Comune di Padova, approvato in Giunta il Reddito di Inclusione Attiva

Il Comune di Padova approva la prosecuzione e l'estensione dei progetti regionali finalizzati all'inclusione e al reinserimento sociale e/o lavorativo, ovvero il Reddito di Inclusione Attiva, Sostegno all'Abitare e Povertà Educativa

Confermato: il Comune di Padova approva la prosecuzione e l'estensione dei progetti regionali finalizzati all'inclusione e al reinserimento sociale e/o lavorativo, ovvero il Reddito di Inclusione Attiva (R.I.A.), Sostegno all'Abitare (So.A.) e Povertà Educativa (P.E.).

Importi

La Giunta ha approvato un progetto di destinazione dei Fondi regionali per la sesta annualità, per la quale la Regione Veneto ha stanziato, per l'Ambito territoriale di Padova (ex Ulss16), ovvero 28 Comuni, i seguenti importi:

  • 500.805,65 euro per Reddito di Inclusione Attiva e Sostegno all'Abitare (come da DDR n. 24 del 27/09/2019);
  • 45.718,12 euro per Povertà Educativa (come da DDR n. 24 del 27/09/2019);
  • 12.200,86 euro per integrazione DGR 1106/2019 (come da DDR n. 43 del 30/12/2019);
  • 222.640,00 euro per Fondo emergenza Covid-19 (come da DGR n. 442 del 07/04/2020);

Il progetto presentato, in linea con quelli degli ultimi anni, favorisce una tipologia di intervento che privilegia la valorizzazione della persona, sostenendo progetti che per prevenire ed affrontare i casi a rischio di marginalità sociale, prevedono interventi multidimensionali e la costruzione di un sistema di rete con la partecipazione di diversi attori sociali (associazioni, cooperative, privati, ecc.), mettendo al centro la persona e la sua attivazione.

Il commento

Spiega l'assessora Marta Nalin: «Anche quest'anno il nostro Comune, capofila di un ambito territoriale più ampio costituito dai 28 comuni dell'ex Ulss 16, può beneficiare di questi fondi regionali. L'emergenza che stiamo vivendo ha però delle conseguenze di portata epocale. Mai nella storia recente ci siamo trovati a far fronte ad una crisi di questo tipo, con conseguenze inedite per tutti. Per questo motivo ci saremmo aspettati un investimento più sostanzioso per far fronte alle nuove povertà determinate da questa emergenza. Ma la Regione Veneto, nei giorni scorsi ha previsto solo 222.640,00 euro - divisi appunto su 28 Comuni - in più in questo capitolo per far fronte all'emergenza Covid. Inoltre, ad oggi sono ancora poco chiare le modalità con le quali potremo investire questi soldi. Lo dico chiaramente: questi soldi sono pochi e vogliamo sperare siano solo un primo passo. La Regione in questo momento dovrebbe fare scelte chiare e precise perché tutti i Comuni stanno vivendo grosse difficoltà a progettare e programmare al meglio il futuro in questa incertezza. L'aumento e la trasformazione dei bisogni deve determinare un investimento maggiore nel sociale, settore che si è rivelato strategico e centrale in questo momento critico. Basti pensare che, ben prima dell'emergenza Covid e per semplice effetto della contingente crisi economico-finanziaria, negli ultimi anni si è registrato un significativo incremento di istanze provenienti da parte di nuclei familiari e singoli in situazioni di disagio economico o sociale, dovuti principalmente ad un lungo stato di disoccupazione/inoccupazione. Anche i dati sulla povertà secondo l'ultimo rapporto ISTAT (del 18/06/2019) non erano certo incoraggianti e l'incidenza della povertà relativa familiare nella regione del Veneto si è ulteriormente aggravata passando da 6,1 % nel 2017 a 7,9 % nel 2018. Il mutamento socio-economico in atto ha fatto però emergere nuove forme di povertà in aggiunta a quelle tradizionalmente intese, che coinvolgono soprattutto le persone più giovani con figli piccoli e lavori precari o partite Iva. Per la nostra amministrazione, come dichiarato già dal Sindaco, il sociale, la scuola e la cultura sono settori strategici da cui ripartire, con la consapevolezza che sono connessi con tutti gli altri settori di competenza comunale e serve un lavoro condiviso per definire un piano di azione che coinvolga tutti gli ambiti di intervento. Continuiamo a lavorare e a fare del nostro meglio, ma serve veramente che tutti gli attori istituzionali facciano la loro parte senza badare troppo al colore politico: dobbiamo mettere al centro la ripresa e la ripresa deve essere basata sulle persone. Altrimenti ne pagheremo le conseguenze per molti anni e, per il nostro ruolo ma anche per la collettività intera, non possiamo permetterci di fare la parte di quelli che sono stati a guardare».

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