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Femminicidi, iI Pd visita i centri antiviolenza: «Questione di genere cardine della nostra azione»

L’iniziativa è partita con i primi incontri a Padova a cui hanno partecipato le consigliere Vanessa Camani e Francesca Zottis insieme al capogruppo, Giacomo Possamai

Il Pd regionale ha iniziato la campagna d'ascolto nei centri antiviolenza proprio da Padova. «Abbiamo messo la questione di genere al centro della nostra azione politica e vogliamo proseguire su questa strada. Da qui l’idea di avviare una campagna di ascolto nei centri antiviolenza, consultori e case rifugio del Veneto per poter avanzare proposte che guardano sia all’immediato, in vista del prossimo bilancio, sia al medio periodo, sul fronte legislativo. Abbiamo iniziato il confronto per capire quali sono le esigenze e le difficoltà delle realtà presenti sul territorio, quali gli strumenti da incentivare e implementare e magari cosa ‘inventare’ ex novo. Il nostro obiettivo è contribuire a costruire per il Veneto una rete consolidata di protezione per le donne e i loro figli, che faccia perno sulla tradizione volontaristica eccezionale della nostra regione resa stabile e forte dal costante impegno delle istituzioni».

Consiglieri regionali

È quanto affermano i consiglieri regionali del Partito Democratico Veneto a proposito dell’iniziativa, partita con i primi incontri a Padova (Centro veneto progetti donna e Centro italiano femminile) a cui hanno partecipato le consigliere Vanessa Camani e Francesca Zottis insieme al capogruppo, Giacomo Possamai. «È un panorama molto vasto di realtà che, con i loro servizi, intercettano in momenti diversi il disagio legato agli abusi. Infatti abbiamo incontrato un’associazione di volontariato femminile che si occupa di centri antiviolenza e case rifugio, un consultorio familiare di natura associativa e volontaristica e un centro per la donna che offre servizi a 360 gradi gestito direttamente dal Comune di Venezia».

Servono maggiori risorse

«Da questa prima serie di incontri è emerso come siano necessarie maggiori risorse, anche per di prevenzione e sensibilizzazione. Al momento i finanziamenti arrivano quasi integralmente dal fondo nazionale che poi viene ripartito tra le Regioni. Di tasca propria il Veneto dovrebbe fare uno sforzo e investire di più perché la violenza di genere è un fenomeno tremendamente attuale, nonostante le tante iniziative messe in campo». 

Femminicidi

«I femminicidi - ricordano - sono la punta dell’iceberg e i dati del 2021 sono raccapriccianti: in Italia al 6 ottobre erano già 84 le donne ammazzate, una media di due a settimana. E il Veneto in questa classifica si trova al terzo posto, dietro Lombardia e Lazio. Anche le richieste di aiuto al numero verde 1522 sono in aumento: nel primo trimestre dell’anno ci sono state 7.974 telefonate contro le 5.744 dello stesso periodo del 2020. E sappiamo che i numeri sono comunque peggiori perché la maggior parte delle violenze avviene all’interno della famiglia ed più difficile esporsi e denunciare. Come gruppo, fin dall’inizio della legislatura - spiegano - abbiamo portato avanti iniziative riguardanti la questione di genere, a 360 gradi. Nell’ultimo bilancio di previsione è stato approvato un nostro emendamento sul ‘contributo di libertà’ per le donne che hanno subito maltrattamenti e vogliono riacquisire la piena autonomia personale; la scorsa settimana sono partite le audizioni sul Pdl per promuovere la parità retributiva tra donne e uomini, dove il Veneto sconta un gap pesante e il sostegno dell’occupazione femminile stabile e di qualità. E, ancora, il Pdl sul ‘bilancio di genere’, uno strumento fondamentale per valutare le scelte politiche, gli impegni economici della Regione e il loro impatto sulla vita quotidiana di uomini e donne. Infine, tornando al tema della violenza, quello sul ’codice rosa’ riguardante i percorsi di primo soccorso e assistenza per le vittime in ogni Pronto soccorso, sia nelle strutture pubbliche che private».

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