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Domenica, 4 Dicembre 2022
Politica Monselice

Covid Hospital di Schiavonia, Lorenzoni: «Possibile che in due anni la Regione non abbia trovato alternative?»

Alzano la voce in merito anche le consigliere regionali Vanessa Camani ed Elena Ostanel: «Non si possono lasciare 185mila cittadini senza un presidio ospedaliero»

«In quasi due anni di pandemia la Regione, competente in materia di sanità, non ha messo in campo una valida alternativa al Covid Hospital individuato negli Ospedali Riuniti Padova Sud Madre Teresa di Calcutta». Il portavoce dell’opposizione in Consiglio regionale, Arturo Lorenzoni, raccoglie l’appello lanciato dai 44 sindaci della Bassa Padovana che sabato 4 dicembre hanno manifestato silenziosamente davanti allo stesso ospedale di Schiavonia.

Lorenzoni

Lorenzoni ora si impegna a sottoporre la questione nelle sedi opportune, anche alla luce del fatto che da ieri il Madre Teresa non è più dotato del tradizionale pronto soccorso, ma solo di un punto di primo intervento. Quest’ultimo rappresenta «una struttura del sistema di emergenza sanitaria la cui funzione si limita unicamente al trattamento delle urgenze minori e ad una prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità». I pazienti gravi, invece, vengono trasferiti altrove. «Si tratta di una mancanza importante per un presidio ospedaliero che copre l’intero territorio della Bassa Padovana, per un totale di 180mila abitanti», precisa Lorenzoni. Tale “disservizio”, peraltro, finisce per disorientare completamente i cittadini: «Ripongono grande fiducia nella sanità, a maggior ragione in un periodo molto delicato qual è l’attuale. Giustamente, non comprendono la logica di una chiusura di un servizio essenziale, al quale verosimilmente ne seguiranno altre già nei prossimi giorni, come peraltro annunciato dal presidente Zaia». Questi ha dichiarato che nell’ex ospedale di Monselice di via Marconi non possono venire attivati nuovi posti di terapia intensiva a causa dell’insufficienza delle linee che portano l’ossigeno nei reparti. «In quasi due anni - conclude Lorenzoni - l’amministrazione regionale non ha predisposto un piano di riqualificazione dello stabile. O, in alternativa, una programmazione diversa da quella che prevede all’occorrenza la trasformazione di Schiavonia, come di molte altre strutture ospedaliere in Veneto, in Covid Hospital. Bisognava essere lungimiranti, e invece adesso ci ritroviamo nella medesima situazione di ormai tanti mesi fa».

Camani e Ostanel

Alzano la voce in merito anche le consigliere regionali Vanessa Camani ed Elena Ostanel: «Non si possono lasciare 185mila cittadini senza un presidio ospedaliero. La Regione ascolti i sindaci e li coinvolga, finalmente, nella pianificazione: è inaccettabile che dopo quasi due anni per la Bassa Padovana non sia cambiato niente e Schiavonia sia ancora una volta una struttura con esclusiva destinazione Covid. In tutto questo tempo perché la Regione non ha pensato a soluzioni alternative? È preoccupante trovarsi in una situazione del genere, con l’ennesima sospensione delle attività: perché la Regione non si è organizzata, in caso di nuova emergenza, per un’equa distribuzione dei nuovi ricoverati tra le varie strutture della provincia di Padova oppure recuperando uno dei vecchi plessi ospedalieri? Abbiamo presentato già a partire da dicembre 2020 mozioni e interrogazioni sul punto, senza ottenere alcuna risposta. E la stessa richiesta arriva dai sindaci, che sabato hanno manifestato numerosi contro la delibera di Giunta: dovrebbero essere coinvolti sul serio quando si parla di pianificazione sul territorio, in particolare in ambito sociosanitario. È grave che la Regione non abbia preso in considerazione questa ipotesi, optando per la strada più semplice, penalizzando ulteriormente un’area già in difficoltà per la carenza di presìdi sanitari e che si trova, di fatto, senza un ospedale da marzo 2020. È il momento che Zaia dica chiaramente quali sono le intenzioni per il futuro di Schiavonia in modo trasparente: lo stop alle attività durante la pandemia ha avuto come ‘effetto collaterale’ la fuga di molti professionisti; di questo passo garantire il pieno diritto alla salute a tutti i cittadini della Bassa Padovana rischia di diventare una chimera».

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