Monselice, il movimento civico Cambiamo Aria attacca Arpav sulla questione rifiuti in cementeria

«Il compito di un organo di controllo è di fare rigorosamente il suo mestiere, che in questo caso consiste nel procedere a specifiche analisi mirate (magari a sorpresa, se non è chiedere troppo) su campioni prelevati da lotti in ingresso al forno della Cementeria»

A Monselice il tema ambientale è sempre caldissimo. Questa volta sotto attacco non solo la Cementeria Buzzi ma anche Arpav, che secondo gli ambientalisti non avrebbe svolto appieno i suoi compiti.

Attacco

«Abbiamo analizzato - spiegano gli ambientalisti di "Cambiamo Aria" - la documentazione che Arpav ha messo a disposizione del Comune di Monselice, e pubblicata sul sito, che fa riferimento all’ingente fuoriuscita di fumi e polveri registrata il 24 marzo 2019. Uno dei nodi da sciogliere stava nelle affermazioni della Cementeria Buzzi, che nella sua missiva parlava di un controllo puntuale delle materie prime seconde (leggi rifiuti) da parte di Arpav. Controlli e risultati che non erano mai pervenuti al Comune di Monselice. In realtà dalla documentazione allegata si evince che questi controlli non siano mai avvenuti, ma che semplicemente i tecnici ARPAV si siano limitati ad acquisire un rapporto ispettivo del 2018 effettuato da ARPA Emilia Romagna presso l’azienda produttrice del Matrix, una “materia prima seconda” ottenuta dal recupero di ceneri provenienti da inceneritori di rifiuti. Questo rapporto ispettivo manca degli allegati fondamentali tra i quali i rapporti di analisi e la scheda tecnica di questo Matrix».

Arpav e Arpae

«Sempre leggendo - proseguono - questo rapporto d’ispezione, la stessa ARPAE mette in evidenza varie criticità (ad esempio il sistema delle analisi condotte sul Matrix e la tracciabilità dei singoli lotti), che la portano a formulare precise indicazioni correttive nei confronti dell’azienda e a richiedere una puntuale revisione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Alla luce di questi atti, non possiamo sentirci rassicurati e ARPAV deve smetterla di trincerarsi dietro frasi di circostanza come questa: “Si precisa che un rifiuto cessa di essere tale quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero e soddisfa tutte le condizioni, riportate nell’art. 184-ter del D.Lgs 152/2006. Quindi la cessazione di qualifica di rifiuto (End of Waste - EoW) riguarda il processo che permette a un rifiuto di tornare a svolgere un ruolo utile come prodotto”. Il compito di un organo di controllo è di fare rigorosamente il suo mestiere, che in questo caso consiste nel procedere a specifiche analisi mirate (magari a sorpresa, se non è chiedere troppo) su campioni prelevati da lotti in ingresso al forno della Cementeria».

Contraddizioni

«Infine - concludono - non possiamo non rilevare l’ennesima contraddizione con riferimento alla fuoriuscita di fumi e polveri del 24 marzo, dove la ditta in suo comunicato parlava di un “blocco immediato” dell’alimentazione della farina e del combustibile al forno appena registrata l’anomalia. Nel verbale di ARPAV invece la ditta parla di una diminuzione per il combustibile da 6600 kg/ora a 4000 kg/ora e per la farina da 122 t/ora a 90 t/ora, che tradotto in percentuale significa una riduzione di appena il 40% del combustibile e del 27% della farina. Cosa ben diversa dal “blocco immediato” dichiarato, ma qui nessuno sembra mai darci il giusto peso».

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