Sotto il Salone, sei "dissidenti" lasciano il Consorzio: la replica del presidente Martin e dell'assessore Bressa

Sei negozianti (sui 52 presenti) escono dal Consorzio formando un comitato spontaneo. La risposta del presidente Martin: «L’amministrazione ci segue e ci supporta, e siamo sulla strada giusta perché il Salone è sulla bocca di tutti». L'assessore Bressa: «Il Consorzio è il nostro naturale interlocutore e noi con loro ci interfacciamo»

Da una parte il Consorzio del Sotto il Salone, che da oltre trent'anni consente con la sua gestione il regolare funzionamento delle storiche botteghe. Dall'altro sei esercenti (dei 52 presenti), usciti dal suddetto Consorzio e costituitisi in un comitato spontaneo chiamato "Antico Mercato Il Salone di Padova". E la "scissione" è servita.

Le accuse

Gli esercenti dissidenti convocano i giornalisti per spiegare le ragioni del loro malcontento in un'estemporanea conferenza stampa. A fare da portavoce è Giovanna Strazzacappa di "Amici miei", con lei la socia Gioia Mantovani, Carla Masin del negozio "Il Papavero", Mirco Antelli dell'"Enoteca Tira Bouchon", Valdimiro Ianne di "Robi Ianne" e Franco Zecchinato della cooperativa agricola "El Tamiso". «L’art 13 dello statuto del Consorzio - a parlare a nome di tutti è Giovanna Strazzacappa - spiega che i solo titolari di azienda possono partecipare al consiglio e eventualmente al voto. Quando c’è stato il momento di votare però erano presenti anche persone con una semlice delega. Questo è già avvenuto più volte» dichiarano ai microfoni. «Si chiede poi di mettere una somma di mille euro, oltre la quota annua di circa settecento euro. I mille euro servono per le spese di marketing, scelta che condividiamo volentieri, ma il progetto delle consegne a domicilio, troppo costoso, è fallimentare. E quello legato al tour operator assolutamente non lo vediamo, questo vuol dire che non funziona». Poi rincarano: «Non c'è visione, progettazione, non c'è soprattutto dialogo e condivisione delle scelte che sono imposte dall'alto e passano con un meccanismo che non sempre è chiaro. Si vota senza sapere che si sarebbe fatto, perché non specificato nell’ordine del giorno». E poi la stoccata finale: «Siamo all’interno di un monumento che ha ottocento anni, non un condominio. Non comprendiamo l’operato e gli obiettivi del Consorzio. La metà del direttivo non è neppure proprietaria d’azienda. Mettiamo in discussione proprio il principio del consorzio, perché non lo fa direttamente il Comune? Chi ha un negozio qui non è detto che abbia le conoscenze per valorizzare questo che è un monumento, non una singola macelleria».

Il Consorzio

Paolo Martin, invece, è il presidente del Consorzio Sotto il Salone. Lo andiamo a cercare mentre lavora nella sua storica macelleria per chiedergli come risponde a queste critiche e alla messa in discussione dell’operato dello stesso consorzio da parte dei 5 fuoriusciti. «Chi parla rappresenta quella parte che alle elezioni di un anno e mezzo fa raccolse il 25% dei consensi. Nonostante la logica qui sia di fare comunque le cose insieme, la loro ostinata posizione da quel momento è stata solo di un tipo, ostruzionistica. Anche l'amministrazione comunale è intervenuta per cercare di convincerli a collaborare ma loro hanno sempre remato contro. Noi continuamo per la nostra strada, perché il Salone non ha più un negozio chiuso, si sta riqualificando alla grande ed è sulla bocca di tutti, quindi siamo nella direzione giusta». Si lamentano di decisioni sbagliate prese in votazioni che ritengono non regolari: «La maggioranza dei negozianti sta andando in una direzione molto precisa, l’amministrazione ci segue e ci supporta. In vista ci sono diversi appuntamenti importanti organizzati appositamente per valorizzare tutti, è questo il momento per una polemica del genere?». Entrando nello specifico, le consegne a domicilio e il progetto del tour operator non piacciono proprio. E neppure che Sotto il Salone si cucini: «Qui nessuno cucina, vengono proposti piatti freddi e ci sono nuove entrate che stanno riscuotendo successo tra i giovani e avvicinano un pubblico nuovo a questo spazio, perché basta passare anche al sabato sera per vedere quanta gente c'è Sotto il Salone anche dopo la chiusura delle botteghe». Le consegne a domicilio dicono che erano troppo care: «È stato un tentativo che abbiamo provato a fare, forse bisognava crederci e sponsorizzarlo di più ma dopo cinque mesi è stato sospeso. Attenzione però: tutta la grande distribuzione lo sta utilizzando. E sul discorso del tour operator devono stare attenti a quelli che dicono».

L'amministrazione

Dal canto suo l'assessore Bressa, più volte chiamato in causa anche se il Salone sarebbe di competenza del collega Micalizzi, ha sintetizzato quello che è il pensiero dell'amministrazione: «Ridare lustro al Salone è un obiettivo a cui teniamo moltissimo. Il Consorzio è il nostro naturale interlocutore e noi con loro ci interfacciamo ma non precludiamo mai l'ascolto di nessuno. Ci avviciniamo a una serie di eventi che porteranno inevitabilmente il Salone al centro della scena, in questa direzione si deve lavorare». 

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