«Si pensi ai livelli essenziali di assistenza invece che a nuova facoltà di medicina a Treviso»

In una lettera scritta dai comitati veneti per la sanità pubblica la contrarietà alla proposta di nuova facoltà di medicina a Treviso: «Si ha la sensazione che la programmazione sanitaria nel Veneto non si basi sulla analisi dei bisogni e sulla valutazione delle risorse disponibili»

Una lettere aperta firmata da CoVeSaP (Coordinamento Veneto Sanità Pubblica), Comitati Polesani per la difesa della salute (Rovigo), Comitato per la difesa dell’Ospedale Fracastoro di San Bonifacio (Verona), Comitato Sanità Pubblica Alto Vicentino (Vicenza), Movimento per la difesa della Sanità Pubblica Veneziana (Venezia), Comitato Alta Padovana (Padova) e Comitato S.O.S S. Antonio (Padova) che, come  cittadini veneti e membri di comitati di difesa del Servizio Sanitario Pubblico,  «ci sentiamo in dovere ed in diritto di intervenire in merito alla  proposta del governatore Zaia di istituire l’intero corso della Scuola di Medicina  nella “sua Treviso”. Tale richiesta che sembra ad una prima lettura assolutamente condivisibile ha però  un grave “difetto” : il denaro per finanziare il Corso universitario e le strutture viene sottratto a quello destinato dallo Stato alla realizzazione dei LEA, cioè all’ Assistenza  sanitaria dei cittadini».

Livelli essenziali assitenza

Quello che domandano è molto chiaro: «Perché  distogliere risorse destinate all’ Assistenza sanitaria  per creare nuovi corsi quando è noto universalmente che non sono le Facoltà di medicina a scarseggiare? Per avere più medici basta aumentare il numero degli ammessi, aumentare le Borse di studio delle Scuole di Specializzazione e soprattutto indire concorsi ed assunzioni nel Sistema Sanitario Pubblico!!   Sembra abbastanza fondato il dubbio che queste risorse milionarie vengano tolte alla medicina pubblica per favorire la medicina privata e crediamo che sia obbligatorio e doveroso insorgere contro questa tendenza. Purtroppo si ha la netta sensazione che la programmazione sanitaria nel Veneto non si basi sulla analisi dei bisogni e sulla valutazione delle risorse disponibili, ma sia indirizzata spesso da interessi di campanile se non vogliamo usare la parola clientelismo politico. Se la Giunta Regionale vuole migliorare l’assistenza sanitaria in Veneto esistono mezzi più economici ed efficaci che istituire nuovi corsi di laurea: assumere personale sanitario medici, infermieri estremamente carenti in tutti gli ospedali e soprattutto nei servizi territoriali, diminuendo le liste di attesa e il ricorso ai privati, aumentare Posti Letto e ospedali di prossimità, riorganizzare e potenziare i Distretti Sociosanitari e le Cure Domiciliari potenziando la Medicina Generale».

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