Magazzini Gottardo, ora sono Cgil e Cisl a minacciare lo sciopero

Adl Cobas chiude l'accordo per i lavoratori delle cooperative, secondo i sindacati svantaggioso per i dipendenti dell'azienda stessa. Sia Cgil che Cisl negano però di aver organizzato le "mobilitazioni contro": «Non abbiamo messo noi lavoratori contro lavoratori»

Dopo giovedì 3 ottobre  scorso, dove, in corso Spagna, di fronte ai magazzini Gottardo (Tigotà), due gruppi di lavoratori hanno portato in piazza due vertenze contrapposte, l’azienda successivamente ha dovuto, per forza maggiore, sedersi a due diversi tavoli di trattative. Uno per trattare con i Cobas, l’Adl nello specifico, che difende i lavoratori delle cooperative che hanno l’appalto presso i magazzini, l’altro con Cgil e Cisl che portano avanti le vertenze dei diretti dipendenti dei magazzini. A detta dei sindacati Cgil e Cisl, l’azienda ha scelto di chiudere la vertenza con Adl Cobas, decisione che non hanno affatto gradito perché secondo loro, è una scelta al ribasso che penalizza i loro iscritti. E minacciano lo sciopero. Nel comunicato che hanno diffuso si fa riferimento al fatto che i due sindacati hanno firmato il contratto nazionale, che i lavoratori hanno sempre dimostrato serietà, dedizione, attaccamento all’azienda e che ci vuole un confronto serio tra le parti.

Sindacati e Cobas

Nel raccontare questa vicenda sarebbe lecito ed efficace utilizzare una sintesi speculare a quella usata in occasione di quanto è accaduto giovedì 3 ottobre, quando abbiamo parlato di “lavoratori contro lavoratori” e in questo caso usare "sindacati contro sindacati”. Ma questo distoglierebbe l’attenzione dal vero caso emerso da quella giornata. Se chi partecipa al presidio fuori dal magazzino è sostenuto apertamente da Adl, ci si chiede se sono i sindacati che hanno portato in piazza, i e le dipendenti dei punti vendita, con tanto di striscioni e indumenti dell’azienda, il tutto reclamando contro chi impedisce ai mezzi di entrare nel magazzino? Domande che si sono posti in tanti, ma alla quale nessuno risponde, o per lo meno non lo si fa in maniera esaustiva. Piuttosto, invece, si sceglie la via evasiva. Al limite, si sussurra, si percepisce qualcosa in più di si dice, ma quando si arriva al punto, nessuno alla fine si sbilancia mai. Cosi ci siamo rivolti a Daniele Salvador, delegato Cisl Fisascat e gli chiediamo direttamente se è stata la Cisl a portare in piazza tutte quelle persone dal punto vendita: «Ci sono un paio di iscritti per negozio, magari ne avessimo così tanti come quanti se ne visti in corteo. E se fosse stato così, se lo fossero stati nostri iscritti, non sarebbe mai successo quello che è accaduto giovedì scorso. Non sarebbero scesi in strada contro altri lavoratori, avremmo affrontato in tutt’altra maniera, quella situazione». Quindi la Cisl non è stata, come neppure la Cgil che abbiamo ovviamente contattato e che però in questa vicenda, non ce ne vogliano, non sono esattamente i protagonisti.

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«La situazione che si è generata, di contrapposizione - prosegue Salvador - tra lavoratori, a noi dispiace. Una brutta immagine, certo». Secondo lei dov’è l’origine del problema?  «Appoggiarsi a terzi per avere la forza lavoro e quindi dare alle cooperative la gestione dei magazzini porta a queste situazioni. Dove è vero, queste situazioni evidenziano che ci sono lavoratori che in qualche modo sono più garantiti e altri meno. Però se i primi vedono minacciato ugualmente il posto di lavoro, come è successo ai dipendenti dei punti vendita, è chiaro che si muovono per fare qualcosa». Anche chi protestava fuori dal magazzino lotta per dei diritti: «Al netto di quanto ho detto prima sul lavoro appaltato, noi non possiamo sapere se le rivendicazioni che fanno sono legittime perché noi non abbiamo riferimenti, non abbiamo iscritti tra quei lavoratori, non abbiamo quindi gli elementi specifici».

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Tornando invece all’altro corteo, quello dei dipendenti Tigotà o alle due ore di sciopero dei dipendenti dei Magazzini Gottardo stessi. Quindi è stata un'idea di chi, secondo voi? : « Non ho sentore di chi ha organizzato la protesta e la manifestazione in quella maniera. L'unica risposta che mi viene in mente è  che è una manifestazione nata spontaneamente dai lavoratori». Certo che colpisce che proprio tutti i lavoratori scendono in piazza, contro altri lavoratori, perfettamente organizzati senza nessuna guida sindacale, assolutamente poco disponibili a rispondere anche a semplici domande che tutti i giornalisti presenti pongono. Per non parlare di quelli che manifestavano da dentro l’azienda: «L’impressione è che i lavoratori forse non hanno contato fino a dieci prima di fare quest’azione. Bisognerebbe capire come si sono organizzati». Quando tutti i giornalisti, rivolgendosi alla responsabile delle risorse umane, Stefania Casonato, hanno chiesto se le due ore sarebbero state decurtate ai lavoratori dell'azienda non ha risposto come succederebbe in questi casi, visto che si tratta di uno sciopero. Solo dopo un paio d'ore l'azienda si è premurata di far sapere alla stampa che le ore non sarebbero state retribuite. Non le sembra anche questa una strana anonalia? «Non è stata una bella giornata di certo, quella», risponde senza rispondere, Salvador. Molto disponibile ma il tema è molto delicato, più che comprensibile la prudenza. 

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Anche la presenza dei capi settore, del legale dell’azienda ad ascoltare cosa veniva detto, è normale dialettica in un contesto di protesta di dei lavoratori? «Non eravamo presenti, ho letto e visto quello che avete pubblicato voi e i vari giornali». Quindi voi non sapete come si sono organizzati, anche se un paio di iscritti per un punto vendita li avete. Nessuno che sa spiegare come si è organizzata quella manifestazione, però? E' lecito porsi qualche dubbio, non crede? Ne hanno parlato i giornali di tutta Italia, credo sia anche nel vostro interesse capire bene come sono andate le cose: «Non posso davvero sapere chi ha governato questo processo, ma se vuole farmi dire che è stato qualcosa che è partito da dentro l’azienda a innescare tutto questo, di certo non lo dirò».

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E cosa si può dire allora, chiediamo prima di salutarlo: «Molte grandi aziende, per fortuna, stanno facendo un passo indietro rispetto alle cooperative e stanno assumendo il personale direttamente. Ad esempio il gruppo Alì, ora ha tutti lavoratori dipendenti dentro il nuovo magazzino. Nel vecchio c’è in parte ancora la presenza delle cooperative ma è un segno di discontinuità: i lavoratori trattati alla stessa maniera».Un caso unico in cui tutti i dipendenti hanno fatto massa critica per risolvere un problema, visto che entrambi i sindacati hanno assicurato che non c’entrano con il corteo dei dipendenti Tigotà e con la protesta dei lavoratori all’interno del magazzino. Un corteo molto ben organizzato, non autorizzato, come non se ne vedono. Ordinato e preciso tanto da non lasciare alcuno spazio a nessun elemento di spontaneità. Insomma, un caso davvero unico che però fa ben sperare per la mobilitazione che minacciano Cgil e Cisl: se si sono mossi tutti anche solo perché preoccupati di una eventuale carenza di merce da esporre e proporre nei punti di vendita, di fronte a quello che definiscono come un accordo al ribasso, chi lo sa come reagiranno. 

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