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Giordani ricomincia a girare i mercati. Vuole fare di nuovo il sindaco

Il primo cittadino nega di essere già in campagna elettorale e rimanda ogni scelta sulla ricandidatura ai prossimi mesi. Iniziano però i movimenti sia a destra che a sinistra. Alle elezioni mancano solo 10 mesi e bisogna correre

Giordani mentre si confronta con i cittadini all'Arcella

Sergio Giordani torna tra la gente. Torna nei mercati a stringere mani, a parlare con i cittadini e i commercianti. Ieri ha passato la mattinata in piazza Azzurri d'Italia all'Arcella, simbolo di un quartiere in cui si gioca la partita delle elezioni. E quella piazza lì è il centrocampo. Un'area dove se arriveranno i pacchi di soldi invocati da Roma, nel giro di qualche anno potrebbe valere il doppio da tutti i punti di vista. Il sindaco lo sa. Lo sa il suo staff, quello che gli consiglia come muoversi e quando. Per questo non è affatto un caso che stia ricominciando a girare per la città, dopo aver passato più di un anno chiuso a Palazzo Moroni a gestire la pandemia insieme alle altre istituzioni. Non si è mai fermato. La sua 500 elettrica è sempre parcheggiata nel cortile comunale, ma ora manca meno di un anno alle elezioni e bisogna pensarci. Lui non ha ancora sciolto le riserve sulla sua ricandidatura, ma salvo sorprese, in realtà, non vede l'ora di vestire la fascia tricolore per altri 5 anni. Se all'inizio poteva sembrare un pesce fuor d'acqua, a Giordani sono bastati pochi mesi per prenderci gusto e ora i panni del sindaco se li vede addosso ancora per un bel po'.

«Nessuna campagna elettorale»

«Per me è bellissimo e davvero importante poter tornare a pieno contatto con le padovane e i padovani dopo questi lunghi mesi di restrizioni. Oggi di buona mattina al mercato dell’Arcella, nelle scorse settimane in tanti altri luoghi e quartieri della nostra città. Stare tra le persone è la prima missione di ogni sindaco. I vostri suggerimenti, le critiche e anche gli apprezzamenti per le cose che sono state fatte bene sono una parte fondamentale del processo di miglioramento della città. Lontani dalle campagne elettorali e dalle polemiche, a cui oggi non penso proprio, ma vicini ai problemi che ogni giorno dobbiamo risolvere con pazienza così come ai nuovi progetti che vanno messi in campo tutti assieme per rendere Padova sempre più bella e vivibile». Lui la racconta così. Deve raccontarla così. E' questione di stile e strategia. Ma dietro il sipario la campagna elettorale c'è. Anche tutta la squadra di assessori è già in prima linea, con la corsa tutta interna all'eventuale riconferma e alla sfida di visibilità.

La coalizione

La formazione con cui Giordani si presenterà eventualmente la prossima primavera sarà completamente diversa rispetto a quella del 2017. Non ci sarà Arturo Lorenzoni, fondamentale per la vittoria di 4 anni fa con il suo 22,8%. Ci sarà però Coalizione Civica, che stavolta dovrebbe presentarsi già ai nastri di partenza affianco all'attuale sindaco. Resta da vedere cosa farà l'ala più ingentilita della sinistra, che in consiglio è rappresentata dalla lista Lorenzoni e che ha il marchio di Orizzonti e Marco Carrai. Anche lì si naviga a vista, perché le divisioni ci sono e verranno al pettine. Carrai non comanda più come prima, molti si stanno spostando o stanno per farlo. Non è però escluso che provino a trovare un altro Ariete da spingere verso Giordani al ballottaggio. E poi c'è l'altra ala, quella più a destra, dove volano il gruppo di Maurizio Saia e Antonio Foresta, non troppo lontani da Luigi Tarzia e Carlo Pasqualetto, che stanno ragionando sulle stesse carte. A meno che l'ambizione non sia quella di provare a vincere al primo turno e remare tutti in unica direzione. Ma da Saia a Daniela Ruffini c'è una distanza da considerare e possibilmente da mantenere, senza rischiare di sottovalutare ciò che accade dall'altra parte e dare per scontata una vittoria. Nel 2014 accadde questo con Ivo Rossi.

Gli avversari

A destra si fa fatica a trovare un candidato. La voce che circola di più tra leghisti, forzisti e “meloniani” padovani è: «Per battere Giordani ci vuole un altro Giordani». D'altronde lo stesso leader leghista Matteo Salvini (per quanto ancora?) ha già messo le mani avanti chiedendo di candidare un civico. Gli incontri e i ragionamenti a destra ci sono da mesi, ma non si stringe. Ora sarebbero tre i misteriosi civici papabili che stanno sostenendo colloqui con tutti i vertici, ma alla fine la decisione finale e reale sarà fatta su un altro ragionamento: si giocherà per vincere o per perdere bene. Per la prima ci vuole probabilmente un volto nuovo e in grado di convincere in poco tempo. Oppure un profilo che si avvicini a quello del presidente Luca Zaia, che nel frattempo con Giordani però ha cucito un ottimo rapporto, e difficilmente si spenderà in campagna elettorale se non per qualche dovuta comparsata. Si sono fatti tanti nomi. Tutti bruciati. E anche le ambizioni di Roberto Marcato o di Andrea Ostellari, qualora avessero avuto un fondo di verità, sono state smontate dai loro stessi alleati. Un Bitonci bis sarebbe un rischio che la Lega non sa se può permettersi. Davanti ad un'eventuale sconfitta, il Carroccio a Padova tirerebbe la linea. Lui, invece, che si nutre di questo genere di sfide, non ha mai smesso di pensarci.

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