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Martedì, 30 Novembre 2021
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Caporalato, patteggiamento e razzismo: Adl e Fiom Cgil tornano all'attacco del manager Franceschi

Per i sindacati le dichiarazioni del manager di Grafica Veneta, Fabio Franceschi, rese alla stampa sulla innocenza dei suoi dipendenti e i suoi commenti in merito ai lavoratori pachistani coinvolti «palesano una mentalità razzista del manager»

Fiom, Cgil e Adl Cobas hanno dato appuntamento a mezzogiorno di venerdì 5 novembre, di fronte alla Prefettura, per presentare quelle che sono le intenzioni dei sindacati sulla battaglia intrapresa rispetto ai "lavoratori" sfruttati e schiavizzati da BM Service e impiegati a Grafica Veneta. L'azienda di Trebaseleghe nega di essere stata a conoscenza di quanto avveniva nell'azienda appaltatrice, Bm Service appunto, ma i due manager che sono stati indagati e messi agli arresti domiciliari hanno patteggiato e sono tornato in libertà. Si è molto parlato anche in questa occasione della richiesta di patteggiamento di Giorgio Bertan e Giampaolo Pinton, rispettivamente amministratore delegato e responsabile della sicurezza di Grafica Veneta, accolta dal Tribunale di Padova. Per i sindacati è semplicemente un'ammissione di colpa. 

Molto però si è anche parlato delle dichiarazioni del manager di Grafica Veneta, Fabio Franceschi, rese alla stampa sulla innocenza dei suoi dipendenti e sui suoi commenti in merito ai lavoratori pachistani coinvolti e che fino a luglio hanno lavorato nello stabilimento di Trebaseleghe. Per i sindacalisti quelle dichiarazioni sono contradditorie da un lato, «perché oggi si fa finta di volere i lavoratori veneti ai quali giusto due anni fa si rifiutava un contratto», dall'altra «rendono palese e chiaro quello che è il pensiero, razzista, di Fabio Franceschi, rispetto ai lavoratori stranieri». Su dei cartelli sono state stampate alcune di queste esternazioni rese a diversi giornali dopo il patteggiamento dei due manager. 

«Al patteggiamento si è arrivati attraverso l’ammissione dei reati ascritti ai due dipendenti di Grafica Veneta. La pena di 6 mesi di reclusione è stata commutata in una pena pecuniaria di 46 mila euro, una pena ridicola per i reati a loro ascritti. Bertan e Pinton hanno, cioè, riconosciuto le loro colpe in base ai fatti contestati, solo per avere uno sconto sulla pena e per mantenere il casellario giudiziario pulito. Ed è questo il punto fondamentale della questione e che, invece, sta passando in sordina», fanno sapere Loris Scarpa della Fiom e Stefano Pieretti di Adl Cobas.  Annunciate, inoltre, le prossime iniziative che saranno organizzate sia a Padova che di fronte alla sede di Grafica Veneta, a Trebaseleghe.

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