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Prandina, è ancora battaglia nella maggioranza: «Fake news e ambientalismo ideologico»

Duro attacco dall'associazione da cui è nata la lista civica del sindaco ai comitati e Coalizione Civica, che continuano invece a spingere per un parco al posto della ex caserma

«Prandina, stop a propagandistiche fake news, ammantate da apparente scudo giuridico. Rispolverare una legge di oltre mezzo secolo fa, facendola credere attuale, è l’ultima trovata di chi si barrica dietro un vetero ambientalismo di carattere ideologico». I rappresentanti di AmoPadova, l'associazione da cui trae ispirazione la lista civica del sindaco Sergio Giodani attacca direttamente quella parte della maggioranza, vicina a Coalizione Civica (anche se tra loro ci sono molti fuoriusciti) che continuano a chiedere che al posto dell'ex caserma debba soregere esclusivamente un parco. Per sostenerlo, venti tra associazioni e comitati cittadini capitanate da Urbanistica e Contesto hanno tirato fuori la legge 542 del 10 luglio 1971.

Le legge

«E' composta di 2 soli articoli - replicano da AmoPadova - e testualmente dice che è autorizzata la vendita a trattativa privata a favore del Comune di Padova, per il prezzo di lire 760 milioni, da corrispondersi in tre rate annuali di pari importo, di cui la prima contestualmente alla stipula del relativo contratto, e le rimanenti nei due anni successivi, di una porzione pari a circa 49 mila metri quadrati dell'immobile militare denominato Caserma Prandina, sito in detta citta. E' fatto obbligo al Comune di Padova di destinare l'immobile a parco pubblico. Ora sono passati ben 52 anni e nel frattempo è cambiato il mondo, ed anche Padova si è trasformata non poco, per cui già il solo buonsenso dice che non è applicabile oggi quanto pensato all’alba degli anni 70. Ma soprattutto non occorre essere fini giuristi per capire che quella leggina è inapplicabile oggi, in quanto nessuna delle previsioni contenute in quel testo si è verificata».

Le condizioni

«Non c’è stata alcuna vendita bensì una permuta. I valori di tale permuta non sono assolutamente paragonabili col prezzo indicato nella leggina e in virtù della permuta, allo Stato è stata assegnata un’area importante per costruire la nuova Questura. In più - insistono - la porzione di area ceduta dal Demanio è di un terzo circa più piccola rispetto a quella prevista nel 1971, oltre ad essere del tutto imparagonabili poi le condizioni di pagamento. Sorge peraltro anche il dubbio che il fine di quella leggina - grazie ad una parziale cessione dell’area in allora - si sia già esaurito con la realizzazione del “parco cavalleggeri” che si affaccia su Corso Milano. Nel frattempo, comunque il contesto urbanistico è radicalmente cambiato e fra l’altro la dotazione di verde pubblico della città è enormemente cresciuta.

No a solo parco

«E evidente, dunque, l’infondata strumentalizzazione dei pro “tutto parco”. Non solo. C’è un ulteriore argomento: quella leggina non sanciva l’”esclusività” della destinazione a parco, per cui non vietava la coesistenza anche di altre destinazioni. Tant’è che gli edifici vincolati non potranno certo essere abbattuti per destinare tutta la superficie a verde. E per converso noi non pensiamo al parcheggio quale destinazione principale dell’area. Ma ciò non significa escluderne la realizzazione in funzione accessoria. Ed infatti, noi riteniamo che alla destinazione principale a verde pubblico attraverso l’ampliamento del parco delle mura, possano affiancarsi nuove funzioni socio-culturali per gli edifici vincolati, e che l’accessibilità al parco ed a tali funzioni possa essere garantita da un parcheggio interrato che impedisce consumo del suolo e consente la fruizione dello spazio e del verde in superficie. Il quale svolgerà anche funzione di filtro per l’accesso al Centro: unico modo per sostituire il garage a cielo aperto di piazza Insurrezione. In tal modo la Prandina diventerà una grande occasione di virtuosa trasformazione, nella direzione di un vero ambientalismo urbano, per una città che si modernizza senza perdere la sua vitalità ma anche senza restarne vittima. In questo senso anche i richiami ad Agenda 21 sono fuorvianti e contrati al vero, perché non venne approvato nessun documento finale proprio per i distinguo sul parcheggio. Gli spazi di dibattito ci sono stati; ora il Sindaco tiri le fila per avviare in concreto l’iter di questa auspicata rigenerazione».

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