Il futuro dell’economia e delle città nel post-Covid? «Recuperare, rigenerare, ripensare»

Questo il messaggio lanciato da Stefano Artuso, 33 anni, avvocato padovano, membro della direzione provinciale del Partito Democratico e candidato consigliere alle prossime elezioni regionali, in occasione dell’incontro “Il futuro dell’economia e delle città nel dopo-Covid”

«Compito della politica è governare, e non subire, il cambiamento. Ciò all’insegna di tre fondamentali assunti: recuperare, rigenerare, ripensare». Questo il messaggio lanciato da Stefano Artuso, 33 anni, avvocato padovano, membro della direzione provinciale del Partito Democratico e candidato consigliere alle prossime elezioni regionali, ieri sera in occasione dell’incontro “Il futuro dell’economia e delle città nel dopo-Covid”.

L'incontro

All’evento, organizzato alla sala convegni dell’ex Fornace Carotta, ha partecipato l’assessore al commercio di Padova, Antonio Bressa. Sono intervenuti anche Paolo Gubitta, professore ordinario di Organizzazione aziendale all’Università di Padova; Giovanna Osti, presidente dell’Ordine degli architetti di Padova e Andrea Fasan, dottore commercialista ed esperto contabile. Dichiara Artuso: «Va recuperato il patrimonio edilizio, vanno rigenerati gli spazi urbani e vanno ripensati gli investimenti, non solo in strutture viarie ma anche in reti digitali. In situazioni di discontinuità di tale portata si vengono a creare, come sempre, minacce e opportunità. In Veneto è consistente (38%) il numero delle imprese che non ha adottato strategie o manovre correttive a fronte del blocco delle attività legato al periodo di lockdown. La politica non può rischiare un tale immobilismo. La risposta è in una nuova classe dirigente, che abbia la capacità di guardare al futuro e di interpretare ciò che sta accadendo. E parlo di giovani, svincolati dai condizionamenti che derivano da esperienze pregresse e da chiavi di interpretazione inadeguate in momenti come quello che stiamo vivendo». Dalle mascherine ai termoscanner, dai parchi alle app per i negozi, negli ultimi mesi Padova è stata ridisegnata per rispondere all’emergenza sanitaria. «La sfida più importante ora - afferma l’assessore Bressa - è immaginare la città a lungo termine, per tutto il periodo post-Covid. Sin da subito abbiamo pensato alle aziende posticipando oneri e tributi comunali, poi in fase di riapertura abbiamo lavorato per adeguare le attività ad un contesto nuovo. Ad esempio, sono comparsi plateatici un po' ovunque: in aree verdi e parcheggi. Diventa sempre più necessario ridisegnare gli spazi, per rispondere a esigenze in continuo mutamento».

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Il dibattito

La pandemia di Coronavirus si è abbattuta anche sull’economia del territorio, riconfigurando dinamiche e reti. «È un fenomeno imprevedibile, fulmineo, paralizzante - ammette il professor Gubitta - e fuori dal controllo degli attori economici. Bisogna saper distinguere gli effetti di breve periodo, che si esauriranno con il ritorno alla normalità, da quelli a lungo periodo, che incideranno stabilmente su comportamenti e decisioni di imprese e cittadinanza. Tra i punti principali c’è il supporto alle famiglie per avere "spazi di lavoro di prossimità" e per la gestione dei processi di apprendimento dei figli. Un pensiero va alla fascia d’età tra i 20 e i 30 anni: i giovani più preparati, sui quali investiamo tempo e risorse, per poi perderli all’estero o in Lombardia ed Emilia-Romagna». Il ritrovato fascino che aree verdi e spazi all’aria aperta hanno suscitato durante le settimane più dure dell’epidemia, lascerà il segno nelle città del futuro. «Parigi attorno al 1848 venne colpita da una grande epidemia - spiega l’architetto Osti - per facilitare la gestione della crisi sociale e sanitaria, il prefetto fece costruire grandi boulevard, fogne e non solo. Impariamo dalle difficoltà per tornare a ragionare sui nostri territori, oggi i vuoti vanno riempiti con il verde». La riflessione prosegue anche nel mondo del lavoro. «Nella storia degli ultimi 13mila anni le malattie e le guerre sono state i principali acceleratori del cambiamento – racconta il dottor Fasan -. Il prevedibile aumentare del ricorso allo smart working avrà nel nostro futuro prossimo conseguenze rilevanti, traducendosi in radicali cambiamenti nei nostri problemi, nei nostri comportamenti, nelle nostre abitudini, nelle nostre priorità. Sta a noi singolarmente e come comunità trovare il modo per cogliere le opportunità ed evitare o almeno individuare per tempo ciò che può costituire un ostacolo, una minaccia, al realizzare le nostre aspettative, di qualsiasi genere esse siano».

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