Marcello Bano, Lega: «Il "caso Padova" come si risolve? Più sedi nei quartieri, porte chiuse ai riciclati da altri partiti»

«Bisogna dare delle prospettive ai militanti padovani. Gente che ci sostiene da quando eravamo al 3%. Non abbiamo bisogno di elementi che arrivano da altri partiti. Figure come la Mosco non entreranno mai in Lega. Il suo sostegno a Paola Ghidoni ha penalizzato la nostra candidata»

Più sezioni nei quartieri, porte chiuse ai riciclati della politica. «I modelli devono essere per forza Treviso e Verona, non quello di recupera figure che con la Lega non hanno un legame vero, di militanza e sacrificio anche di quando le cose non andavano così bene». Marcello Bano, vice presidente della provincia ed importante esponente della Lega padovana, al contrario del senatore Andrea Ostellari, non dà un giudizio positivo dei risultati delle elezioni per il parlamento europeo di domenica scorsa per quanto riguarda la città del Santo. Oggi non ci sarebbero le condizioni per "prendere Palazzo Moroni", secondo Bano. Aver perso il candidato padovano è il segno, a suo giudizio, che qualcosa non ha funzionato. E sui motivi, sul perché qualcosa non è andato per il meglio, il vice presidente della provincia di Padova ha le idee molto chiare.

Corpi estranei

«Il rapporto - chiarisce subito Bano - lo si costruisce stando in mezzo alla gente. Non si possono portare dentro corpi estranei, in questa fase soprattutto. Le porte sono aperte a tutti, ma chi vede la Lega come trampolino di lancio sta facendo i conti senza l’oste, ovvero i nostri militanti e i nostri sostenitori. Noi non siamo una corriere che imbarca tutto e tutti, che si sale quando vanno le cose vanno bene. C’è una reazione opposta a questo tipo di dinamiche, che non ci appartengono e i risultati parlano chiaro in questo senso».

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Senza girarci troppo intorno, la posizione assunta dalla consigliera Eleonora Mosco, che esce da Forza Italia insieme a 104, per lo più giovani, iscritti e dirigenti, e che si schiera a favore di Paola Ghidoni, per Marcello Bano ha tolto più che portato, consensi alla candidata Paola Ghidoni e quindi alla Lega. «Dobbiamo lavorare non facendo entrare elementi che non fanno altro che destabilizzare i sostenitori. Nulla di personale contro Eleonora Mosco o Massimiliano Barison, ma oggi noi non abbiamo bisogno di questi elementi qui. Abbiamo già visto cosa portano i riciclati, nulla di buono. Questo tipo di figure non entraranno mai nella Lega, lo dico forte e chiaro. Puoi pure scriverlo a caratteri cubitali». 

Calato dall'alto

Non ci sono europarlamentari padovani della Lega. Questo è il primo punto: «L'elemento Mosco ha penalizzato Paola Ghidoni. Dove ci sono componenti che con la Lega non hanno nulla a che fare si sono viste la reazioni degli elettori, che infatti hanno invece premiato Mara Bizzotto. Anche a Cittadella il voto è andato a lei invece che alla Ghidoni». Calenda prende più voti di Salvini, però, a Padova: «Io penso che l'innesto di componenti di altri partiti non facilita il percorso della Lega padovana, fermo restando che ora siamo il primo partito. Ma noi non viviamo di apparati a cui dire grazie, noi esistiamo perché abbiamo una base eccezionale e oggi anche un leader incredibile. Poi sulla scelta della figure da candidare, anche su questo bisognerà fare una riflessione». Quindi c'è una parte della Lega che accoglie e l'altra che respinge quelli che lei definisce "corpi estranei": «No, la Lega tutta li respinge. C'è la fila di gente che oggi vuole entrare in Lega ma abbiamo gli anticorpi che non consentono questo tipo di operazioni». 

Il caso Padova

«Io penso che bisogna dare delle prospettive ai militanti padovani. Gente che ci sostiene da quando eravamo al 3%. Non abbiamo bisogno di elementi che arrivano da altri partiti. Questo tipo di operazione, ha solo disorientato e scontentato l’elettorato leghista. Oggi la Lega fa risultati eccezionali, è da traino per tutti, non si capisce perché ci sia bisogno di figure che vengono da altre esperienze».

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Il candidato che sfiderà Giordani o chi per esso, sarà quindi un leghista? «L'importante è che sia il candidato migliore per i cittadini. Deve essere una figura su cui costruire un percorso. Guardiamo a Vicenza, ad esempio, dove il candidato non era della Lega però ha vinto ugualmente. Pensare che calare dall'alto un candidato e che perché della Lega dare per scontato che vince, è l'errore che non bisogna fare. Lo schema vincente è quindi quello. Il candidato deve venire dal comune sentire». 

Porte 

Dire che ci sono divisioni interne sarebbe impreciso? «La Lega è unita, ci sono due visioni contrapposte per quanto riguarda il nostro territorio padovano, ma è un bene che ci siano delle discussioni». Non ci sono correnti, quindi: «Sarebbe la fine della Lega. Non abbiamo questo problema per fortuna. Bisogna solo lasciar stare i personalismi, evitare candidati estranei che bussano alla porta». 

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