Ostanel dopo il sit-in al tribunale va in Consiglio Regionale con il nastro rosa: «Si sta commettendo una violenza»

Elena Ostanel, consigliera regionale del gruppo Il Veneto che Vogliamo, questa mattina ha partecipato al sit-in delle famiglie arcobaleno al Tribunale di Padova, per l'udienza dei procedimenti nei quali la Procura chiede l'annullamento della trascrizione degli atti di nascita di figli nati da coppie omogenitoriali

Elena Ostanel, consigliera regionale del gruppo Il Veneto che Vogliamo, questa mattina ha partecipato al sit-in delle famiglie arcobaleno al Tribunale di Padova, per l'udienza dei procedimenti nei quali la Procura chiede l'annullamento della trascrizione degli atti di nascita di figli nati da coppie omogenitoriali. «I figli delle coppie omogenitoriali vanno riconosciuti. Fin dalla nascita. Questo è quello che dovrebbe fare il Parlamento. Non è possibile che ci siano delle famiglie in cui prima i figli esistono e poi, per una decisione di un tribunale, non esistono più. Con un'impugnazione si attuano gravissime conseguenze legali e deleterie difficoltà nel vivere quotidiano di queste famiglie, ledendo i diritti delle bambine e dei bambini che ne sono coinvolti».

Durante il sit -in le mamme in attesa del giudizio di giudice di pace, che non dovrebbe però arrivare in tempi troppo brevi visto che sono previste udienze fino a ridosso di Natale, si sono idealmente incatenate legandosi con un nastro colorato rosa. Per questo la consigliera Ostanel porta al polso, nell'aula del Consiglio regionale, il nastro colorato. Per portare il pieno sostegno alla causa delle famiglie arcobaleno. «Una battaglia che dimostra, una volta ancora, che la società civile è più avanti della propria classe politica, che non riesce, o non vuole, emettere norme che rispondano alle esigenze di famiglie e bambini che chiedono solo di non essere invisibili. In questo vuoto normativo (siamo indietro a molti altri paesi europei, come la Spagna) sono poi i sindaci a trovarsi in prima linea, che si prendono la responsabilità, anche trasversalmente alle bandiere politiche e alle posizioni di partito, di iscriverli all'anagrafe. Perché è ai diritti di bambine e bambini che dobbiamo pensare, anzitutto».

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