Cadoneghe, fusione di Comuni: un’opportunità per il territorio

Il sindaco Mirco Gastaldon replica alle critiche del centrodestra sul progetto di divenire un'unica realtà comunale con Padova

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

«Stupisce sempre vedere quanto e come si travisi la realtà per meri fini strumentali». Accoglie così le critiche al progetto di fusione fra i Comuni di Padova, Cadoneghe e Vigodarzere avanzate dal centro destra locale il sindaco di Cadoneghe Mirco Gastaldon, capofila dell’iniziativa.

Il primo cittadino decide di fare chiarezza innanzitutto sulla convenzione per lo studio di fattibilità: «Si afferma che tre Comuni di centro-sinistra – dice Gastaldon – si sarebbero coalizzati per far pagare 20 mila euro ai cittadini sotto forma di tasse per un progetto privo di realizzabilità e per di più dannoso per il territorio, quando in realtà gran parte del costo del progetto (il 70%) viene da soldi già stanziati a questo scopo dalla Regione Veneto, che mi risulta essere di colore politico diverso. Nel merito, si vuol far credere che questo tipo di aggregazioni si tramutino in costi più elevati per i cittadini, quando invece si va in direzione esattamente opposta. Tanto che la legislazione nazionale e regionale, e non soltanto 3 Comuni di centro-sinistra, vanno in questa direzione».

L’esempio virtuoso esiste: «Ed è precisamente l’Unione Medio Brenta, nata in tempi non sospetti (6 anni fa) sulla scorta di un progetto politico e amministrativo condiviso da diverse parti in campo, certo meno miopi di quelle che ora si arroccano nel localismo come ultimo baluardo contro i mutati tempi. I servizi messi in comune dall’Unione hanno aumentato l’efficienza degli stessi, e al contempo ne hanno ridotto i costi: è questo il miglior biglietto da visita per la messa in rete e la condivisione secondo l’approccio di città metropolitana. Un’idea che non nasce per rendere qualcuno periferia di qualcun altro, ma per rendere più funzionali e capillari i servizi ai cittadini, eliminare sprechi e inefficienze, accedere a risorse aggiuntive per i bilanci pubblici, ridurre sensibilmente i costi della politica, conferire maggiore velocità al percorso decisionale per opere sovracomunali. Chi non capisce questo è in malafede e va contro la storia: in un momento in cui unioni, convenzioni e fusioni fra enti locali sono incentivate e promosse a livello legislativo, la posta in gioco è alta, così come gli obiettivi: migliorare l’efficienza della macchina amministrativa in una dimensione territoriale ottimale».

Il sindaco aggiunge poi che «lo studio di fattibilità in oggetto non è frutto di improvvisazione, come qualcuno cerca di far credere, ma nasce come diretta conseguenza del percorso di concertazione della programmazione infrastrutturale e dell’assetto del territorio che negli ultimi anni il Comune di Padova e quelli della sua cintura urbana hanno condiviso, percorso grazie al quale è nato anche il P.A.T.I. dell’Area Metropolitana. Qui non stiamo parlando di aggregare territori lontani per storia, cultura e funzioni come sono ad esempio Padova e Chioggia (come qualcuno, peraltro di centro-destra, ha fantasiosamente proposto per salvare l’istituzione Provincia), ma di imboccare con coraggio – prima che sia una riforma legislativa nazionale a imporlo – l’idea di una riforma amministrativa che coinvolga ambiti che sono in stretta comunanza, sotto il profilo del tessuto socio-economico e della contiguità territoriale, con il Comune capoluogo di Provincia. Una riforma amministrativa che parte proprio dalle esigenze del territorio, a differenza di quanto sostiene chi vi si oppone per mancanza di idee e soprattutto di lungimiranza».

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