A Padova la sindrome dell’auditorium, del nuovo ospedale e ora sta tornando anche quella del metrotram

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

C'era una volta, verso la metà degli anni '90 la proposta di una nuova linea di tram per la città di Padova e in prossimità delle elezioni del '99 l'opposizione di destra, come da copione, ha puntato la campagna elettorale sul terrorismo contro la linea di tram, raccontando ai padovani e ai commercianti, che quello che avveniva già da anni in tutta Europa a Padova, "originalmente", non doveva avvenire.

La destra vinse le elezioni, in molti sostengono proprio per la riuscita campagna contro il tram, ma si sa, è accattivante promettere di raggiungere il centro storico ognuno con la propria automobile, cosa che poi non avvenne.

Fu così che nell'estate del '99, non avendo indicato in campagna elettorale esattamente cosa proporre ai padovani, in alternativa al tram (quelli di nuova concezione, per intendersi), il neo eletto sindaco Giustina Destro, fece realizzare un riesame del progetto tramvia, che pose le basi al nuovo PUM (Piano urbano della mobilità).

Da questo studio emerse che una sola linea portante su ferro non era sufficiente, ma una rete di almeno tre linee, integrate tra loro e con gli altri mezzi, privati compresi, potevano essere definiti come l'orizzonte minimo e necessario per Padova, assieme ad un'altra serie di interventi, tra cui il SFMR, quasi del tutto disattesi.

Mancava quindi la necessità di realizzare la prima linea con finanziamento, ma siccome la giunta uscita dalle elezioni aveva contestato precedentemente il tram, ha trovato una soluzione ibrida e compromissoria, rilevatasi poi, una pessima alternativa ai nuovi tram di mezza Europa.

Fu così, che ben lontani dalla messa a regime della prima linea ed in ritardo di cinque anni per aver voluto girare attorno alla questione, si inaugurò (per finta) il tram con l'allora presidente del consiglio Berlusconi, a ridosso della successiva tornata elettorale.

La "patata" della realizzazione in via sperimentale di questo mezzo chiamato metrotram su gomma, passò alla nuova giunta di centro sinistra che contrariamente alla precedente, continuò, non con poche difficoltà e anche qualche pasticcio, l'avventura della realizzazione del metrotram.

Nonostante le difficoltà di funzionamento, incidenti indiretti e deragliamenti vari, ormai il mezzo, l'infrastruttura il personale e i depositi si sono avviati pian piano a regime e la giunta Zanonato pensò di prevedere le altre due linee previste già precedentemente, SIR 2 e SIR 3. Il finanziamento del SIR 3 arrivò però solo poco tempo fa' a ridosso dell'ultima tornata elettorale per il rinnovo del consiglio comunale e come da copione il centro destra si dichiara contrario alla realizzazione della seconda linea, anche se parzialmente finanziata dal ministero ed è così che anche in questa campagna (ma non solo per questo) il centro destra ritorna al comando del consiglio comunale.

Ora la nuova giusta Bitonci, propone un sistema (?) di filobus e la domanda d'obbligo è: cosa ne facciamo della linea di metrotram esistente, considerando che la stessa deve sostenere dei costi fissi molto alti se non spalmati su più linee? Come immagina il neo eletto sindaco di avere un sistema di trasporto pubblico urbano basato su 1 linea di metrotram con servizi e costi esclusivamente ad esso correlati, di una linea di filobus, considerando che con questo andazzo non è credibile immaginare se ne realizzi più di uno, ora che l'iter si compia, una serie di linee di bus su gomma e una di minibus su gomma per il centro storico? Ci dimostri il sindaco che questa ultima proposta, nel breve, ma anche nel medio periodo (lungo è una parola grossa), sia una soluzione più economica e vantaggiosa per intercettare nuova utenza, anziché completare la rete con la stessa tipologia di mezzi, magari rivedendo con apposito studio tecnico a carico delle ditte proponenti e correggendo i difetti individuati sul SIR 1.

Non servono proclami originali, perché una rete di trasporto urbano efficiente e con standard europei, non si improvvisa, ma si studia, confrontandosi con le esperienze pregresse e di altre realtà similari, perché la città di Padova e i suoi cittadini, non vogliono rivivere la sindrome dell'auditorium, del nuovo ospedale e ora anche quella del tram/filobus/metrobus, vedendo uno sperpero di denaro pubblico impressionante per progetti e controprogetti che rimangono poi solo ed esclusivamente sulla carta e sulla stampa, anche per colpa di quelle "leggerezze", tutte politiche, che subordinano il bene comune ( e il denaro dei cittadini) alle battaglie e carriere personali.

Anche di questo si parlerà al convegno promosso dal PSI veneto, previsto il 24 p.v. a Mestre sul tema "Veneto: infrastrutture e mobilità per l'Europa", con la presenza, tra i vari, del vice ministro delle infrastrutture e trasporti Riccardo Nencini.

Paolo Trovato

Consiglio Nazionale Partito Socialista Italiano

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