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ADL e Aspiag, lo scontro continua: nessun accordo per i lavoratori che saranno trasferiti a Monselice

Il sindacato: «Ci aspettavamo che dopo un anno di trattative e a ridosso del trasferimento del magazzino si potesse arrivare a un accordo definitivo. Le richieste che abbiamo fatto per garantire la dignità dei lavoratori non sono state ascoltate»

Non è andato come si aspettavano le parti, l'incontro di mercoledì 27 gennaio, che ha visto il confronto tra i sindacalisti di Adl Cobas con Aspiag/Despar e Mag Servizi sull'imminente apertura di Agrologic a Monselice, tanto che si è finiti con uno sciopero. «Date le risposte insufficienti, è ricominciato lo sciopero nel magazzino di Padova e in quello di Noventa di Piave», ha fatto sapere il sindacalista Marco Zanotto. «All’incontro - evidenzia il sindacalista - ci aspettavamo che dopo un anno di trattative e a ridosso del trasferimento del magazzino si potesse arrivare a un accordo definitivo. Le richieste che abbiamo fatto per garantire la dignità dei lavoratori non sono state ascoltate. La cosa più grave è che non vogliono garantire lo stesso orario ai lavoratori, inteso anche come giorni di lavoro».

Lavoratori

Spostare un lavoratore da una città a un'altra vuol dire portarlo a cambiamenti di orari e di abitudini, oltre che di spese: «Vogliono portare i servizi a sei giorni su sette con quattro turni di sei ore e mezza. Vuol dire far muovere ancora di più le persone che arrivano anche da fuori provincia». Aspiag e Mag Servizi che posizione hanno assunto in questo senso? «Loro avevano proposto un pullman con partenza da Noventa di Piave e che poi sarebbe passato per l'interporto, soluzione che vorrebbe dire portare via ancora più ore ai lavoratori oltre a quelle che lavorano già. Non una soluzione affatto conveniente». Poi c’è la questione dei lavoratori che non possono, non che non vogliono, non possono, andare a lavorare a Monselice. Questi che non potranno trasferirsi dovranno trovare un modo per ricollocarsi, non sarà facile. «Le proposte per “liquidare” queste persone, le cifre, sono irrisorie. Risparmiano - fa notare Zanotto - sulla gente che con il lavoro gli ha garantito il profitto e poi magari li vedi che fanno le opere di beneficenza». Una soluzione va trovata presto: «A Monselice stanno già lavorando, tempi di rinvii non ce ne sono. Le proposte che ci hanno fatto oggi, ribadendo che è “la macchina” quella che comanda non i lavoratori, sono per noi inaccettabile. Se pensano di impressionarci usando concetti ottocenteschi sbagliano, sarebbe il caso che loro si rendano conto che "la macchina" come prosaicamente definiscono tutta la filiera di cui fanno parte proprio questi lavoratori, dovrebbe essere pensata per migliorare la vita dell'uomo, non per peggiorarla. Ma forse questo per loro è un concetto troppo moderno».

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