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Domenica, 5 Febbraio 2023
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Lo scontro Zaia-Crisanti e il caso intercettazioni. Cacciari: «Strumento gestito da schifo»

Sabato 21 gennaio più di 150 persone per un incontro organizzato da Il Veneto che Vogliamo a Padova. Si è parlato di tenuta della democrazia e del diritto di critica ma il nodo sono questo strumento investigativo e l'utilizzo che ne viene fatto

«Senza intercettazioni non avremmo affrontato la mafia e il terrorismo ma è evidente che è stato fatto un tremendo abuso di questo strumento senza che mai si riuscisse a sapere chi ha dato ai giornali le intercettazioni. Fa benissimo Nordio (il ministro di Grazia e giustizia, n.d.r..) a mettere mano alla materia e a cercare di mettere ordine. È stato uno schifo la gestione di questo strumento». Le parole di Massimo Cacciari a "Non è l'arena", il programma di Massimo Giletti in onda ogni domenica su La 7, alimentano un dibattito interessantissimo che tiene banco da quando il nuovo guardasigilli si è insediato, nominato dalla Premier Meloni. Argomento che ciciclamente torna di attualità, visto che rappresenta un nodo evidentemente non risolto.

E Massimo Cacciari non è assolutamente nuovo a queste uscite, è da quando si è cominciato a utilizzarle e a leggerle poi sui giornali, usate come "clava politica", che il filoso ed ex primo cittadino di Venezia, è critico sull'utilizzo dello strumento. Della vicenda in Veneto si parla molto, un po' perché vede protagonista un ministro veneto, Nordio è di Treviso, un po' perché è proprio per via di delle conversazioni telefoniche, private, che attorno al Presidente della Regione, si è alzato un polverone. Due conversazioni del presidente Luca Zaia con un dirigente importante, il dg di Azienda Zero, Roberto Toniolo, alcuni quotidiani hanno scelto di pubblicarle. Ma sono conversazioni che non c'entrano di fatto con l'indagine, per quanto non sia piacevole sentire un uomo potente come Zaia parlare in certi toni del professor Crisanti.

Così' sabato 21 scorso, in una sala Paladin gremita, erano circa 150 le persone presenti, ma almeno una cinquantina sono dovute rimanere fuori, per ascoltare gli interventi dei tanti ospiti coinvolti dalla lista civica "Il Veneto che Vogliamo" in un appuntamento in cui di fatto si è parlato di questo. Si è molto parlato di diritto di critica, del fatto che molti di coloro che pongono certe questioni sulla presidenza della Regione, vengono spesso querelati, tra questi anche un consigliere della lista civica e il comico Natalino Balasso, che è intervenuto via video. «Zaia la fa facile, querela con i soldi dei contribuenti», hanno detto tra le altre molti degli intervenuti. Ha spiegato la consigliera regionale, Elena Ostanel: «Parlare di diritto di critica e qualità della democrazia è ancora più importante dopo quanto abbiamo visto sull'inchiesta tamponi rapidi e dopo le intercettazioni che dimostrerebbero come dietro la gestione della sanità ci sia un sistema di potere che, se fosse confermato, sarebbe davvero preoccupante». Un sistema che servirebbe per screditare gli avversari politici. E' questa la denuncia che fa soprattutto il professor Andrea Crisanti, eletto con il Pd in Senato.

«Delle sue parole Zaia risponderà in sede legale», ha detto il professore. «E' gravissimo attaccare e voler screditare le persone, non può non esistere un diritto di critica». Della vicenda se ne è occupata anche, se non soprattutto, la trasmissione di Rai 3, Report. Zaia, lo ha detto al Padova Palace in occasione della presentazione del suo libro, ha replicato alle accuse facendo notare che «erano conversazioni private con un mio dirigente» e che si è stupito nel leggerle «perché io parlo con Toniolo in dialetto e me le sono ritrovate sui giornali...tradotte».

La consigliera Ostanel ha fatto notare, nell'appuntamento in sala Paladin, che anche nel linguaggio pubblico il Presidente «parla del Veneto come fosse una cosa sua, lo stesso fa con i dirigenti. Che sono nostri, della collettività», ha detto strappando un convinto applauso. Al di là delle indagini della magistratura, del fatto che l'opposizione fa l'opposizione e quindi il suo mestiere, è questo che garantisce la democrazia, rimane una questione che, ci auguriamo, non sembri azzardato definirla etica. Se non è corretto o forse peggio, che un politico in vista come Zaia parli in certi termini di qualcuno che è a lui contrario, come valutiamo invece sia scoprirlo "rubando" pezzi di conversazioni private e spiattellarle sui giornali? Forse perché può fare comodo politicamente? E non è questo un problema per la democrazia? E' etico spiare dal buco dalla serratura? Sono domande che, anche se declinate su altri personaggi e altri contesti, ritornano da almeno una ventina di anni nel dibattito politico. Chi lo sa che questa volta si affrontino seriamente.

Sala Paladin gremita

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