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«Stop al Consiglio comunale online, ora possiamo radunarci dal vivo»: l'attacco di Fratelli d'Italia

Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia attacca: «Ci sembra solo una scusa per colmare il vuoto di strategia e nascondere le diatribe interne alla maggioranza su svariati argomenti e tematiche»

Elena Cappellini, Matteo Cavatton ed Enrico Turrin

Riceviamo da Elena Cappellini, Matteo Cavatton ed Enrico Turrin, membri del gruppo consiliare di Fratelli d'Italia, e pubblichiamo:

«Come gruppo consiliare di Fratelli d’Italia abbiamo in primo luogo presentato una diffida al Prefetto in data 15 aprile 2020 in cui denunciavamo ed esprimevamo il nostro biasimo e totale contrarietà circa l’intenzione del Presidente del Consiglio comunale di Padova, Giovanni Tagliavini, a procedere allo svolgimento dell’adunanza consiliare convocata per il giorno 20 aprile 2020, valendosi delle disposizioni circa la “videochiamata”. Tale azione non è stata doverosamente considerata e dunque coerentemente abbiamo delegittimato fin da subito lo scorso Consiglio Comunale astenendoci dai lavori per protesta ma al contempo assistendo ad una seduta consiliare in “un’aula virtuale” che riteniamo inopportuna ed inappropriata. Oltre alla palese illegittimità della scelta in riferimento all’art 73 del D.L.17, si sono confermate tutte le nostre precise contestazioni che nel documento avevamo indicato, ovvero il venir meno dei diritti e delle potestà dei consiglieri comunali e dell’organo consiliare nel suo complesso, la mancanza dei requisiti minimi di garanzia a tutela della minoranza e l’arbitrarietà delle decisioni da parte del Presidente del Consiglio comunale.

Ebbene, alla luce di tutto ciò e senza dimenticare che lo scorso Consiglio comunale non è stato nemmeno utile alla discussione delle misure economiche e sociali per l’emergenza Covid-19, riteniamo ancora una volta di denunciare la mancata serietà dell’Amministrazione comunale che decide di proseguire con questa modalità autocratica convocando addirittura un Consiglio comunale per il prossimo 25 maggio in cui si discuterà in merito al Nuovo Ospedale. Protestiamo in difesa dei minimi requisiti di un sano e democratico dibattito politico e crediamo che questo atteggiamento totalitario non sia tollerabile considerando anche che con l’entrata nella “fase 2” e prendendo le opportune precauzioni il Consiglio comunale come il Parlamento si possa radunare. Altresì, non è più giustificabile tale scelta con l’emergenza sanitaria che ci sembra solo una scusa per colmare il vuoto di strategia e nascondere le diatribe interne alla maggioranza su svariati argomenti e tematiche. Il Presidente non può trasformare i lavori del Consiglio esclusivamente in una serie di atti di ratifica dell’operato della Giunta senza alcun contradditorio e senza alcuna discussione delle proposte dell’Opposizione».

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