«Dove vanno i senza dimora se chiude casa Arcella?»: attivisti Open Your Borders a Palazzo Moroni

Sono le 10 quando nel cortile di Palazzo Moroni si presentano una trentina di attivisti Open Your Borders insieme a 38 ospiti della struttura Casa Arcella. Dalla Caritas al comune fino al Csv critiche all'iniziativa

Sono le 10 quando nel cortile di Palazzo Moroni si presentano una trentina di attivisti Open Your Borders insieme a 38 ospiti della struttura Casa Arcella. Sono venuti fin qui per chiudere rassicurazioni su che servizio di accoglienza per senza fissa dimora è previsto dopo l'1 giugno: «La nostra associazione, insieme ad Officina Sociale, ha messo a disposizione - spiegano al megafono - importanti risorse umane e materiali per migliorare le condizioni di accoglienza all'interno della struttura e provare a risolvere problemi giuridici degli ospiti legati, per esempio, al permesso di soggiorno». 

Casa Arcella

L'assessora Nalin ha incontrato una delegazione di attivisti nel suo ufficio ma le sue parole sono un primo indice che la sortita non sia stata troppo gradta: «Quella di Casa Arcella - ha spiegato dopo l'incontro l'assessora al sociale - è un’esperienza mai fatta in città, sia in termini di modello che per la la sua durata, prolungata fino al 31 maggio per far fronte all’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus al termine del periodo di accoglienza invernale. Casa Arcella è un’esperienza che non fa riferimento direttamente a noi, quanto a Caritas, con la quale in questi mesi si è sviluppata un’importante collaborazione finalizzata non solo a dare una risposta immediata all’emergenza, ma sopratutto a lavorare per individuare per le persone ospitate occasioni di inclusione, oltre che per costruire un’accoglienza invernale all’altezza delle nuove sfide». L'assessora poi mette in evidenza quanto fatto in questi mesi di emergenza: «Ci tengo a sottolineare che siamo stati l’unica grande città in Veneto ad attuare politiche di questo tipo, così come sono molti altri i servizi che abbiamo potenziato o reso continui durante l’emergenza. Va sottolineato, appunto, che Casa Arcella è un servizio nato in risposta all’emergenza. E’ vero, l’emergenza coronavirus non si è fermata, ma il quadro epidemiologico oggi non è lo stesso di un mese fa e il rischio di prolungare un’esperienza del genere è quello di non dare risposte concrete e utili, ma di continuare ad agire nel solco dell’emergenza, senza reali percorsi ed idee per far fronte ad un problema - quello dell’emergenza abitativa - che, lo sappiamo, sarà sempre più urgente.  La questione, oggi e domani, è essere in grado di gestire con continuità numeri sempre maggiori. Questa non è cosa semplice, richiede politiche adeguate, su cui il Comune di Padova sta lavorando in collaborazione con Caritas e CSV». 

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«Sono disponibile, come sempre, ad individuare - ha proseguito l'assessora - assieme le soluzioni migliori, vorrei anche avere risorse illimitate e poter con uno schiocco di dita garantire una vita dignitosa a tutte e tutti, ma bisogna essere concreti e pragmatici e riuscire a lavorare con l’obiettivo comune di dare risposte vere. Prolungare un’esperienza che per definizione è costruita sulla base dell’emergenza, in un momento in cui mancano all’appello 30 milioni dal bilancio comunale, non è risolvere problemi, è tamponare o nascondere sotto al tappeto. E’ stato un incontro importante e sono certa riusciremo nelle prossime settimane a continuare un dialogo, ma mi auguro che l’atto di questa mattina non raffreddi le relazioni tra tutti i soggetti che hanno contribuito a fare di Casa Arcella un’esperienza importante. Sarebbe un vero peccato se ne risentissero progetti e percorsi condivisi utili a risolvere davvero il problema di queste persone». Il riferimento alla Caritas e a Don Luca Facco appare quasi esplicito. «Questa mattina - conclude l'assessora - arrivando a Palazzo Moroni mi sono chiesta: ma perché questa protesta avviene sotto le finestre dell’unica istituzione che ha avuto il coraggio di mettere in campo risposte concrete e non invece sotto le finestre della Regione Veneto che ad oggi non sta affrontando il tema delle politiche abitative e soprattutto non sta minimamente investendo per far fronte all’emergenza affitti e all’emergenza casa? Perché non siamo tutti insieme a protestare per una legge ingiusta come quella che esclude tante persone dall’edilizia residenziale pubblica?«

Don Luca Facco

Don Luca Facco non usa mezzi termini: «Sinceramente sono dispiaciuto per quanto accaduto questa mattina. Ognuno di noi sta dando il massimo su questa esperienza e in generale in questa emergenza e avrei preferito essere contattato personalmente e discutere assieme quello che stiamo facendo, perché sono stati mesi in cui noi aderenti a varie realtà del pubblico e del privato, anche se provenienti da mondi diversi, abbiamo imparato a conoscerci e a confrontarci come in un “laboratorio sperimentale di collaborazione”, che ha sicuramente portato molti frutti e che ci auguriamo possa continuare ad esistere, elaborando modi e riflessioni comuni, senza prevaricare uno sull’altro, guardando all’interesse comune e non alla visibilità di qualcuno». Aggiunge, infine, Don Facco: «Sono stati mesi intesi, particolari ed importanti per tutti e solo grazie all’impegno di tanti è stato possibile poter garantire un’accoglienza così organizzata e strutturata e contemporaneamente amichevole ed accogliente. Io ringrazio davvero il Comune di Padova e il CSV per la forte collaborazione di questi mesi, all’interno del progetto “per Padova noi ci siamo”, oltre che tutti i volontari che hanno animato e reso possibile l’esperienza. In questi mesi la Città di Padova, tutta insieme, ha saputo dare un’importante segno di accoglienza alle persone senza dimora. Nel mese di maggio lo staff di Caritas Padova ha lavorato per incontrare ciascun ospite, avvisare della chiusura, capire e valutare proprio insieme all’ospite le prospettive future, orientarlo ed aiutarlo e stanno nascendo possibilità inimmaginabili che mi auguro si concretizzino e diventino risposte per molti.  Dobbiamo lavorare mettendo al centro il dialogo, il confronto e le persone più fragili».

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CSV

Alecci di CSV è più diplomatico ma si capisce che è della stessa idea di di Don Luca: «Questo periodo ci ha spronato a capire in modo più approfondito le difficoltà e necessità delle persone che abitano le strade della città. Per questo CSV, Caritas e Comune insieme a decine di realtà che compongono il Tavolo Povertà e nuove emarginazioni di “Padova Capitale Europea del Volontariato” e all’Università di Padova, Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, hanno dato avvio anche ad una ricerca per capire quali future prospettive si potranno metter in campo per migliorare le risposte ai nostri ospiti. In questi mesi, infatti, molti operatori, volontari e gli stessi ospiti ci hanno raccontato come un’accoglienza gestita come “casa Arcella” sia stato un servizio oltre che indispensabile, viste le restrizioni del Governo, anche molto apprezzato che ha dato nuovo respiro e nuove prospettive di vita ai nostri amici accolti. Questo periodo è stato molto utile anche a tutti gli aderenti a varie realtà del pubblico e del privato, perché, anche se provenienti da mondi diversi, hanno imparato a conoscersi e a confrontarsi come in un “laboratorio sperimentale di collaborazione”, che ha sicuramente portato molti frutti e che ci auguriamo possa continuare ad esistere nel rispetto delle differenze. A maggior ragione siamo dispiaciuti della manifestazione di questa mattina, non in linea con l'approccio di dialogo e ascolto che abbiamo costruito insieme in questi mesi».

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