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ELEZIONI 2022

Il candidato sindaco Innocenti: «La crisi del commercio si risolve col microcredito»

Il leader di 'TornaPadova' prova a sganciarsi dalla logica dei contributi a pioggia: «Un concetto di logica assistenzialistica ben lontana dalla cultura veneta»

«La crisi del commercio locale ci deve spingere a ripensare la nostra città e rivedere le nostre abitudini. Il mercato va in una direzione precisa: commercio virtuale, Amazon, Glovo, grande distribuzione. Ma la chiusura dei negozi di prossimità, delle botteghe artigianali, delle attività a gestione familiare spesso tramandate da generazioni impoveriscono il tessuto sociale, economico, anche culturale del nostro territorio. E creano un problema di desertificazione e insicurezza nei quartieri». Il candidato sindaco di 'TornaPadova' Lorenzo Innocenti propone il microcredito come soluzione.

Mercato

«Non dobbiamo rassegnarci dicendo che tanto è il mondo che va in questa direzione. Abbiamo individuato questa dinamica come un problema, come un fallimento del mercato. E quando c’è un fallimento del mercato, lo abbiamo visto spesso negli ultimi lustri, è il pubblico che deve intervenire - prosegue Innocenti - .Ho sentito altri candidati proporre aiuti a fondo perduto e a pioggia. Sono due parole che non mi piacciono: la prima perché si innesta in una logica assistenzialistica ben lontana dalla cultura veneta. La seconda perché prefiggendosi di aiutare tutti finisce per perdere efficacia e non aiutare poi veramente nessuno. Allora come sostenere tutti quei commercianti che si vedono costretti a chiudere per gli scarsi ricavi o le ultime mazzate dei rincari di luce e gas?»

Microcredito

«La via che noi di TornaPadova abbiamo individuato è quella del microcredito. Il microcredito prevede il sostegno economico a quei soggetti fragili, tramite prestiti non coperti da garanzia e soggetti a tassi di interesse prossimi allo zero. Una sorta di “prestito d’onore” che mette in condizione giovani imprenditori, imprenditrici e piccoli commercianti di avviare la propria attività o mantenerla in vita in fasi complicate come quella presente. I prestiti massimi previsti in Italia tramite microcredito arrivano a 50.000 euro e sono rimborsabili in un massimo di 60 rate. Abbiamo visto l’efficacia di questo strumento in giro per il mondo e osservato anche la sua introduzione in varie città italiane, quali Roma e Piacenza».

La proposta

«La proposta che facciamo è la seguente: creiamo da un lato una collaborazione strutturale con l’Ente Nazionale per il Microcredito, ente governativo specializzato nel tema - spiega Innocenti - .E poi, dall’altro, con la Caritas diocesana e la Fondazione Cariparo. L’Ente Nazionale per il Microcredito può fornire consulenza gratuita e formare anche i funzionari comunali sul funzionamento di questo strumento prezioso. Caritas e Fondazione possono poi contribuire, di concerto con il Comune, a istituire e gestire un fondo stabile annuo per il microcredito: una dotazione che potrebbe essere fra i 3 e i 5 milioni di euro all’anno, in parte finanziata dal Comune, in parte dalla Fondazione Cariparo appunto, che non potendo sovvenzionare direttamente le imprese dovrebbe dunque appoggiarsi, come già fatto in passato, proprio alla Caritas diocesana. Tale strumento dovrebbe essere rivolto a categorie particolari, ben delimitate: giovani Under 40, artigiani, attività innovative… e concentrarsi in zone particolarmente sensibili alla “desertificazione” dei piccoli negozi. Penso al centro storico, ad esempio, e alle aree dei vari quartieri vicine a supermercati e centri commerciali. In questa maniera si potrebbe: permettere ai piccoli commercianti di fare fronte dignitosamente a spese impreviste come quelle delle ultime maxi-bollette; consentire a giovani con idee imprenditoriali di avviare la propria attività: in questo penso soprattutto alle mamme e ai papà che scelgano di conciliare la crescita dei propri figli con la vita professionale e che devono per questo essere sostenuti con particolare attenzione; contrastare in maniera finalmente efficace il fenomeno drammatico dell’usura, che sta purtroppo crescendo molto negli ultimi tempi, anche qui da noi».

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