Fiera di Padova e nuovo Centro Congressi, Sandonà (ZP): «Servono scelte coraggiose»

Luciano Sandonà, eletto in consiglio regionale in lista ZAIA Presidente Sandonà (ZP): «Servono scelte coraggiose e un piano di rilancio, altrimenti il buco milionario e la crisi del polo non farà che peggiorare»

«Per la Fiera di Padova servono scelte coraggiose, altrimenti il buco di 7 milioni dell’anno scorso potrebbe diventare una voragine senza fondo. È necessario ripensare completamente il ruolo del polo fieristico padovano che deve aprire le porte alla cittadinanza e diventare patrimonio di tutti i padovani, non una “cittadella” chiusa e blindata nel perimetro della città. La Regione del Veneto è pronta a essere al fianco di chi garantirà un progetto sensato del quale, ad oggi, mancano gli elementi». È questa la dichiarazione di Luciano Sandonà, Consigliere regionale appena riconfermato con oltre 6mila voti nel gruppo Zaia Presidente. 

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«Il modello fieristico di Padova, ma anche quello congressuale del Nuovo Centro Congressi, non è più sostenibile – prosegue Sandonà -. Stiamo investendo risorse pubbliche in un progetto che non è attualmente in linea con le richieste del mercato e il Coronavirus non ha fatto altro che accelerare una crisi già in atto da alcuni anni. La ricetta anti-crisi, per la Fiera, passa attraverso l’uso quotidiano degli spazi e il riappropriarsi da parte di Padova di un’area oggi utilizzata solo per le sempre più rade iniziative fieristiche. Dobbiamo favorire l’organizzazione di eventi musicali e culturali nell’intera area della Fiera, puntare su un’occupazione permanente degli uffici e dei padiglioni (positivo in questo senso il coinvolgimento dell’Università) e valorizzare tutte le possibilità di concentrare in Fiera start-up e aziende a forte innovazione. Sono fortemente scettico anche sul Nuovo Centro Congressi, di cui i cittadini sanno molto poco: siamo già in ritardo di due anni. Quando finiranno realmente i lavori? Anche in questo ambito non vedo una reale strategia di posizionamento e marketing nazionale ed internazionale. Senza promozione è utopistico pensare che la struttura inizi un cammino virtuoso. Il rischio, anzi, è che diventi l’ennesimo assurdo costo per tutti i contribuenti padovani».

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