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A Roma la Lega vota l'autonomia della capitale. Salta quella del Veneto, Stefani finisce sotto processo

Il coordinatore regionale del Carroccio ha votato in commissione un primo passaggio del progetto di legge. Bano: «Il Veneto aspetta da 50 mesi e poi per Roma si vota in 20 minuti. Serve confronto interno immediato»

Scoppia la bomba autonomia. Roma si, Veneto no. E con il voto della Lega e del coordinatore regionale e parlamentare Alberto Stefani. Ieri 20 aprile la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ha dato, con voto unanime, il primo via libera ad un importante progetto di legge di riforma costituzionale in tema di autonomie. Un tema che però non riguarda il Veneto, ma la capitale. Una legge che potrebbe attribuire a Roma Capitale i poteri legislativi propri di una Regione. Il “problema” per chi crede nell'autonomia è che la legge che concede maggiori autonomie a Roma sia passata in Commissione con il pieno consenso della Lega. E in quella Commissione, alla Camera, siede Alberto Stefani, il commissario della Liga Veneta nominato da Matteo Salvini.

Villanova

Il primo a sbottare è stato Alberto Villanova, presidente del gruppo Lega-Liga Veneta nel Consiglio regionale del Veneto: «Grazie al contributo del Pd, correlatore del provvedimento, a Roma è stata approvata la riforma costituzionale per dare più poteri a Roma capitale. Tanta solerzia e velocità è encomiabile: Roma ha ottenuto in venti minuti quello che noi aspettiamo da oltre 50 mesi. Sarebbe bello però che i dem e i 5 stelle, che detengono la presidenza della commissione, mettessero lo stesso impegno per approvare, finalmente, anche l’Autonomia del Veneto».

Franco

Paolo Franco, ex senatore della Lega nord e responsabile del comitato per l’autonomia del Veneto replica così: «Villanova dovrebbe informarsi e leggere nei resoconti della commissione la dichiarazione del capogruppo leghista, Igor Iezzi, il quale, altrettanto rapidamente, preannuncia il voto favorevole del suo gruppo senz’altra osservazione. Inoltre, sempre Villanova, dovrebbe chiedere ai due leghisti veneti membri della Commissione stessa le motivazioni di questo atteggiamento: si tratta di Ketty Fogliani e di Alberto Stefani, il quale, per giunta, è anche commissario regionale veneto della Lega».

Bano

A calcare la mano oggi torna Marcello Bano (in foto in basso), che due mesi fa sembrava a rischio espulsione dopo aver criticato la scelta di Francesco Peghin candidato sindaco a Padova (invece gli è appena stata rinnovata la tessera): «E' un fatto gravissimo – sostiene il sindaco di Noventa Padovana - .C'è un mandato popolare che i veneti hanno dato ai parlamentari che è stato completamente disatteso. Su questa vicenda chiedo un confronto immediato, perché non è possibile che in venti minuti si licenzi un testo su un comune che ha un dissesto finanziario come Roma e in 50 mesi non riusciamo ad ottenere risultati per il Veneto? Inaccettabile»


 

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