Casa a colori, Pipitone (IdV): "Un aiuto per sopravvivere ed un progetto per il futuro"

Il capogruppo regionale di Italia dei Valori interviene dopo la rivolta dei profughi che hanno sfasciato la struttura

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

«Aiutiamo “Casa a colori” a sopravvivere. Oltre alle belle parole, servono almeno 30mila euro, e l'attenzione delle istituzioni ad investire sul futuro». Così il capogruppo regionale di Italia dei Valori Antonino Pipitone, nel giorno in cui il destino dei profughi appare deciso: arriveranno i documenti ed una buonuscita di 700 euro, segnali chiari che significano la fine dell'accoglienza e lo stop ad ogni altra proroga.

«Ho parlato con Maurizio Trabuio, il presidente della cooperativa “Città solare” – dice Pipitone – mi ha spiegato che, dopo la rivolta dei profughi che hanno sfasciato la struttura, adesso è dura risalire la china. I danni, aspettando gli ultimi preventivi, dovrebbero aggirarsi sui 60mila euro. Per l'immobile c'è l'assicurazione, ma per sostituire computer, mobili e suppellettili distrutti servono 30mila euro che non sanno come mettere assieme».

«Le istituzioni, Regione in primis, dovrebbero intervenire al più presto, in maniera fattiva e concreta – ribadisce il numero uno dell'IdV padovana – le pacche sulle spalle non bastano, anche se fanno bene al morale degli operatori di “Casa a colori” che, dopo il raid delle decine di rifugiati che reclamavano documenti e la diaria, si chiedono se vale la pena di continuare. Parlerò con l'assessore Sernagiotto, per valutare l'erogazione di un contributo straordinario per sistemare i danni dopo la rivolta, ma anche per creare un fondo apposito che finanzi i progetti come quello di “Città solare”, per uscire dalla logica rigida della casa pubblica».

«Abbiamo bisogno – conclude Pipitone - di “Casa a colori” a Padova e di molte “case a colori” in tutto il Veneto, per fare da ammortizzatore sociale in risposta al disagio abitativo. Qui possiamo ospitare, in modo sicuro e controllabile, italiani e stranieri che hanno una difficoltà temporanea nel trovare alloggio. Creiamo e rafforziamo queste strutture di passaggio, che accolgano, in modo flessibile, famiglie che altrimenti peserebbero sulle liste delle case popolari e dei servizi sociali. Potremmo costruire un robusto tessuto di sicurezza sociale che, mai come in questo periodo, serve al nostro Veneto. In tal senso presenterò una proposta da inserire nel Bilancio regionale 2013, che verrà votato dal Consiglio regionale entro fine mese».

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