Don Luca Favarin: «Decreto sicurezza bis? Grande opportunità per la criminalità»

«Sembra quasi si voglia ammettere che è quella la strada che devono percorrere, tutti questi ragazzi, quella dello spaccio. Poter fare della propria vita un percorso positivo deve valere per tutti», ha detto don Luca Favarin

Don Luca Favarin

«Lo vedi quel ragazzo? Guarda come è gentile, ma noti che tiene quasi sempre gli occhi bassi? Ci ho dovuto quasi litigare, lo sai? I suoi aguzzini in Libia gli hanno insegnato che non devi mai alzare la testa quando parla con i “bianchi”. E glielo hanno “insegnato” con metodi brutali. Ci abbiamo messo mesi a convincerlo che non doveva aver paura e che anzi doveva avere fiducia. Se l’ho convinto subito? Niente affatto, ci ho messo mesi. Mesi ci abbiamo messo. Ma alla fine eccolo qui. Piano eh, non è che si è risolto tutto, però molto si è fatto per instradarlo in un percorso di normalità. Ma la strada è ancora lunga». Siamo stati a trovare Don Luca Favarin al ristorante Strada Facendo, in via Vicenza, dopo che in questi ultimi giorni il sacerdote è finito su tutti i media per la vicenda della ragazza incinta di otto mesi abbandonata sulla strada. Strada Facendo è uno dei “pezzi” del progetto che don Luca Favarin sta cercando di portare avanti per aiutare chi arriva senza una possibilità. Così, tra le altre cose, a questi ragazzi gli si insegna anche un mestiere.

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«Le esperienze che abbiamo messo in campo  - spiega don Luca - sono di vera inclusione e sono davvero entusiasmanti. Esperienze di integrazione che rischiano di essere abortite a causa del decreto sicurezza bis che avrà come unico risultato quello di buttare in strada tante persone. Serve il buonsenso, dar la possibilità alle persone di avere un nome e un volto. Impedire di avere un documento ma addirittura toglierlo a chi lo ha, è molto pericoloso a mio giudizio. Genera insicurezza una iniziativa del genere, altro che. Buttare in strada le persone vuol dire offrire manodopera alla criminalità. Perchè sembra quasi si voglia ammettere che è quella la strada che devono percorrere, quella dello spaccio. Poter fare della propria vita un percorso positivo deve valere per tutti».

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L'altro giorno ha detto che non si riconosce più in questa italia. Sono quelle frasi che si dicono o ci crede davvero?: «Il razzismo che cresce preoccupa, il linguaggio violento che diventa sempre più frequente, non può che incutere preoccupazione. E’ inaccettabile che non si voglia aiutare chi è in difficoltà». E' ssoddisfatto di quello che avete messo in piedi in questi anni? «Stiamo partendo in queste settimane con l’accoglienza dei minori, lo stiamo facendo con personale qualificato, con professionisti. E’ uno dei passaggi più importanti, quello di aiutare giovanissimi a compiere percorsi virtuosi. Certo, importanti corsi di lingue e quelli professionali, che ovviamente facciamo fare. Ma ancora più importante è l’attenzione che dobbiamo avere rispetto alla parte umana, che nella maggior parte dei casi è stata messa in crisi da violenze che non si posso neppure immaginare.

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