Gian Carlo Caselli: «Ricordare le vittime di mafia non come dei perdenti ma come figure coraggiose»

L'ex procuratore è anche presidente onorario di Libera parla anche di attualità: «Salvare gente in mare non è illegale ma un dovere. Su cosa è legalità e cosa no bisogna analizzare caso per caso»

Gian Carlo Caselli

Non poteva mancare l'ex procuratore, Gian Carlo Caselli, alla manifestazione nazionale di Libera. E' uno dei personaggi simbolo della lotta alla mafia, ed è anche presidente onorario nazionale di Libera: «Un regalo di Don Ciotti e dei suoi ragazzi», sorride il procuratore.

Caselli

«Non ho mai mancato  - racconta Caselli - una manifestazione nazionale in questi anni. Libera è da sempre vicino ai magistrati e chi si impegna ogni giorno per la legalità e contro la mafia».

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Memoria e coraggio

Un pensiero proprio a chi ha dato la vita per la lotta alla mafia: «Questa è la giornata delle vittime di mafia, questa è la giornata della memoria e dell’impegno. Persone che spesso vengono rappresentate come dei perdenti, anche in buona fede, ed è la cosa più sbagliata che si possa fare. Queste persone sono state così coraggiose da mettere a rischio la loro vita per cambiare le cose, ricordiamolo sempre».

Legalità e illegalità

Sui concetti legalità e d’illegalità però ci sono delle distinzioni. Un conto è un reato di mafia, un altro è salvare gente in mare come è avvenuto in questi giorni o protestare per l’ambiente andando a rischio di essere denunciato. Ci sarà una differenza. «Salvare gente in mare è un gesto di solidarietà umana, un gesto dovuto, assolutamente non rinunciabile comunque la si pensi. Neppure il ministro Salvini dice che salvare gente è illegale. Poi è la storia di sempre, ci possono essere comportamenti anche prescritti dalla legge che possono essere moralmente inaccettabili come le leggi razziali nell’epoca del fascismo. Erano leggi, ma assolutamente inaccettabili. In democrazia c’è una risposta costante. Ogni volta bisogna distinguere. Se una legge sembra contraria alla Costituzione si può impugnarla e rivolgersi alla consulta che poi avvia un procedimento che può portare alla cancellazione della legge stessa. Bisogna analizzare caso per caso».

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