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Maurizio Saia e Silvia Giralucci

Maurizio Saia e Silvia Giralucci

Cerimonia Giralucci-Mazzola, alla figlia del militante Msi non piace il discorso di Saia

Silvia Giralucci: "Mio padre era un militante di destra, un allenatore di rugby, un papà, un figlio, un marito, un fratello, un amico. Non di sicuro una bandiera"

Era il 17 giugno 1974, quando i due militanti del Movimento Sociale Italiano Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci vennero uccisi dalle Brigate Rosse in via Zabarella a Padova, al civico 24, sede cittadina del Msi. Venerdì scorso, in occasione della cerimonia di commemorazione del 42° anniversario dal loro assassinio, l'assessore alla Sicurezza Maurizio Saia ha tenuto un discorso che ha suscitato, tuttavia, il dissenso proprio di Silvia Giralucci, figlia di Graziano. 

L'INTERVENTO DI SAIA. Questo l'intervento di Saia: "Sono trascorsi 42 anni dal duplice omicidio e dal sacrificio dei compianti Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci - inizia l'assessore - un omicidio, il primo riconosciuto dalle Br, una barbara esecuzione, sì, ma anche una lezione di vita per tutti gli italiani. Per quasi 20 anni, da soli, i militanti missini, isolati da tutto e da tutti, commemorarono - commemorammo - il sacrificio di questi martiri. Poi la svolta con i giudici d'appello che confermano la condanna per la spietata esecuzione delle Br e confermano altresì quanto infamanti furono giornali e partiti che parlarono per non poco tempo di una faida interna al Msi. Una lezione di vita per tutti - continua Saia - insegnata da uomini che vinsero, pur nel sacrificio della loro vita, la battaglia della dignità e del coraggio contro i vigliacchi. Padova deve consapevolizzarsi maggiormente del valore e dell'insegnamento di questa vicenda".

LA POLEMICA. "Nemici, sacrificio, martiri, eroismo. La memoria è identità e le memorie saranno sempre divise - interviene Silvia Giralucci, commentando l'intervento dell'assessore alla Sicurezza - io continuo a pensare che mio padre avrebbe preferito vivere, che morire, per un'idea. Continuo a pensare che una persona sia molto di più che le sue idee politiche. Mio padre era un militante di destra, un allenatore di rugby, un papà, un figlio, un marito, un fratello, un amico. Non di sicuro una bandiera. Penso che sia un terribile passo indietro che una commemorazione faticosamente diventata 'civile' (da civis, città) torni ad essere di parte. Però penso anche che dopo 42 anni ho diritto di guardare avanti. Avete voglia di continuare a parlare di nemici? Fate pure, non in mio nome".

LA REPLICA. "Chiunque ha letto il mio intervento ha capito e lo ha interpretato in altra maniera - ha replicato Saia - strano che qualcuno interpreti parole chiare in maniera distorta e fantasiosa e scateni una inutile polemica".

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