Giorno della Memoria: la cerimonia e le parole del sindaco Giordani

Si è celebrata oggi a Padova la “Giornata della Memoria”. Una corona di alloro è stata posta al Tempio dell’Internato Ignoto a Terranegra in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni subiti dal popolo ebraico nei campi nazisti

Si è celebrata oggi a Padova la “Giornata della Memoria”. 75 anni dopo la liberazione dei campi di concentramento, il mondo continua a ricordare. Una corona di alloro è stata posta al Tempio dell’Internato Ignoto a Terranegra in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni subiti dal popolo ebraico nei campi nazisti.

Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Padova, Sergio Giordani, il Presidente della Provincia di Padova Fabio Bui, i consiglieri provinciali Alessandro Luigi Bisato, Loredana Borghesan e tutte le autorità civili, religiose e militari.

Il discorso del sindaco Giordani

«Autorità, signore, signori,

vi ringrazio per essere presenti oggi qui per questo importante appuntamento che è molto di più di una semplice commemorazione della Shoah e del ricordo delle vergognose leggi razziali che anche in Italia hanno seminato dolore e morte. Rivolgo naturalmente un saluto particolare ai rappresentanti della comunità ebraica, ma voglio anche ringraziare l’Associazione nazionale ex Internati che mantiene vivo il ricordo della coraggiosa scelta di libertà che migliaia di militari italiani compirono dopo l’8 settembre rifiutandosi di collaborare con i nazistifascisti. Moltissimi di loro pagarono questa scelta con la vita e chi si salvò rimase segnato dal trattamento feroce e disumano subito durante la detenzione. Loro scelsero da che parte stare, non girarono la testa dall’altra parte. Padova ricorda questi uomini con il tempio, alle mie spalle, dedicato agli Internati Militari, e le persone che nelle varie parti del mondo si sono opposte ai genocidi con il Giardino dei Giusti del Mondo qui di fronte a noi. Il 27 di gennaio 1945 le truppe sovietiche in veloce avanzata verso ovest arrivarono ad Auschwitz ed entrarono nel campo trovando oltre 7000 prigionieri ancora in vita e allo stremo delle forze. Auschwitz e la giornata del 27 gennaio sono diventati il simbolo della Shoah, un evento che certo ha travolto il popolo ebraico ma che riguarda anche chi ebreo non è, perché è un evento unico non solo nella storia del ‘900 ma di tutta l’umanità. La Shoah è un evento senza paragoni che ci obbliga alla memoria e ci costringe a chiederci come tutto questo possa essere successo. E’ accaduto in Europa, nel cuore della civiltà contemporanea, una civiltà che però non è ancora riuscita a cancellare l’idea della differenza come una minaccia, in tutti i suoi aspetti: differenza religiosa, etnica, sociale e anche sessuale. I diversi sono sempre gli altri e sono potenzialmente pericolosi. Un esasperato concetto di nazionalismo ha poi partorito l’idea che la patria si può proteggere davvero solo se si annienta e elimina l’altro. E il nazismo è passato concretamente dalla teoria alla applicazione pratica di questi concetti, immaginando una società senza diversi. Ecco il mito fondante della follia nazista, che immaginava il predominio dei popoli forti e puri sui popoli deboli, un nazionalismo esasperato, la guerra come fonte di rigenerazione, un imperialismo onnipotente e uno Stato che sottomettesse gli individui negando loro libertà di coscienza e di scelta. Auschwitz è storia, e con il suo orrore sintetizza la follia dell’ideologia nazista. La storia ha bisogno della nostra memoria, e Auschwitz è il legame con il nostro dovere di testimoniare una diversa civiltà della democrazia e della pace. Una civiltà della democrazia e della pace per la quale hanno combattuto e sono morti migliaia di italiani e che è perfettamente descritta nella nostra Costituzione che ha segnato chiaramente un discrimine tra umanità e barbarie. Non dimentichiamo che l’Italia nel 1938 varò le leggi razziali grazie alle quali, diversamente a quanto avvenne in Francia, i tedeschi non ebbero sostanzialmente bisogno di alcuna preparazione per realizzare le terribili deportazioni tra il 1943 e il 1944. Oggi circolano, spacciate per necessità di pacificazione, fantasiose ricostruzioni di quegli anni. Si racconta ad esempio che, tutto sommato, la questione razziale in Italia fu blanda, si tende forzando la storia, a mettere sullo stesso piano l’Italia fascista, della dittatura e appunto delle leggi razziali, con quella che ha combattuto per la libertà e la democrazia. E’ una operazione pericolosa che mira a svilire i valori fondamentali sui quali è fondata la nostra Repubblica, e sui quali è scritta la nostra Carta Costituzionale. Il risultato è che in Italia, come purtroppo nel mondo, sono in aumento gli atti di antisemitismo e di razzismo ispirati a vecchie dottrine e a ideologie perverse, che si sentono legittimate ad uscire allo scoperto e che utilizzano abilmente i moderni mezzi di comunicazione. Come ha detto più volte la senatrice Liliana Segre, dobbiamo combattere l’indifferenza, grazie alla quale questi mostri del passato possono rialzare la testa. Il giorno della Memoria, quindi, non è soltanto una ricorrenza ma è un monito ad una costante e continua vigilanza. Memoria e vigilanza contro ogni razzismo, contro ogni sopruso, per evitare che ancora una volta possa accadere quanto una famosa poesia spesso attribuita a Bertold Brecht recita:

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare".

Le parole del Presidente della Provincia di Padova

«Abbiamo il dovere di commemorare – ha detto Fabio Bui – ed oggi siamo qui non solo per ricordare l’immensa tragedia,  ma anche per diventare noi stessi nuovi testimoni affinché questa catastrofe sia storia indelebile su cui costruire un mondo di tolleranza e rispetto. Tocca a noi raccogliere i racconti di chi ha vissuto il buio dell’umanità, per spiegare come mai la Shoah è divenuta il simbolo di tutti i crimini commessi contro gli esseri umani. La razionalità, la scientificità e la brutalità con cui è stata programmata e realizzata ci dice che non bisogna limitarsi a condannare, ma è necessario prima di tutto capire. La comprensione del passato permette infatti ai giovani di interrogarsi sui limiti della nostra civiltà, sull’uso della violenza come pratica di potere, sull’aggressività del totalitarismo in tutte le sue forme, sulla cieca brutalità di chi vuol giudicare un uomo non per ciò che è, ma per l’etnia o la comunità cui appartiene. Ai ragazzi dobbiamo trasmettere l’idea che esiste un confine di valori da presidiare perché quanto è accaduto non debba ripetersi mai più. L’unico antidoto per evitare che la storia si ripeta è parlarne, ascoltare le testimonianze, spiegare l’orrore ai nostri figli affinché affrontino la vita con il coraggio di dire no al male. Uno dei massimi testimoni mondiali della Shoah Elie Wiesel dice che “Contro la minaccia dei nuovi odiatori dobbiamo sollevare le nostre voci ed educare le coscienze, far vedere dove porta l’odio. Bisogna denunciare il male spiegandone le radici e le conseguenze”. Per questo come Provincia diamo supporto a tutte le iniziative che mirano a far capire come  l’Olocausto non sia un avvenimento lontano: il terrore che lo ha accompagnato è ancora troppo vicino a noi per far finta di niente. Il mio pensiero va all’Internato ignoto sepolto qui a Terranegra e ai tanti cittadini padovani che furono rinchiusi a Villa Contarini Giovannelli Venier di Vo’ Euganeo, trasferiti alla Risiera di San Sabba a Trieste e da lì deportati ad Auschwitz. A tutti loro e a chi, come il nostro concittadino Giorgio Perlasca si opposero rischiando la vita per salvare quella di altre persone, va il tributo della memoria. Sta quindi a ognuno di noi, di fronte al male, scegliere la via del bene».

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