Bios Lab, lo spazio murato e le scelte della politica

La politica si interroga a cose fatte sul sequestro dei locali in via Brigata Padova, da sei anni sede del Bios Lab e di proprietà dell'Inps che rivuole indietro l'intero stabile

Il sequestro dei locali in via Brigata Padova, da sei anni sede del Bios Lab, associazione che promuove eventi culturali e sociali arriva a sorpresa nella mattinata di martedì 18 agosto. Lo stabile, vecchio e vuoto per lo più, è di proprietà dell’INPS che lo rivuole indietro. Quella del quartiere Palestro è una storia ricca di episodi di questo tipo, dove a spazi abbandonati c’è chi ha voluto rispondere cercando di dar loro nuova vita. Nello specifico, al netto delle due attività commerciali che erano presenti fino a non troppo tempo fa ma che hanno dovuto chiudere visto che il canone d’affitto richiesto dai proprietari dell’immobile, l’Inps appunto, non era più sostenibile, è rimasto poco altro a tenere vivo questo spazio altrimenti abbandonato nel cuore del quartiere Palestro.

Assessori

Quando si è sparsa la voce che col supporto della questura un’azienda di San Donà è arrivata a murare porte e finestre, sono giunte sul posto anche le assessore Marta Nalin e Chiara Gallani. Ecco cosa ha detto l’assessora al sociale: «Sono spazi di proprietà dell’INPS, noi come Comune non abbiamo spazi nel quartiere. Il dispiacere -spiega Nalin - è grande, perché chiude un presidio importante: era lì dal 2014 ed erano state organizzate moltissime attività anche in collaborazione coi residenti e i negozianti, e in più aveva una biblioteca molto ricca. Stiamo lavorando perché le istituzioni mettano le loro proprietà a disposizione della città. A un simile provvedimento non ci si può opporre, ma ripeto che è un vero peccato che chiuda uno spazio così importante». Sulla questione è intervenuto anche l’assessore Diego Bonavina che da qualche settimana ha la delega alla sicurezza: «Si tratta di un provvedimento dell’autorità giudiziaria su cui non abbiamo competenza. Personalmente sono sempre dalla parte della legalità, e quindi se il provvedimento è legittimo non ci si può e deve opporre. Sono però altresì dell’idea che un’amministrazione comunale debba fare in modo che associazioni con un’importante valenza sociale abbiano un posto legittimo in cui stare, quindi chi ne sa più di me può far sì che si trovi una soluzione in merito».

Sgomberi e politica

Degli sgomberi compiuti sotto questa amministrazione, sicuramente  più di quanti fatti dalle amministrazioni precedenti, Bitonci compreso, la cosa curiosa è che riguardano realtà che interagiscono da tantissimo tempo con la vita della città e che hanno condiviso percorsi anche con Coalizione Civica: gli esempi di Casetta Berta, della Clac e ora di Bios Lab che promuove addirittura iniziative insieme anche all’Università sono quelli di certo più lampanti. Se di un’operazione del genere non era al corrente il Comune, sarebbe molto grave perché l’amministrazione deve sapere come viene gestito l’ordine pubblico in città, visto che si è scelta la via della militarizzazione di una via per murare dei locali. Non è pensabile quindi che almeno il sindaco non ne fosse a conoscenza. I precedenti in casi simili ci dicono che il sindaco Sergio Giordani è sempre stato informato prima dal Questore. Sarebbe una novità non fosse andata così questa volta. Se invece, come appunto pare scontato, a Palazzo Moroni si era a conoscenza dell’azione, la questione davvero cambia.

Bios Lab

Tra i più attivi al Bios Lab anche il ricercatore di origine iraniana, Omid Firouzi che raggiungiamo al telefono mentre si trova in Iran: «Questa secondo me è una aggressione a una certa idea di città, che anche Bios Lab, con Coalizione Civica e tante associazioni portano avanti. Questa è una aggressione alla parte viva della città. Basti pensare alle attività che qui si facevano: sportello per supporto legale che ha seguito quasi settanta richiedenti asilo, una biblioteca che produce discussioni e incontri sui grandi temi del nostro tempo. Sono venuti scrittori di fama internazionale, docenti universitari, intellettuali, ricercatori. E’ un attacco ai nostri progetti e a una certa idea di Padova». Alla domanda sul cosa succede ora, Firhouzi risponde così: «Materialmente noi lanciamo un appuntamento per settembre per tutti quelli che hanno sostenuto, direttamente o indirettamente, quindi fatto vivere, il Bios Lab. Un appuntamento da cui faremo ripartire i percorsi che già erano attivi in via Brigata Padova». Ma a voi l’Inps aveva detto qualcosa? Vi aveva avvertivo che si correva questo rischio? «Noi intanto denunciamo quello che è successo. A noi l’Inps non ha detto nulla, gli ultimi contatti con loro ci sono statiquattro o cinque anni fa. Poi più nulla. Noi avevamo fatto una proposta al Presidente regionale dell’Inps che l’aveva accettata. Tecnicamente la regolamentazione cadde per indisponibilità del comune, anche allora amministrato dal centro sinistra».

Scelte

Questa vicenda, l’utilizzo della forza pubblica per risolvere questioni che la politica è incaricata di dirimere, non è come facilmente e spesso si arriva a dire, il fallimento della politica stessa che non sa più risolvere le questioni e quindi si affida alle questure, ma al contrario è più probabilmente l’affermazione della politica che si vuole fare. Una politica che sceglie di risolvere le questioni nascondendosi dietro al pretesto della “legalità”, «non si può stare in un luogo senza pagare l’affitto», che detto così è ovvio che suona inoppugnabile se non si specifica che il luogo in questione è in realtà uno spazio vuoto, che cade a pezzi e che proprio scegliere di dargli una vita è un modo per salvarlo. Sarebbe quindi semplice fare dello spirito e prevedere al posto di quello stabile un altro bel supermercato, mentre la realtà più probabile è che l’Inps possa trarre benefici dalla vendita dell’edificio a chi ha interesse a costruire nel quartiere. Storicamente un rione popolare che piano piano si sta cercando di trasformare in qualcos’altro dimenticandone il tessuto sociale attorno al quale è cresciuto anche come comunità.

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