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Hub logistico, Giordani gioca la carta della Romagnoli con Alì: «Facciamo un enorme parco»

Il sindaco interviene con una doppia proposta per cercare di trovare una soluzione che possa accontentare tutte le componenti coinvolte nella vertenza dell'hub della logistica che la famiglia Canella vorrebbe costruire a Granze

Il sindaco Giordani interviene con una doppia proposta per cercare di trovare una soluzione che possa accontentare tutte le componenti coinvolte nella vertenza dell'hub della logistica, che Alì vorrebbe costruire a Granze. Così il primo cittadino si gioca la carta di un'area grande quanto quella su cui dovrebbe intervenire la famiglia Canella: la Caserma Romagnoli. «Uno dei punti qualificanti del programma elettorale sul quale ci siamo presentati ai padovani era la rigenerazione della Caserma Romagnoli, un vuoto urbano da tempo sottratto all’uso pubblico. Questo spazio ha in sé numerosi ettari di cementificazione ed edificazioni oggi completamente degradate. Vogliamo espropriarlo ad Invimit, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce e valorizza i beni immobiliari pubblici in dismissione, con cui c’è già stata una approfondita discussione, per farne un grande parco urbano a disposizione di tutte e tutti, e collegato a tutta la città con le linee tranviarie che stiamo costruendo», ha spiegato Giordani. 

L'area

«Si tratta di una grande area di circa 150 mila metri quadri, con 8 ettari netti di suolo cementificato che vogliamo depavimentare integralmente, bonificare e rinaturalizzare con una forte attenzione alla biodiversità tramite un progetto già studiato dal nostro Settore Verde, Parchi e Agricoltura Urbana. Si tratta del più grande progetto di depavimentazione e soprattutto rinaturalizzazione mai fatto in Italia e ci porterebbe pressoché a pareggiare completamente l’impatto sul consumo di suolo prodotto dall’intervento dell’hub logistico, per altro producendo un’opera pubblica e ambientale di grande interesse sociale che resterà per sempre patrimonio di tutti», puntualizza Giordani. Un punto non da poco quello appena citato e sul quale il primo cittadino torna per far comprendere questo comporterebbe non solo in questo caso specifico. «Questo apre anche le porte a un principio valido anche in futuro per una città che non rinuncia certo a svilupparsi e a trasformarsi ma nel rispetto delle sue risorse ambientali: una città aperta a chi intraprende, ma dove il tema di ripristinare il suolo che si consuma è un cardine».

I costi e lo "scambio"

Il progetto di fatto esiste già, solo che è molto costoso. Ora si potrebbe trovare chi lo finanzia, che sarebbe poi il gruppo Alì. «Il nuovo grande parco pubblico sarà di oltre 14 ettari complessivi e dialogherà col parco Brentella che gli è adiacente. La cubatura già autorizzata e oggi diffusamente presente nel terreno di proprietà della società statale una volta che sarà nelle disponibilità del Comune e delle scelte del Consiglio Comunale, sarà concentrata in un area marginale e ben delimitata, per svilupparla in maniera meno impattante e preferibilmente in altezza, magari immaginando di vincolarla a edilizia convenzionata per venire incontro a giovani e categorie svantaggiate», ha spiegato Giordani per poi entrare ancora più nello specifico. «Nel parco salveremo e ristruttureremo due piccoli edifici per fare doverosa memoria del fatto che quello fu un campo di concentramento e detenzione in epoca fascista che vide le sofferenze e gli atti eroici di figure chiave della liberazione come quella di Padre Placido Cortese. Questo il primo pilastro su cui vorrei costruire l’equilibrio di interessi con l’opera necessaria ad Alì nell’orizzonte del pubblico interesse».

I comitati e Granze

Già, perché se c'è una componente in città che si oppone all'hub a prescindere da dove si trova, non bisogna assolutamente dimenticare chi a Granze ci vive. Da un lato questa vicenda ha acceso la luce su questa comunità che vive in quartiere circondato dalla zona industriale. «Dobbiamo avere attenzione anche per la comunità di Camin e di Granze per questo ci impegniamo a costruire una ciclabile che unisca Granze di Camin a Ponte San Nicolò, partendo dal centro del quartiere attraverso via Messico e via Dante Alighieri per assicurare un collegamento sicuro per biciclette e pedoni. Ci impegniamo inoltre a riqualificare l’area di via Piva a Granze tramite la demolizione del vecchio edificio di proprietà comunale al fine di ampliare il giardino attiguo, renderlo più accogliente e ricavare alcuni stalli in materiale drenante a servizio dell’asilo, della parrocchia, della fermata dei mezzi pubblici. Prevediamo una piazza per il centro di Camin tra via Vigonovese e via Puglie, espropriando l’area del distributore di carburante esistente. Oltre a creare un luogo identitario e di aggregazione, il progetto punta a bonificare l’area con verde pubblico e superfici permeabili». Vedremo cosa ne pensano gli abitanti di Granze di questa proposta, che intanto è sul tavolo.

I confini con Saonara

Gli stessi residenti sono quelli preoccupati che l'hub di Alì possa poi svilupparsi fino a un'area di sua stessa proprietà confinante con quella di Granze ma che si trova nel comune di Saonara. Spiega Giordani: «Abbiamo inoltre già avviato un concreto percorso col Comune di Saonara affinché non sia attuata la potenziale capacità di espansione industriale - collocata a ridosso del confine del Comune di Padova- e all’area interessata all’intervento dell’hub logistico di Alì, trovando gli strumenti di livello provinciale e sovracomunale per dare corso a questo obiettivo. Devo inoltre registrare con grande soddisfazione che Alì ci ha comunicato formalmente che tutte le numerose nuove assunzioni previste a fronte della progettualità proposta saranno a tempo indeterminato, una modalità che garantisce anche il fronte della serenità delle maestranze, tema molto importante quando si parla di produrre uno sviluppo buono anche nei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori».

La zona industriale

Giordani entra nel merito anche della necessità di intervenire sulla zona industriale, un collage di isole di calore sul quale non si può non intervenire: «Questa discussione ci pone anche un altro focus più generale di assoluta importanza che c’entra molto col benessere futuro di chi abita la zona e sarà uno dei temi dei prossimi anni su cui garantire grande impegno. E’ tempo di avviare una nuova fase di rigenerazione della nostra zona industriale (di cui Alì è solo un piccolo frammento). Padova ha una zona industriale grande, che ha dato ricchezza e opportunità alla città ma che è figlia dell’urbanizzazione degli anni 50 e va ripensata in chiave di competitività, ma soprattutto adeguata ai migliori standard di sostenibilità ambientale. E’ un lavoro che viaggia su più direzioni che vanno tenute assieme. Servono adeguati strumenti urbanistici per le nuove trasformazioni di lotti e capannoni che devono tutte avvenire migliorando l’impronta ambientale. Dobbiamo avviare un’azione sistematica di riconversione delle pavimentazioni a partire da strade e parcheggi restituendo permeabilità al suolo. Dobbiamo organizzare un uso e una produzione ottimale dell’energia rinnovabile. Il tutto per giungere anche a un miglioramento complessivo della qualità di vita di chi là ci lavora o vive e a un abbattimento tangibile dell’isola di calore. Da parte mia l’impegno con Giunta, consigliere e consiglieri ad avviare questo lavoro nel concreto».

Il Consiglio comunale

Vedremo come reagirà il gruppo Alì alla proposta e come sarà valutata dalle varie componenti politiche, partiti, associazioni e soprattutto i consiglieri comunali che sono chiamati a votare sulla vicenda: «E’ compito della politica trovare le giuste ed equilibrate condizioni perché possa salvaguardare la sua padovanità proseguendo nel suo percorso industriale. Per queste ragioni, ma soprattutto per provare a scrivere assieme con Alì e anche con tutte le categorie economiche della città una pagina positiva che possa lasciare in maniera permanente opere importanti che potranno essere ricordate anche come il frutto di un dialogo positivo tra il pubblico e una tra le più significative realtà d’impresa cittadina, chiediamo uno sforzo in più come già l’azienda si è detta disponibile a fare in una delle sue comunicazioni. Nei prossimi giorni avvierò un dialogo costruttivo per raggiungere l’obiettivo di una soluzione positiva che coniughi con buon senso le richieste del Consiglio Comunale che è l’organo sovrano, il pubblico interesse generale della nostra comunità cittadina, la legittima volontà dell’azienda di proseguire con successo le sue attività anche a beneficio dei collaboratori e del nostro territorio», ha detto Giordani. Infine una considerazione sull'eccessivo consumo di suolo in città: « Immaginare che una città dalla vocazione anche industriale come Padova, non evolva è illusorio e aver tolto col piano degli interventi 4 milioni di metri quadri di superfici già immediatamente edificabili ci ha spinto a una riflessione in più, secondo il principio di avere un saldo zero per quanto riguarda il terreno impermeabilizzato e la salvaguardia dei servizi ecosistemici nel sistema cittadino»

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