Autostrade per l'Italia: rischio cassa integrazione per 4357 lavoratori. E c'è l'incognita rinnovo concessione

Tra questi anche i dipendenti del tronco autostradale che porta da Bologna a Padova. Il delegato sindacale: «Traffico calato del 70%, il rischio cassa integrazione è concreto.

Lo abbiamo contatto qualche giorno fa, Alberto Daddese. E’ delegato Uil trasporti Emilia Romagna. Vista come sezionata nei cosiddetti tronchi, la rete autostradale italiana, Daddese rappresenta i lavoratori della A1, la Bologna - Canosa; Bologna Padova e Bologna Cattolica per quanto A13 e A14. L’azienda, guidata dalla famiglia Benetton, chiede la cassa integrazione per 4357 lavoratori. Stiamo parlando di personale tutto con contratto a tempo indeterminato suddivisi nelle varie sedi.

Autostrade

Al 23 marzo ai lavoratori è stato chiesto di “consumare” tutti permessi e ferie dovute. Questo per poter eventualmente accedere alla cassa integrazione. «Il primo impegno dell’azienda sarà far azzerare le ferie, si aderisce a quel punto alla cassa integrazione. Che c’è stato un calo del traffico, tra il 50 e io 70%, è sotto gli occhi di tutti. Questo ci dice che tante famiglie non solo non potranno godere delle ferie quando vorranno ma si troveranno anche a dover fare un periodo di cassa integrazione. Non un bel quadro, gli si prospetta».

Sindacati

Come si dice in questi casi, vi siete trovati con le mani legate: «Non eravamo obbligati a firmare l’accordo ma se non lo avessimo fatto l’azienda si sarebbe trovata a gestire da sola tutto il processo di cassa integrazione senza la mediazione della controparte sindacale a tutela dei lavoratori. Abbiamo preferito, con la disponibilità dell’azienda, condividere i principi con la quale attuare la cassa integrazione. Abbiamo spinto per una reale rotazione del personale coinvolto per garantire equità tra i lavoratori, per gestire al meglio la ricaduta economica che il lavoratore avrà. Siamo nell’ottica di una forbice che va dal trenta al quaranta per cento dello stipendio, sempre facendo presente che la busta paga di un lavoratore è condizionata dai turni festivi, notturni, dai premi produzione e tante altre voci che ne compongono la busta paga. Ci siamo trovati anche a mediare sulle soluzioni per rendere il servizio al cittadino, perché c’è da pensare pure a quello».

Coronavirus

Per quanto calato, traffico ce n’è: «La prima cosa è garantire l’assistenza agli utenti che utilizzano la rete autostradale. Garantire almeno una presenza per ogni stazione dove è assicurata la presenza di un operatore». Certo che vista da un casello, questa emergenza… «Si muovono meno mezzi, si produce meno, il Più crolla. L’impatto sulla rete produttiva italiana preoccupa non poco anche noi. Al di là del problema delle autostrade c’è un problema Italia, di conseguenza anche dei lavoratori che poi sono i cittadini». Per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori, in un momento così difficile, com’è la situazione? «Noi ci siamo già mossi, come organizzazioni sindacale e azienda sulle procedure di attuare per la sicurezza sul posto di lavoro. L’operatore deve fare solo attività interne e intervenire in caso proprio di acclarato bisogno. Sotto questo punto di vista siamo stati chiari su come bisogna comportarsi. Vale lo stesso per chi lavora negli uffici in direzione dove sono state ridotte le attività. Tutte le aree sono dotate di misure a protezione del lavoratore. Il lavoro agile, lo “smart working” per chi fa comunicazione, marketing, gli amministrativi. Il casellante lo fa già di fatto, sulla A13 molti fanno già questo tipo di lavoro».

Futuro?

Che cosa si sente di augurare per il futuro? «L’auspicio come sindacalista è che tutto come questo rientri nel più breve tempo possibili. La cassa integrazione infatti finisce la prima settimana di Maggio. Ma se continuano ad esserci questi numeri i tempi si prolungano e lo scenario e non oso immaginarlo. Saremmo costretti a ulteriori sacrifici. In questa fase di transizione ci deve essere l’impegno serio che i sacrifici dei lavoratori siano accompagnati dallo stesso atteggiamento dall’azienda».

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Ponte Morandi

Per Autostrade per l’Italia c’è pure l’incognita del rinnovo della concessione: «Questa emergenza si aggiunge a una serie di difficoltà venute dopo la caduta del ponte Morandi e la spada di Damocle del non saper se la concessione sarà confermata non ci lascia certo tranquilli. Il rinnovo della concessione vorrebbe dire continuità nel lavoro. Se viene tolta potrebbe essere pericoloso e dalla cassa integrazione si potrebbe passare alla disoccupazione. Oggi per il lavoratore autostradale le preoccupazioni sono tante: salute, economica e il futuro. Se non ci sarà chiarezza e continuità nelle concessioni rischiamo di rimanere tutti a casa».   

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