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Via libera al Comune di Borgo Veneto, Pd contrario: “Il Consiglio non può fare solo il notaio"

Parere negativo del Partito Democratico alla proposta di legge che ha dato il via libera al nuovo Comune di Borgo Veneto, frutto della fusione tra Saletto, Megliadino San Fidenzio e Santa Margherita d’Adige dove lo scorso dicembre hanno prevalso i sì al referendum per la nascita di Quattroville (nome poi cambiato). Fuori Megliadino San Vitale

“Il Consiglio regionale non può limitarsi a prendere atto del risultato di un referendum consultivo, non siamo chiamati a fare i notai ma a fare delle scelte politiche. Non c’è programmazione né coraggio, questa è una decisione di comodo”. Parere negativo del Partito Democratico alla proposta di legge che ha dato il via libera al nuovo Comune di Borgo Veneto, frutto della fusione tra Saletto, Megliadino San Fidenzio e Santa Margherita d’Adige dove lo scorso dicembre hanno prevalso i sì al referendum per la nascita di Quattroville (nome poi cambiato). Resta fuori Megliadino San Vitale, dove la maggioranza dei residenti ha optato per il no. 

SEGNALE DI INDIRIZZO E PROGRAMMAZIONE

“Avevamo la possibilità di dare un segnale di indirizzo e programmazione a tutto il Veneto, la maggioranza però ha preferito tirarsi indietro. Le ragioni di questa fusione sono molteplici: questi paesi hanno già in comune l’Istituto scolastico comprensivo, il distretto sociosanitario o ancora la gestione associata della polizia locale e dei servizi demografici e sociali. A cui si aggiungono l’unità pastorale e la squadra di calcio. Nessuna di queste ragioni è venuta meno, così come non mancano precedenti in cui si è stabilito di andare avanti nonostante il voto contrario in uno dei Comuni che avevano partecipato al progetto”, spiega il capogruppo Stefano Fracasso, insieme ai consiglieri Graziano Azzalin e Claudio Sinigaglia. “Lo Statuto del Veneto all’articolo 12 comma 1 prevede che la Regione incentivi in via prioritaria le fusioni. Dovremo fare il nostro mestiere di assemblea legislativa, non limitarci a ratificare. L’autonomia che tanto rivendichiamo è la responsabilità di prendere decisioni. Così, inoltre, lasciamo soli i cittadini di quel singolo Comune dove hanno prevalso i no, che avranno meno servizi”.

LEGITTIMITA'

Ma i dubbi del Partito Democratico riguardano anche la legittimità del provvedimento, un progetto diverso da quello su cui si sono espressi gli elettori: “Sono stati chiamati a votare per Quattroville, qua stiamo invece approvando un’altra cosa, cambiando anche il nome. Né Quattroville né Treville, adesso c’è Borgo Veneto. Perciò l’atto che porterà alla nascita di un nuovo Comune con la fusione soltanto di tre è assolutamente impugnabile”.

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