Discarica di Marano Vicentino, Pipitone (IdV): "Stop a riconversione"

Il consigliere regionale dell'Italia dei valori contrario al progetto approvato dalla provincia di Vicenza che potrebbe compromettere la falda acquifera che alimenta gli acquedotti sia di Vicenza che di Padova

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

«Come intende intervenire la Regione, per quanto di sua competenza, per fermare il progetto della discarica di Marano Vicentino?». Lo chiede Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori, nell'interrogazione depositata oggi dal titolo “Fermare la conversione della discarica di Marano Vicentino, a rischio l’acqua degli acquedotti di 20 comuni, tra cui Vicenza e Padova”.

«I cittadini di 20 comuni – dice Pipitone - delle province di Vicenza e di Padova, tra cui le due città capoluogo, rischiano di vedersi inquinare l'acqua che esce dai rubinetti. Gli acquedotti, tra cui quello di Padova gestito da Acegas Aps, attingono tutti dall’impianto idrico di Novoledo a Villaverla, nel vicentino, che pesca l'acqua che beviamo quotidianamente da una falda che dista solo 60 metri dal fondo della discarica».

«La stessa discarica – ricorda il politico padovano, medico di professione - di cui adesso la Provincia di Vicenza ha autorizzato la conversione, permettendo di ricevere 60 tipologie di rifiuti fino al 2018, per un volume complessivo di oltre 3 milioni di metri cubi di materiale, di cui non è possibile verificare preventivamente la pericolosità. Arriveranno ceneri dal coincenerimento, scarti del trattamento fisico o chimico di minerali, le scorie di fusione o non trattate dall’industria del ferro e dell’acciaio, residui di pulizia stradale».

«A seguito delle piogge abbondanti cadute l’anno scorso, la falda sotterranea si è alzata, fino a raggiungere livelli mai registrati negli ultimi 40 anni, arrivando così a spuntare sul fondo delle cave, con il conseguente rischio di contaminazione. Anche perché – fa notare il dipietrista - l'Arpav ha fatto notare come il terreno della Pedemontana vicentina, per la sua conformazione, sia il meno adatto a preservare la falda acquifera da eventuali liquidi inquinanti».

«Insomma, qui non è tempo di carte bollate, di balletti di competenze. Si tratta di fermare per sempre un progetto insensato. Scaricare 3 milioni di metri cubi di prodotti potenzialmente velenosi a pochi metri dalla riserva d'acqua che alimenta gli acquedotti di mezzo Veneto è talmente assurdo che rasenta la follia. Qualcuno ha mai sentito parlare del principio di precauzione, per cui le autorità devono “adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l'ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici”? Dire che in questo caso sia stato applicato mi pare quantomeno azzardato».
 

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