Si dimette la consigliera Silvia Giralucci: «Nessun divergenza politica, le motivazioni nascono da esigenze familiari»

«Si verifica una situazione che non potevo immaginare: mio figlio maggiore, diciassettenne, ha una grande opportunità lavorativa e di crescita che lo porterà in tournée per l’Italia. Ha bisogno di sostegno ed è una mia responsabilità darglielo»

SIlvia Giralucci

«Onorata dal sostegno dei cittadini, due anni fa ho accettato la nomina, pur sapendo che lavorare e crescere due figli come genitore unico non sarebbe stato facilmente compatibile con la politica-volontariato di un Consigliere comunale. Mi sono impegnata per quanto è nelle mie possibilità per onorare l’impegno che mi sono assunta. Ora però si verifica una situazione che non potevo immaginare: mio figlio maggiore, diciassettenne, ha una grande opportunità lavorativa e di crescita che lo porterà in tournée per l’Italia. Ha bisogno di sostegno ed è una mia responsabilità darglielo». Scrive così su fb la consigliera dimissionaria, Silvia Giralucci, che abbiamo intervistato. 

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La incontriamo in centro storico quando la notizia è ormai di dominio pubblico: «Ho parlato con il sindaco Sergio Giordani e con Arturo Lorenzoni, erano chiaramente dispiaciuti ma hanno compreso la situazione». Per una donna che cresce da sola i suoi figli, la consigliera ha perso il marito a seguito di una brutta malattia e che lavora, anche l’impegno politico diventa difficile da sostenere. E lo spiega: «Una donna che cresce da sola i suoi figli, io ne ho due, libera professionista, nonostante la grande passione che la spinge, e io avrò sempre passione per la politica, può andare in difficoltà. Per fortuna, nel mio caso, per una bella novità, quella che riguarda mio figlio Vittorio. Ma in generale vale questo ragionamento in generale». 

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Non potevamo però non chiedere un giudizio sull'ammninistrazione e un bilancio di questa esperienza: «Sul sindaco Giordani non posso che esprimere un giudizio molto positivo. Una bravissima persona che si impegna e sa fare squadra. Questa esperienza però mi fa rivalutare il ruolo dei partiti, perché è vero che spesso ci si ritrova a votare una persona perchè la stimiamo ma da soli nessuno può fare niente. Forse questo è un po' il limite delle liste civiche». 

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