Fase 2, Giordani: «Sto lavorando con tutti gli assessori a un documento per la ripartenza»

Il sindaco elenca sette «priorità che vanno prese in mano subito» e aggiunge: «A Padova servirà un enorme sforzo, una grande capacità di adattamento e tanta creatività per rimettersi in moto al meglio»

Sergio Giordani e gli assessori del Comune di Padova

«Sono certo che ce la faremo, dimostrando ancora una volta di essere una comunità che sa assumersi la responsabilità di agire con criterio e con comportamenti corretti e merita quindi fiducia e scelte conseguenti da parte delle istituzioni ad ogni livello». Sergio Giordani conclude così il suo lungo commento sulla "Fase 2" e il Dpcm governativo.

Il commento

Dichiara a riguardo il sindaco di Padova: «A Padova servirà un enorme sforzo, una grande capacità di adattamento e tanta creatività per rimettersi in moto al meglio in quello che sarà il momento della ripresa. Dovremo tener conto che il benessere della comunità è sicuramente legato alla produttività e all’economia ma non meno importanti sono la qualità delle relazioni e il benessere psicologico dei cittadini che vivono di pane ma anche di rapporti con le persone care (non solo parenti che oltretutto non tutti hanno) e di socialità, necessità che non sono comprimibili per sempre. La salute viene prima di tutto e sicuramente dobbiamo continuare a fidarci dei medici e degli esperti, ma questa sfida immane si vince con la scienza da un lato, unita però alla forte collaborazione di tutta la comunità, come d’altronde hanno dimostrato le scorse settimane. Questi aspetti sono strettamente connessi tra loro, e nessuno dei due può essere trascurato pena il crollo di un efficace strategia di contenimento del virus, per cui serve buon senso, equilibrio e chiarezza nel definire regole chiare che diventino di comune accettazione e patrimonio di tutti perché tengono conto delle esigenze anche emotive delle persone. Per questo il mio consiglio è di avere grande prudenza, grande rigore, ma sicuramente come miglior investimento sul futuro avviare da subito e in tutte le forme possibili una fase di forte collaborazione sociale e una responsabilizzazione individuale e collettiva, perché non si potrà vivere di divieti ancora a lungo e il contributo di senso civico e impegno nel garantire le regole da parte di ciascuno diventerà ancora più decisivo nella fase di “convivenza” con la malattia. Dobbiamo fidarci delle persone, della loro capacità di autocontrollare i propri comportamenti dentro regole certe, chiare, valide per tutti e che non discriminino nessuno. Io mi fido dei padovani e della loro responsabilità e, con il supporto degli scienziati, penso sarà questa la chiave per far arrivare tempi migliori, specie se col virus, come ormai tutti ci spiegano, dovremo convivere a lungo».

Priorità

Sergio Giordani, quindi, annuncia: «Ciò detto e a prescindere dalle oscillazioni della politica, a ogni livello ora è tempo di pragmatismo, unità e tanto lavoro, ed è quello che vogliamo fare a Padova pur tra mille incertezze e difficoltà. Con gli assessori, da giorni, stiamo lavorando a un documento per la ripartenza che renderemo noto entro venerdì, aperto al contributo della comunità, dopo averne discusso con le forze di maggioranza e anche di opposizione perché nei momenti difficili si ragiona assieme pur nella distinzione dei ruoli. I nodi da affrontare sono moltissimi, ma nell’immediato ci sono alcune priorità che vanno prese in mano subito.

  • Questione sicurezza e salute pubblica. Padova dovrà ripartire in sicurezza, nella più attenta osservanza dei protocolli e usando in maniera massiccia i dispositivi di protezione. Come Comune tareremo i nostri servizi il più possibile su questo fondamentale aspetto e col coordinamento di Camera di Commercio e Interporto di Padova stiamo lavorando a una centrale unica di acquisizione di DPI tra le varie Istituzioni per essere efficaci nel proteggere chi dà servizi, chi lavora nel pubblico e le categorie più deboli, senza lasciare indietro nessuno.
  • Questione del benessere dei bambini e dei nuclei familiari con figli. Le persone andranno in ufficio o in fabbrica, ma sono migliaia le famiglie che hanno figli giovanissimi e nelle quali, giustamente, entrambi i genitori lavorano. Su questo non c’è chiarezza se saranno disponibili aiuti, più che auspicabili, da Governo e Regione;  quindi intanto dovremo ragionare a strategie locali, anche nell’interesse del benessere psicofisico dei bambini. 
  • Questione mobilità. Col trasporto pubblico che vedrà la sua capacità ridotta in maniera drastica, non possiamo né immaginare che la gente non si sposti, né di paralizzare la città riversando nelle strade centinaia di migliaia di utenti singoli con il proprio mezzo.  Dobbiamo incentivare la mobilità elettrica, la ciclabilità; l’accessibilità ordinata ed efficace ai vari poli della città è una sfida su cui lavorare intensamente.
  • Crisi economica. Viviamo una situazione critica che non ha bisogno di grandi spiegazioni, specie per molte categorie: bisogna mettere in campo strategie di supporto per quanto possibile e con l’indispensabile aiuto del Governo per non perdere porzioni intere del piccolo commercio che svolge anche una questione sociale dato che fa vivere oltre al centro anche i nostri quartieri evitando che siano ridotti a semplici dormitori. Bisogna allentare il prima possibile le chiusure, in sicurezza e con tutte le cautele del caso. Senza polemiche facciamo tutti il più grande sforzo per farlo presto e lo ripeto, in sicurezza e con procedure rigorose, altrimenti purtroppo per molte attività l’orizzonte potrebbe essere quello di non riaprire più.
  • Solitudine e nuove possibilità di socialità sicura. Come dicevo prima, le persone non possono essere lasciate a casa per sempre, né si può pensare che siano utili a produrre nelle fabbriche e negli uffici ma poi non sentano l’esigenza di avere una vita di relazioni sociali e amicali pur contingentate e attente, data l’emergenza. Servirà usare tutte le possibilità che offriranno le leggi nazionali, nelle varie fasi, per dare modo di avere momenti di contatto sociale nella massima sicurezza.
  • Anziani, povertà nuove fragilità. È una pagina bianca da scrivere, perché non sappiamo ancora quanto e come cambieranno le situazioni delle sacche di indigenza e difficoltà in città. Dalle necessità alimentari, al reinserimento lavorativo, alla cura delle persone sole e anziane all’interno di questa crisi, dovremo immaginare soluzioni concrete pur nei limiti dei conti pubblici  che saranno inevitabilmente in grave sofferenza.
  • Futuro, cultura, attrattività. Tutto il lavoro fatto in questi anni per rendere Padova attrattiva non va sprecato, anche perché permetterlo significherebbe rinunciare alla speranza che presto torneremo a godere delle nostre bellezze e ad accogliere turisti e visitatori. Sono necessarie, anche in coordinamento con tutte le Istituzioni della città, strategie di rilancio dell’immagine, innovative e progressivamente coerenti con l’evoluzione della situazione».

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