranza, che lo hanno capito, e hanno scelto di sostenerci in questa decisione».

Inaugurazione

Così il 10 luglio c'è stata una piccola cerimonia di intitolazione che avrebbe dovuto svolgersi lo scorso 3 febbraio, nel quarto anniversario del ritrovamento del corpo senza vita di Giulio. «Non è stato possibile, e non per nostra volontà, perché - spiega il sindaco di Cadoneghe -  ci siamo mossi immediatamente per poter fare questa intitolazione, subito dopo la proposta portata in consiglio comunale dal capogruppo Lega Michele Visentini, ancora lo scorso ottobre. Purtroppo però abbiamo dovuto fare i conti coi tempi della burocrazia, perché per intitolare un parco occorre l'autorizzazione della Prefettura, che ci è arrivata solo nei primi giorni di questa settimana. Ci tenevamo però molto a un momento pubblico per spiegare questa scelta di intitolare un'area verde a un nostro connazionale che si è trovato, suo malgrado, a dare la vita per i suoi ideali».

Diritti umani

«Oggi l'Egitto è il terzo paese al mondo - conclude Schiesaro - per numero di giornalisti incarcerati, dietro solo alla Cina e alla Turchia. Noi infatti vogliamo arrivi un messaggio forte al governo italiano, perché metta in atto ogni pressione possibile per arrivare alla verità su quanto accaduto a Giulio Regeni. Ma vuole essere più di questo, perché la memoria di Giulio merita di essere celebrata anche al di là dell'insopportabile ingiustizia di cui è stato vittima. E' giusto continuare con forza a chiedere verità sulla morte di questo nostro connazionale, ma è altrettanto doveroso celebrare per intero la vita di Giulio. Perciò abbiamo pensato di intitolargli quest'area verde che porterà per sempre il suo nome, anche quando la sua vicenda, che oggi è ancora cronaca, sarà entrata a far parte della storia».

I genitori di Giulio

All'amministrazione di Cadoneghe è arrivato anche il messaggio dei genitori di Giulio Regeni: «Ringraziamo di cuore tutte le persone che ci stanno vicine, e che con le le loro iniziative contribuiscono a tenere illuminata la ricerca di verità e giustizia per Giulio, e tutti i Giulii e Giulie che subiscono la violazione dei diritti umani. Auspichiamo che il parco Giulio Regeni di Cadoneghe diventi un luogo attivo, e non solo simbolico, in memoria di nostro figlio Giulio. Uno spazio che ricordi ai  cittadini la necessità del  diritto alla Verità, e non un luogo di memoria fine a sè stesso. Anche i luoghi possono diventare "scorta mediatica". In questo momento per noi è molto importante avere un forte sostegno, tramite la diffusione e le firme alla petizione per richiamare l'ambasciatore italiano al Cairo. Grazie ancora».

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