Ospedale Sant'Antonio, si manifesta contro la chiusura. In piazza anche la giunta comunale?

Giordani: «Il Sant’Antonio è un patrimonio della città, non va destrutturato e deve restare la sua forte e strategica vocazione a erogare i servizi socio sanitari di qualità e in forma universalistica sul territorio»

Un momento della protesta del 29 luglio scorso

Appuntamento di fronte la Basilica del Santo contro la chiusura dell'ospedale Sant'Antonio. A lanciaro il comitato che da quando, con la DGR n. 614 del 14 Maggio 2019 la Giunta Regionale ha approvato in via definitiva le schede di dotazione ospedaliera in attuazione di quanto previsto dal Piano Socio Sanitario Regionale 2019-2023, è nato per cercare di far cambiare idea a Zaia. 

Manifestazione

«Unico ospedale cancellato tra i 70 della Regione Veneto, e senza alcun preavviso, è stato il Sant'Antonio, liquidato con una nota di cessione in “comodato d’uso gratuito” all’Azienda Ospedaliera-Universitaria “fino all’attuazione dell’assetto definitivo sui 2 poli”, uno dei quali, il Polo Est, totalmente inesistente, e presumibilmente non utilizzabile prima di 15 anni», sostengono. Una battaglia fatta propria da diversi pezzi della maggioranza in consiglio comunale, tanto che ci si sta chiedendo quanti assessori, non solo quanti consiglieri, parteciperanno alla manifestazione. Un corteo che parte alle 16 di sabato 14 settembre dalla Basilica del Santo fino ad arrivare sotto il Municipio. 

Giordani

Sulla questione ecco cosa pensa il primo cittadino, il sindaco Sergio Giordani: «Leggo che sul Sant’Antonio non cambierà nulla per dieci anni, ma una cosa deve essere chiara: io guarderò ai fatti e non ai comunicati stampa. È una prudenza che mi è imposta dalla grande responsabilità che ho sui temi della salute e della sanità come Sindaco di Padova verso il mio territorio e i miei concittadini, specie quelli più deboli e anziani. Patti chiari amicizia lunga, il Sant’Antonio è un patrimonio della città, non va destrutturato e deve restare la sua forte e strategica vocazione a erogare i servizi socio sanitari di qualità e in forma universalistica sul territorio. Vigilerò con la massima attenzione, giorno dopo giorno, e se avanzeranno processi o decisioni sbagliate che intaccano i livelli di attenzione per i padovani o producono scivolamenti verso il privato laddove il servizio era pubblico ci mobiliteremo e non avrò problemi ad alzare la voce per rappresentare con la giusta forza le preoccupazioni della città. C’è un altro aspetto delicatissimo: voglio rassicurazioni chiare e inequivocabili sul fatto che come conseguenza delle scelte della Regione non si attivino scomodi “pellegrinaggi” da parte di cittadini padovani verso lontani ospedali della provincia. I livelli adeguati di cura e l’accompagnamento post fase acuta deve essere assicurato a Padova. Se anche uno solo dei nostri anziani o dei nostri ammalati dovesse curarsi a trenta chilometri di distanza da casa sarebbe assurdo e inaccettabile. Ho sempre detto che risultava poco comprensibile questa fretta, ma se ora si vuole procedere debbono essere date tutte le garanzie a Padova e per questa ragione già la settimana prossima ci sarà un incontro con Scibetta e Flor ai quali chiederò di dettagliare e mettere nero su bianco tutti gli aspetti da chiarire onde evitare preoccupazioni e disagi alla cittadinanza. Inoltre non è detto che nei prossimi dieci anni le esigenze restino quelle di oggi, come si vuole affrontare di intesa con il Comune l’eventualità di nuove necessarie progettualità dentro questo passaggio? È una domanda a cui serve una celere risposta. Stiamo lavorando ad un progetto ambizioso per dare nei tempi possibili un nuovo moderno sistema di struttura sanitarie alla città, ma come ho sempre detto serve e vogliamo capire come si integreranno i compiti propri dell’Ulss con quelli dell’Azienda in maniera virtuosa e in questa riflessione vogliamo siano ascoltate le nostre ragioni e ci faremo valere».

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