Giordani e i sindaci veneti: «Aiutare i comuni virtuosi»

«Chi ha sempre mantenuto i bilanci in perfetta salute deve oggi poter attuare forme di indebitamento controllato per ampliare il ventaglio di strumenti a disposizione nell’affrontare la crisi senza gravare con ulteriori richieste di contribuiti a fondo perduto allo Stato»

Martedì 21 aprile saranno illustrate le proposte elaborate dai sindaci dei sette comuni capoluogo del Veneto per mettere in sicurezza i bilanci del 2020.

Giordani

Il sindaco Sergio Giordani al termine di una lunga videoconferenza con i colleghi delle altre città capoluogo illustra i risultati del lavoro fin qui svolto: «Abbiamo tenuto la seconda videoconferenza tra i sindaci delle città capoluogo del Veneto. Come primi cittadini siamo tutti chiamati ad affrontare un emergenza che presenta aspetti assolutamente inediti per il presente e per il futuro, sia dal punto di vista sanitario che da quello economico, della rimodulazione di servizi e delle strategie di gestione amministrativa nella “fase due”. Ecco perché il coordinamento, lo scambio di buone pratiche e soluzioni e la composizione di un unico fronte per la presentazione di proposte a tutti i livelli è utilissima, nonché una garanzia di poter incidere di più rispetto ad una poco utile azione divisa tra mille rivoli che vanno in ordine sparso. Il nostro territorio ha precise peculiarità, ed è stato tra quelli più duramente colpiti a livello nazionale dall’epidemia: ritengo quindi necessario evidenziare criticità e possibili soluzioni con un unica voce. E’ chiaro che, nell’immediato, la parte delle mancate entrate è quella con cui tutte le città devono cimentarsi. Sono cifre molto ingenti per tutti i capoluoghi, che mettono in seria discussione la possibilità di chiudere i bilanci in maniera corretta per il 2020 e, soprattutto senza azioni straordinarie di supporto, precludono la possibilità di agire azioni di rilancio dei territori e di sostegno alle nuove fragilità sociali che sicuramente si presenteranno. Domani presenteremo alla stampa una proposta molto articolata e precisa da un punto di vista tecnico che consiste nell’insieme di proposte a cui hanno contribuito tutte e 7 le città del Veneto col supporto dei loro uffici, un documento che elenca un numero significativo di proposte e richieste che chiederemo siano prese in seria considerazione da Regione e Governo poiché indispensabili a mettere i Sindaci nelle condizioni di erogare i servizi e progettare il futuro. Con lo stanziamento di tre miliardi in favore dei Comuni anticipato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Governo ha mosso un primo e importante passo verso questa direzione e tutti ci auguriamo che i criteri di ripartizione tengano conto delle diverse intensità con cui questa epidemia ha colpito aree variegate del Paese. Allo stesso tempo questi fondi pur, importanti, non bastano ed ecco perché, in particolare come Comune di Padova, abbiamo avanzato agli altri Sindaci la proposta di inserire nell’insieme delle richieste, anche la possibilità per i comuni virtuosi, e con i conti in regola, di contrarre mutui di emergenza per reperire le risorse aggiuntive che consentano risposte rapide e incisive. Questo anche in deroga al patto di stabilità, dato che non vi è dubbio che la fase storica richieda scelte coraggiose e non ordinarie per lo stesso principio con cui giustamente il Governo sta chiedendo all’Europa di immaginare in fretta nuovi strumenti di finanziamento in questa emergenza globale. Chi ha sempre mantenuto i bilanci in perfetta salute deve oggi poter attuare forme di indebitamento controllato per ampliare il ventaglio di strumenti a disposizione nell’affrontare la crisi senza gravare con ulteriori richieste di contribuiti a fondo perduto allo Stato».

Richieste

Nel documento che i sindaci delle città capoluogo del Veneto hanno rapidamente elaborato assieme ai tecnici in queste giornate di lavoro serrato sul Bilancio delle Amministrazioni, alla luce dell’ emergenza Coronavirus, il Comune di Padova ha elaborato due punti specifici. Il primo riguarda la richiesta di sospensione per tutto l’anno 2020 della quota capitale dei mutui concessi da Cassa Depositi e Prestiti e dagli altri Istituti Bancari con il differimento all’anno successivo alla data di scadenza del piano di ammortamento contrattuale. Il risparmio ottenuto sarà utilizzato per interventi volti a fronteggiare l’emergenza Covid-19 e per assicurare gli equilibri di bilancio. Il secondo punto prevede l’autorizzazione a contrarre indebitamento finalizzato a ripristinare gli equilibri di bilancio e fare investimenti. Si parla in questo caso di spese correnti per le quali l’art 119 della Costituzione vieta il debito per spesa corrente. Di fronte però alle mancate entrate tributarie e in mancanza di trasferimenti compensativi da parte del Governo i Comuni rischiano il dissesto finanziario. Ecco quindi la proposta che recita testualmente: “Il disavanzo di competenza di parte corrente derivante dalle minori entrate e/o maggiori spese causato dall’emergenza da Covid-19 per l’anno 2020 potrà essere coperto eccezionalmente da nuovo indebitamento in deroga ai principi contabili ed in deroga all’ art 119 della Costituzione per un periodo di ammortamento pari a dieci anni. Gli interessi passivi relativi a tale indebitamento sono a carico dello Stato”. In relazione alla deroga ai principi contabili si aggiunge la richiesta di modifica dell’ art 9 della Legge 243 del 24/12/2012 “Equilibrio dei bilanci delle Regioni e degli Enti Locali, per permettere, almeno per un periodo transitorio conseguente all’emergenza, di togliere il vincolo che non ammette di inserire l’accensione di prestiti (Titolo 6°) tra le entrate iscrivibili al bilancio. In questoi modo si otterrebbe una maggiore possibilità di ricorrere all’indebitamento per il finanziamento degli investimenti avendo come limite solo il proprio pareggio di bilancio.

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