Martedì, 21 Settembre 2021
Politica Cave / Via Chiesanuova

Crisanti: «Non sono l'anti Zaia. In politica solo se utile. Il modello israeliano? Vaccinare anche i palestinesi»

Il professore ospite alla festa di Articolo Uno: «Serve un vaccino mono dose efficace per poter vaccinare tutti, perché non si può non pensare ai Paesi più svantaggiati. A questo devono pensare le case farmaceutiche»

Flavio Zanonato e Andrea Crisanti

«Serve un vaccino mono dose efficace per poter vaccinare tutti, perché non si può non pensare ai Paesi più svantaggiati. Non possiamo  vaccinare le persone come lo stiamo facendo in Europa o negli Usa. Pensiamo a certi Stati africani dove non c'è spesso neppure l'ettricità? Come li conserviamo i vaccini? E se non c'è l'anagrafe? Come lo facciamo un richiamo? Questo bisogna chiedere alle case farmaceutiche, un vaccino accessibile a tutti in tutto il mondo. Altrimenti non ne usciamo». Il professor Andrea Crisanti è stato ospite al festival di Articolo 1, “Pane e rose” e come sempre ha lasciato il segno. Intercettato prima dell’incontro pubblico è stato stimolato su diversi temi. Andando per ordine, sul tema scuola e eventuali pericoli dati dalla riapertura in relazione alla diffusione, è stato netto. «Un terzo anno di dad sarebbe devastante, non è certo la scuola il luogo più pericoloso per la diffusione del vaccino». 

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Una riflessione la fa anche sui dati. «Il numero dei decessi non si spiega se raffrontato al numero dei casi rilevati. Ma a chi facciamo questi tamponi? La percentuale di positivi dovrebbe essere più elevata». Come contrastare la pandemia è la domanda più frequente che gli viene fatta. «Più persone si vaccinano e meno persone si ammalano. Anche continuare a usare la mascherina, non assembrarsi è importante. Si può bloccare la trasmissione, lo dimostrano diversi Paesi, come la Corea del Sud ad esempio. Non stiamo parlando di dittature, attenzione». 

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La parte migliore, quella che in qualche modo svela il “manifesto politico” del professor Andrea Crisanti, se così si può dire, arriva alla fine, come spesso le capita con le cose migliori. Il tutto parte dalla sua riflessioni sui contagi in Israele, che ha in pratica vaccinato tutti. O quasi. Infatti facciamo notare al professore, che il tanto decantato modello israeliano ha una falla, non comprende i palestinesi. Una buona fetta di popolazione: «Su questo sono assolutamente d’accordo e l’ho sempre sostenuto. E’ una vergogna, tanto più che sono più vulnerabili e svantaggiati. Certo che Israele sbaglia a non vaccinare anche i palestinesi».

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Da qui è poi facile spingersi nel terreno della politica. Gli facciamo notare che lui è visto come il vero antagonista al Presidente della Regione, Luca Zaia: «Io le mie convinzioni politiche le avevo tre anni fa come ora. A me interessa affrontare la pandemia, quello è il problema mio, non il colore delle amministrazini. Lo avrei fatto in qualsiasi condizione di dare una mano. I politici tendono ad essere bulimici verso i successi e a scaricare gli insuccessi. Io non mi sento l'anti Zaia, lui si è solo trovato di fronte una persona che gli ha fatto notare che si stava sbagliando e credo che questo lo abbia sorpreso», chiosa il professore con una certa ironia. Non possiamo non chiedere quindi se c'è la possibilità di un futuro in politica: «Io lavoro all'Università, ma non si può essere ipocriti. Non bisogna ipotecare il futuro. Guardi -  ci dice prima di salutarci e raggiungere il palco - la domanda che mi faccio sempre è se posso essere utile». 

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