Sequestro della "Mare Jonio", Casarini: «Inchieste? È Salvini che viola leggi e trattati internazionali»

La Mare Jonio attracca a Lampedusa e il ministro Salvini ne annuncia il sequestro. Contattiamo Luca Casarini, che da quella nave è appena sceso, per sapere cosa sta succedendo: «A noi non hanno ancora comunicato nulla, lui presto dovrà rispondere a l'Aja»

Luca Casarini

La Mare Jonio attracca a Lampedusa e il ministro Salvini ne annuncia immediatamente il sequestro. Contattiamo così Luca Casrini che da quella nave è appena sceso per sapere cosa sta succedendo: «A noi non hanno ancora comunicato nulla, poi finisce come l’altra volta che ci tengono qui una settimana ma in ogni caso ci saremo dovuti fermare: cambio equipaggio, rifornimenti e qualche lavoro sulla nave».

Salvataggio

Un altro salvataggio quindi,  per la Mare Jonio, una delle navi di Mediterranea, la ong che raccogliendo fondi con il crowfunding finanzia pattugliamento e azioni di salvataggio nel canale di Sicilia. Racconta Casarini: «Come si vede anche dalle immagini che abbiamo messo sui social, era un gommone alla deriva, con due donne incinte, bambini e una situazione di estremo pericolo». Poi sottolinea: «Si fa così quando ci sono persone in pericolo in mare, come ha fatto nei giorni scorsi la Marina Militare».

Aja

Nel precedente dell’altro sequestro Casarini è stato interrogato dalla procura di Agrigento, per otto ore. Particolare su cui il ministro dell’interno ha volutamente ironizzzato. Così gli chiediamo cosa gli hanno chiesto in così tanto tempo: «Il tema è che avevo io da raccontare tante cose, quello che vediamo e di cui siamo testimoni. Ho consegnato materiale, documentazioni che provano quelli che sono veri crimini». Poi senza troppo scomporsi, rilancia: «Ogni inchiesta contro di noi è una inchiesta contro di lui. Noi rispettiamo le leggi, l’articolo 33 della convenzione di Ginevra vieta di riportare in Libia per persone, ad esempio. Ed è quello su cui lavora, Salvini. E poi c’è l’omissione di soccorso, la vicenda dei lager libici dove la gente è rinchiusa, i naufragi con conseguenti morti in mare. Quando il tribunale internazionale andrà a rendere conto di tutto questo, è a lui che chiederà spiegazioni. Il ministro Salvini, che in Italia si avvale della “impunità parlamentare” sa che lo stesso non vale per il diritto internazionale. Quindi noi offriamo materiale alle procure affinché possano fare il loro lavoro, chiaro che questo lo spaventa».

Diritto internazionale

Poi un’ultima battuta: «Salvini non ha solo il problema che salviamo persone ma che siamo testimoni di quello accade di fronte alla coste della Libia, presto dovrà rispondere, è solo questione di tempo. Per questo ci teme e ci attacca, ma è solo giustamente preoccupato».

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