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Bilancio di metà mandato in piena campagna referendaria: l'Agcom "bacchetta" Bitonci

La diffusione dell'opuscolo ai cittadini violerebbe l'articolo "che vieta l'effettuazione di comunicazione istituzionale dalla convocazione dei comizi elettorali e referendari fino alla chiusura delle operazioni di voto". Contestate le foto di sindaco e assessori allegate

L'Autorità per le Garanzie nella Comunicazione "bacchetta" l'amministrazione dell'ex sindaco di Padova Massimo Bitonci. Secondo l'Agcom, infatti, la diffusione dell'opuscolo comunale "Bilancio di metà mandato", non risponde "a quanto previsto dall'art. 9 L. 22/02/2000 n. 28, che vieta l'effettuazione di comunicazione istituzionale dalla convocazione dei comizi elettorali e referendari fino alla chiusura delle operazioni di voto". 

L'ARCHIVIAZIONE DEL CORECOM. Nella delibera, datata 1 dicembre 2016, l'Autorità precisa "di non condividere le valutazioni formulate dal Comitato regionale per le comunicazioni del Veneto in ordine all’insussistenza della violazione del divieto di comunicazione istituzionale da parte dell’Amministrazione comunale di Padova". Il riferimento è alla nota del 18 novembre scorso, con la quale il Corecom aveva trasmesso gli esiti del procedimento istruttorio avviato nei confronti del Comune di Padova a seguito della segnalazione del consigliere regionale Piero Ruzzante (autore della denuncia), rilevando che "dalla pubblicazione oggetto della segnalazione non emergono modalità e contenuti informativi non neutrali sulla portata dei quesiti in quanto vi è assenza di qualsivoglia riferimento ai temi della campagna referendaria in corso".

LE GIUSTIFICAZIONI DEL COMUNE. L'Agcom non ritiene sufficiente neppure la nota del 15 novembre 2016, nella quale il Capo del Settore Gabinetto del sindaco, Andrea Recaldin , parla di "imprevisti ritardi" che "hanno portato alla dilazione dei tempi della effettiva distribuzione del notiziario al domicilio dei cittadini", precisando che "la procedura è stata avviata e conclusa con l’aggiudicazione e la stipula quando non era stata ancora resa nota la data di indizione del referendum"; Recaldin scrive, inoltre, che "si evidenzia con chiarezza che trattasi di un notiziario di contenuto meramente informativo alla cittadinanza, contenente dati, numeri e notizie sui servizi resi e i risultati raggiunti che, in nessun modo possono essere, direttamente o indirettamente, posti in collegamento con i quesiti oggetto di consultazione referendaria".

OPUSCOLO DIFFUSO IN PIENA CAMPAGNA. Secondo l'Autorità per le Garanzie nella Comunicazione, "l’iniziativa oggetto di segnalazione ricade nel periodo di applicazione del divieto, in quanto l’opuscolo oggetto di segnalazione è stato distribuito ai cittadini residenti del Comune di Padova a partire dal 3 novembre 2016" (la data di indizione del referendum coincide con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 227 del 28 settembre 2016 del decreto del Presidente della Repubblica del 27 settembre 2016).

FOTO DI SINDACO E ASSESSORI. Inoltre, "non ricorre il requisito dell’indispensabilità ai fini dell’efficace assolvimento delle funzioni proprie dell’Amministrazione in quanto le informazioni contenute nella predetta pubblicazione, pur non essendo riferite a questioni attinenti al quesito referendario, non sono in alcun modo correlate all’efficace funzionamento dell’ente e ben potevano essere diffuse in un momento successivo alla conclusione della campagna referendaria. Quanto al requisito dell’impersonalità della comunicazione - si precisa nel testo della delibera - si rileva che l’opuscolo 'Padova - Bilancio sociale 6/2014-6/2016' riporta il logo dell’ente e numerose foto del sindaco e degli assessori".

SUL SITO DEL COMUNE. L'Autorità ha ordinato al Comune di Padova di pubblicare sulla home page del proprio sito istituzionale, entro tre giorni dalla notifica dell'atto, e per la durata di due giorni, un messaggio recante l’indicazione dell'avvenuta violazione.

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