Essere anziani al tempo del Coronavirus: ecco cosa possiamo fare per loro

In centro pochissime persone da quando sono cominciate le restrizioni, per lo più anziane. Ci siamo chiesti perché e abbiamo domandato all'ass. Nalin come fare per dar loro una mano: «Messi in campo servizi straordinari»

C’è chi li descrive come quelli con “le mani sulla città”, “i padroni delle strade”, “i senza paura”. Il richiamo a titoli dei film anni settanta da l’idea che le questioni generazionali non passino con la maggiore età, anzi. Così, ai tempi del Coronavirus, dopo la prima settimana in cui tutta la provincia di Padova è sotto le rigide restrizioni decise dal Governo, hobby generalizzato diventa quello di controllare chi non rispetta le disposizioni. Tra le “categorie” maggiormente criticate e finite nell’occhio del ciclone, soprattutto sui social, oltre a runner, padroni di cani,  ci sono finiti anche i tanti, tantissimi anziani che vivono tra città e provincia. Perchè? Perchè se ne vedono molti, moltissimi in giro. Ma mica a gruppi che ridono e scherzano, soli. Se ne vedono è vero, ma sempre da soli. 

Social

Se già in tempi “normali” riversare senza freni i propri pensieri senza fermarsi troppo a pensarci su, è sport assai praticato, figuriamoci oggi in cui si è costretti a casa a causa dell’emergenza Coronavirus. Così “i vecchi” fotografati per strada sono spesso dipinti come degli irresponsabili, dei menefreghisti, gente che tanto ha vissuto quindi “chi se ne frega degli altri”. Chi scrive, che per la professione che appunto fa, passa cinque ore in pieno centro, ne ha incontrati tanti. Non tantissimi, ma di certo le persone che si incrociano, tenendo sempre quella giusta distanza che non impedisce però lo scambio di un sorriso o di un saluto, non hanno lo sguardo di chi non gli importa nulla. Hanno invece, lo sguardo di chi è da solo. Gli occhi di chi non ha nessuno. Questo è lo sguardo che hanno. E hanno paura anche loro.

Solitudine

Così dopo aver chiesto con garbo ma con grande interesse a molti di questi perché fossero in giro, la convinzione si è rafforzata. Escono per comprare le poche cose di cui necessitano ogni giorno. Comprano il giornale, perché si informano attraverso quelli, come hanno sempre fatto. Nonni smart sappiamo tutti esserci, ma non sono la maggior parte. Non lo sono. Noi che invece smart siamo, sappiamo bene che il comune di Padova ha messo in piedi diversi servizi per ovviare a queste difficoltà che erano evidentemente state previste.

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«Abbiamo adattato certi servizi alle necessità dei tempi - spiega l’assessora al sociale Marta Nalin -  pensiamo ad esempio al Progetto Antenna 19, che fa sì che sia telefonicamente che direttamente siano raggiunte tutte quelle persone che non hanno nessun parente o rete familiare che li sostiene. Da alcuni ci siamo recati direttamente e suonato al campanello per presentare le opportunità che ci sono. La spesa a casa ad esempio, un servizio indispensabile che noi offriamo a tutti quelli che hanno bisogno. Se è poi un bisogno legato alla mobilità c’è una rete di volontari che si attivano immediatamente». Come rispondono le persone che contattate? «Ci sono degli educatori che chiamano a casa persone sole, che non hanno neppure parenti nel comune di Padova e ne individuano i bisogni. A quel punto ci si attiva. E’ tutto molto rapido, il nostro è il primo comune che mette in atto questo tipo di iniziative, che non riguardano solo gli anziani. Abbiamo attivato servizi anche per i giovanissimi, cercando di proporre contenuti e la possibilità per i giovanissimi di entrare a far parte di gruppi di discussione gestiti da operatori chiaramente preparati a fare questo».

Contatto diretto

E’ molto importante contattare direttamente chi ha bisogno anche perché non è così scontato che tutti sappiano che ci sono queste opportunità. «Bisogna pensare a tutti. Abbiamo dovuto trasformare i servizi sociali in servizi virtuali, quindi è chiaro che la rete è il primo passaggio. Sappiamo però che soprattutto una certa fascia di persone non usa questi strumenti, per questo chiamiamo a casa. Ma andiamo anche a citofonare direttamente se non abbiamo il numero». L’assessora a questo punto lancia un messaggio che coinvolge tutti: «Questo è un momento in cui ci si deve aiutare, si può stare vicini anche se non fisicamente. Quindi l’invito che facciamo come assessorato e come amministrazione comunale è quello di aiutare chi ha bisogno. Lo si può fare agendo secondo le prescrizioni del decreto. Se nel condominio o nella via dove abitiamo c’è chi ha bisogno gli si faccia delle commissioni o semplicemente un po’ di spesa, mettersi a loro disposizione è un servizio straordinario che si rende a tutta la comunità».

Padova deserta coronavirus-2

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