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Assistenti sociali in sciopero all'Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Padova: «Tanto lavoro, poco personale»

Lamentano la situazione al collasso, per mancanza di personale, del loro ufficio, da qui la protesta che oltre che a Padova si è svolta anche a Treviso e a Venezia, con i lavoratori supportati e sostenuti da diversi delegati della Cgil, della Uil e di USB

«Si parla tanto di misure alternative al carcere, che è poi l'obiettivo del nostro del lavoro, trovare delle strade diverse dalla detenzione per avviare percorsi di recupero delle persone che delinquono, poi però non ci si da gli strumenti per poterlo fare. Sono anni che faccio questo lavoro, proprio in questi uffici. Già nel 2016 avevamo protestato per gli stessi motivi, mancanza di personale. Un divario tra quello che sarebbe necessario, e la realtà, che è evidente anche solo guardando quanti siamo a lavorare qui». Sono le parole di una delle assistenti sociali che questa mattina dalle 10.00 alle 12.00 hanno dato vita a un'assemblea e un presidio davanti all'Ufficio Esecuzione Penale Esterna (UEPE) di Padova, in Viale della Navigazione Interna 38. A protestare sono proprio le e gli assistenti sociali che hanno in carico chi è sottoposto a procedimento penale. «Più di duemilacinquecento pratiche ogni anno, ma il personale è davvero ridotto», lamenta un'assistente sociale che è anche Rsu. «Non si comprende che questa situazione fa venire meno quella che è la qualità che ci deve assolutamente essere in un lavoro come questo. Noi ci occupiamo di persone, ogni pratica rappresenta una vita. Bisogna potersene occupare come si deve, altrimenti diventa difficile». Lamentano la situazione al collasso, per mancanza di personale, del loro ufficio, da qui la protesta che oltre che a Padova si è svolta anche a Treviso e a Venezia, con i lavoratori supportati e sostenuti da diversi delegati della Cgil, della Uil e di USB. «Con la riforma Cartabia la mole di lavoro aumenta ancora, qui abbiamo bisogno di risposte, di soluzioni. Abbiamo scritto al Ministero, alla Procura, a tutti. Qualcuno si deve assumere la responsabilità di dirimere questa situazione che si aggrava sul personale ma anche sui cittadini che hanno bisogno che questo servizio funzioni», chiosa Massimo Zanetti della Uil. 

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