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Fabio Bui: «L'unico antidoto contro il Coronavirus è il senso di responsabilità»

«Un atteggiamento da “mors tua, vita mea”, ma non potrebbe essere diversamente se sono incomprensibili gli stessi criteri di scelta dei settori sacrificare rispetto ad altri»

«Ci risiamo: l’appuntamento con i Dpcm è tornato. Un appuntamento a cui assistiamo con naturale apprensione in attesa di verificare in che modo le disposizioni graveranno nella vita quotidiana di ciascuno di noi: se la nuova chiusura andrà a impattare con la scuola dei nostri figli, con il nostro lavoro, con le nostre attività», a scrivero è Fabio Bui, presidente della Provincia di Padova.

Roulette russa

«Un sospiro di sollievo quando la “roulette russa” del Dpcm ci risparmia, rabbia quando invece la mala sorte ci colpisce con disposizioni imperative. Un atteggiamento da “mors tua, vita mea”, ma non potrebbe essere diversamente se parimenti sono incomprensibili gli stessi criteri di scelta dei settori sacrificare rispetto ad altri. Perché i teatri e i cinema sì, mentre i musei no? Perché i ristoranti sì, mentre i centri commerciali no? Perché le piscine sì, mentre i parchi no? Sono un uomo pratico, sono sindaco da tanti anni e ho avuto modo più volte di scontrarmi con le differenze di classe sociale che sono molto più attuali di quanto si possa pensare. Ed è proprio per questo che il nuovo Dpcm mi preoccupa: il Governo fa una scelta certosina tra i settori da sacrificare e quelli da salvare, tra i lavoratori che ancora potranno continuare a pagare il mutuo per la casa di famiglia e quali invece dovranno valutare di venderla, tra le categorie economiche che potranno continuare a esistere e quelle che spariranno», prosegue Bui.

Disagio sociale

«Tutto questo aumenta il disagio sociale e rischia di consegnare nelle mani di fronde antagoniste e della criminalità organizzata la rappresentazione del disagio e della rabbia, creando disordini e tafferugli nelle piazze. Nei mesi scorsi le attività economiche oggi colpite da questo ultimo decreto, hanno dovuto tutte investire ingenti risorse per adeguare locali e attività alle norme anticovid. Ora agli stessi si chiede un sacrificio che per molti sarà mortale: chiudere nelle ore di maggiore redditività. Redditività che non corrisponde necessariamente ad assembramenti e movida, considerato che la stragrande maggioranza degli operatori è gente seria e responsabile. Per i “pochi furbi” sono altre le procedure per colpirli e chiuderli. Siamo in presenza anche di un altro rischio, che è quello di considerare decreti e ordinanze governative e regionali un “vaccino antivirus”. I provvedimenti sono strumenti per normare la nostra convivenza, non sono “presidio medico”. Oggi il virus ha un solo antidoto efficace: la responsabilità quotidiana e collettiva di ciascuno di noi».

I comportamenti

«L’unico “salvavita” ad ora disponibile sono i nostri comportamenti: è necessario usare sempre e ancora sempre la mascherina, è necessario evitare il contatto fisico, è necessario lavarsi spesso le mani, pulire con maggiore frequenza gli oggetti che usiamo. È necessario evitare gli assembramenti: non si prende il virus a scuola, si prende se non si sta attenti fuori dall’istituto; non si prende il virus al ristorante, si prende se fuori dalla sala ci salutiamo con immutato calore come se nulla fosse. Non si prende il virus in palestra, si prende se non si tiene la mascherina quando si esce perché si è accaldati dallo sforzo o dalla doccia. L’alleato migliore del coronavirus è la leggerezza con cui affrontiamo i dispositivi di prevenzione, non le fasce orarie. È il tempo della responsabilità, non dei distinguo e questo vale per i cittadini, ma ancor più per i decisori politici che, oggi più che mai, hanno la straordinaria possibilità di farci sentire parte di un’unica comunità nazionale e non un “orticello di consenso di parte”. Scontratevi pure nelle stanze romane, litigate duramente tra voi, ma alla fine quando uscite in pubblico date un indirizzo univoco al Paese, su cui tutti ci dobbiamo ritrovare. È il momento di occuparci gli uni degli altri, non di preoccuparci solo del nostro benessere. È tempo di essere realmente responsabili: rischiamo di morire non di Covid, ma di fame e ritorna più attuale che mai quanto ebbi a dire nei mesi scorsi che avremo più falliti che contagiati», conclude Bui.

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