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Come dovrà essere il nuovo ospedale? Lo abbiamo chiesto all'oncologo che cura i tumori ai bambini

A poche ora dal consiglio comunale e dal voto sul nuovo ospedale, siamo stati dal professor Giuseppe Basso, direttore della clinica di Oncoematologia pediatrica

A poche ora dal voto in consiglio comunale, che segna le sorti per la costruzione del nuovo ospedale, siamo stati a trovare il professor Giuseppe Basso, direttore della clinica di Oncoematologia pediatrica. Luminare di fama internazionale, abbiamo scelto lui per farci dire che ne pensa di quanto potrebbe finalmente accadere oggi. Ci riceve nel suo studio e sono davvero tante le curiosità che vogliamo toglierci.

Vicini come mai

Abbiamo ascoltato molto i politici ma non chiediamo mai ai diretti interessati cosa ne pensano, di quanto si sta decindendo sull'ospedale: “Sono passati molti anni dalla prima proposta. Credo che molto spesso i padovani si sono chiesti se davvero ci fosse l’intenzione, reale, di farlo il nuovo ospedale. L'impressione è che la politica per molto tempo ci ha giocato. Oggi però ci siamo vicini, come non mai".

Il carretto e le auto elettriche

E' d'accordo con quanto si decide in consiglio? "Il vero problema non è mai stato dove farlo, io ho sempre pensato così, o come farlo, ma è perché farlo. Ogni ospedale non è una struttura unica. Viene disegnato e pensato secondo esigenze specifiche. Oggi la cosa importante è dire cosa si farà in questo nuovo ospedale, che medicina si farà. Noi siamo abituati a lavorare su patologie difficili, su cui si stanno facendo grossi progressi ma che costituiscono un grandissimo investimento per curare un paziente. Oggi credo che il nuovo ospedale di Padova può avere un futuro solo se lo si disegna pensando alla medicina di domani. Io sono sicuro, lo ripeto molto spesso, che la medicina che si sta facendo oggi non sarà la medicina che si farà tra dieci anni. Il mondo corre, lo vediamo attorno a noi. Non stiamo discutendo di come restaurare un vecchio carrettino, senza renderci conto che la gente va con le macchine, addirittura quelle elettriche".

I competitor

Quali devono essere i modelli, sempre che ce ne siano: "La medicina che si deve fare a Padova deve essere una medicina competitiva. I nostri competitor non sono Vicenza, Verona o Belluno, ma neppure Bologna, Firenze, Milano. Nel nostro mondo, quello che io conosco, i nostri competitori sono San Francisco, Berlino, Londra, Houston, Parigi. Noi dobbiamo avere la stessa proporzione di successo che hanno questi ospedali, se vogliamo continuare a curare queste malattie. Abbiamo bisogno quindi di nuovi medici, di tecnologie. Non andiamo mica in sala operatoria come si andava a inizio novecento. Bisogna ragionare in questo modo se si vuole essere protagonisti della nuova medicina”.

La routine e il domani

Lei crede che queste cose la politica le abbia comprese? “Noi abbiamo dei bravissimi tecnici che sanno gestire la nostra routine, bravissimi organizzatori per gestire il presente, forse anche gli sprechi se non sono troppo dipendenti dal periodo elettorale. Ma in realtà pochissimi di loro non hanno la visione di cosa succederà tra dieci anni. Oggi fare la guerra per avere un posto letto o un assistente in più, è come voler restaurare il carretto. Oggi bisogna lavorare per avere le strutture per fare la medicina di domani, avere persone in grado di sviluppare la medicina di domani, organizzazione in grado di mettere in atto tutto questo. Fare le cose un po’ meglio di adesso non può essere l’obiettivo di domani. Oggi le nanotecnologie, la terapia genica, tra dieci anni saranno realtà. La battaglia è essere competitivi”.

Nuovo su vecchio

Si può davvero fare l’attività mentre ci sono i lavori? “Ci sono numerose problematiche su questo, tutti lo sanno. Però se hanno scelto di restaurare qui da fare ce n'è tanto. Basti pensare a pediatria, anche solo dal punto di vista alberghiero. Il reparto  è stato costruito negli anni Cinquanta. Un bagno per 25 bambini è inaccettabile oggi, certo una volta andava bene. Parlo di pediatria per non parlare di altro. Quindi che ci sia bisogno di migliorare, in questa storica sede, molto, è fuori di dubbio". 

Intelligenza artificiale

Quindi Lei ha chiaro come deve essere, il nuovo polo ospedaliero: "Dobbiamo costruire un ospedale che sappia imparare da sè stesso, come se avesse un'intelligenza artificiale. Dobbiamo pensare a qualcosa che non sia rigido ma che sappia modularsi da sè. I pazienti che cureremo nel policlinico sono quelli che non potranno essere curati da nessuna altra parte. Questo deve essere chiaro. Per fare questo bisogna cambiare visione, prospettiva. La medicina che noi vediamo sempre come una spesa, come un passivo, dobbiamo renderla business nel senso alto del termine. Che sappia mantenersi e che sappia creare un profitto per investire su se stessa ed essere autosuffciente. Perché dobbiamo rinunciare a questo?”  

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