La protesta degli avvocati: «Corte d'appello di Venezia, rigetto sistematico pratiche richiedenti asilo»

L’avvocato Maria Monica Bassan, insieme ai colleghi Aurora D'Agostino e Giovanni Barbariol : «Abbiamo constatato una sistematicità di rigetti dei ricorsi da parte della corte d’appello di Venezia. Visto il numero importante di casi, non un problema da poco»

L’avvocato Maria Monica Bassan, insieme ai colleghi Aurora D'Agostino e Giovanni Barbariolo  si sono fatti portavoce di tanti colleghi che si occupano di vicende legate all’immigrazione: «Abbiamo constatato una sistematicità di rigetti dei ricorsi da parte della corte d’appello di Venezia. Visto i numeri importanti, anche se si tratta della vecchia normativa, non un problema da poco».

La protesta

Che azione avete deciso di intraprendere per attirare l'attenzione sul tema?«Abbiamo cercato di interessare i canali istituzionali, l’ordine degli avvocati e i colleghi in genere, che hanno risposto con interesse al problema che stiamo sollevando.Abbiamo così cominciato a stimolare l’autorità giudiziaria, che è quella a cui ci rivolgiamo direttamente. Abbiamo così cominciato a verbalizzare la nostra contrarietà a questa sistematicità di rigetti. I numeri sono chiaramente rilevatori di un atteggiamento che va rivisto».

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Cosa chiedete, di fatto? «Chiediamo maggior attenzione - prosegue l'avvocata Bassan - alla materia, perché tra le altre cose, proprio perché sono vecchie cause, risalenti all’epoca precedente a Minniti, sono persone che sono in Italia da tantissimi anni. Parliamo di persone che hanno una casa in affitto, lavorano, hanno una condizione ormai consolidata. In corte d’appello di Venezia c’è la quasi totalità dei rigetti, ed è l’unico caso in Italia».

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«C’è anche un altro aspetto molto grave. Perché in questo modo - conclude l'avvocata D'Agostino - viene inficiato in maniera pesante il diritto di difesa. Nel momento in cui rigettano il ricorso viene revocato il gratuito patrocinio di cui la gran parte di queste persone usufruiscono. E’ l’unico sistema di farsi difendere. Questo avviene dopo il lavoro dei legali che a quel punto non vengono più retribuiti. E’ una grave lesione del diritto di difesa per le persone meno abbienti».

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