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Politica Stazione / Piazza Gaetano Salvemini

Piazza Salvemini recintata: la politica abdica, ma gli architetti non ci stanno e dicono di noi ai muri

I dubbi e le critiche per la decisione della giunta comunale di permettere di recintare l'area non arrivano da partiti o da forze politiche, ma dall'ordine professionale che scrive una lettera all'amministrazione comunale e mette in discussione la scelta

Circa una settimana fa è stata approvata in giunta la convenzione tra l’amministrazione comunale e il complesso Tribloc che autorizza di fatto la proprietà a sigillare la piazza durante le ore serali. Parliamo di un complesso dove non risiede nessuno ma si trovano solo uffici di banche, assicurazioni, qualche studio notarile e di avvocati che, come risposta al cosiddetto degrado provocato dalla presenza  di poveri, di senza dimora, di immigrati e di "tossici" hanno trovato come soluzione quella delle cancellate. Proprio in questi giorni si sta preparando il cantiere per cominciare i lavori. 

L’area, di proprietà comunale sarà data in concessione al condominio, che realizzerà una cancellata che verrà chiusa dalle 21 alle 7 del mattino, garantendo così a coloro che quei luoghi li frequentano, solo di giorno ovviamente, di non assistere a scene di "degrado". Una soluzione che non ci pare esagerato definire classista e che crea un pericoloso precedente. Il Comune parla di «buona collaborazione con il condominio, certamente una via positiva che ci consentirà di proteggere questo spazio da cattive frequentazioni e mantenerlo in ordine perché sia più accogliente e sicuro di giorno», e la cosa sembra andare a tutti bene. L'unica voce fuori dal coro, e assolutamente sensata a nostro modo di vedere, arriva quindi dall'ordine degli architetti. Premesso che se una decisione così l'avesse presa una maggioranza di centro destra si sarebbe scatenato il finimondo, invece in questo caso assoluto silenzio da parte di Coalizione Civica o dal Pd che al contrario siedono in giunta. A intervenire ci deve pensare un ordine professionale, attraverso una lettera indirizzata al sindaco di Padova, Sergio Giordani, al vice sindaco Andrea Micalizzi e all'assessore Antonio Bressa che ha la delega dell'edilizia privata. A firmarla il Presidente Ordine Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Padova, l'architetto Roberto Righetto. 

Inizio dei lavori per la recinzione di Piazza Salvemini

«Sebbene comprendiamo l'esigenza di garantire la sicurezza degli utenti del Triblock, esprimiamo tutta la nostra perplessità circa le modalità nelle quali ciò sta avvenendo e la qualità dell'intervento messo in campo. Da un lato c'è una questione di principio per cui si va con questa decisione verso una privatizzazione dello spazio pubblico, verso la costituzione di quelle "gated community” quale risposta ai problemi sociali delle città (già molto presenti in molti paesi in via di sviluppo) nei confronti delle quali esprimiamo la nostra preoccupazione», si premette nella lettera. 

«In discussione la qualità del risultato che si profila.Inoltre il tipo di intervento che si prospetta presenta delle criticità che vanno a sommarsi a quelle di principio suesposte: una qualità architettonica dell'intervento discutibilissima (realizzata con reti da cantiere che neppure nelle peggiori prigioni vengono utilizzate), che va a peggiorare la qualità dello spazio esistente già compromesso: una modulazione dei cancelli troppo serrata, con piccoli accessi tutti da verificare dal punto di vista della sicurezza delle vie d'esodo. Facciamo presente come oltre agli uffici dell'Ordine degli Architetti PPC vi sia la sala Zairo, che utilizziamo per attività formative di 190 persone, a cui partecipano relatori non solo locali ma anche nazionali ed internazionali, ed esponenti politici di varie amministrazioni; e come tale sala sia utilizzata anche da istituzioni esterne, e scuole di formazione forensi, oltre ad altre». Ci sono motivazioni pratiche che fanno pensare a qualcosa di sbagliato. « Abbiamo bisogno che i nostri luoghi, che sono lo specchio della nostra società, siano luoghi inclusivi e accoglienti e che ci facciano respirare bellezza», si legge nella parte finale della lettera.

L'ordine degli avvocati non lo scrive e non lo dice apertamente, ma tra le righe pone una questione politica e, consentiteci, anche etica, perché si tratta di che mondo si vuole costruire. E l'idea di chiudere una piazza per evitare che ci vadano coloro che di fatto sono emarginati dalla società stessa è come una dichiarazione di resa, certificare che non c'è un'altra strada percorribile. E' vero che dei tentativi sono stati fatti negli anni, con poco successo e che l'unica vera risposta sono le frequenti operazioni di polizia che però non risolvono la questione. Di qui l'idea della gabbia. 

Piazza Salvemini-3

Quando il presidente dell'ordine degli architetti parla di "gated community", anche detta "common-interest development", si tratta di una tipologia di modello residenziale auto-segregativo. Un termine che è tutto fuorché rassicurante. Si tratta di complessi recintati, formati da gruppi di residenze esclusive e con accesso sorvegliato. Chi ha viaggiato un po' e magari è stato in America Latina non può non averne viste. All'interno, inutlle dirlo, ci vivono i professionisti, quelli che hanno maggiori possibilità economiche. E utto il mondo fuori, come diceva una famosa canzone. E per restare in tema artistico non possiamo non ricordare un film come "La zona", diretto dal regista Rodirgo Plà che quando uscì, era il 2007, fece incetta di premi raccontando di una comunità dell'alta borghesia messicana che vive nel ricco quartiere Città del Messico dove i facoltosi abitanti di quel posto hanno deciso di vivere lì per proteggersi dalla violenza che regna nel resto della città, dove invece dilagano la miseria e la criminalità. Non avendo fiducia nelle forze dell’ordine pubbliche, i residenti della Zona di fatto ottengono la facoltà di farsi giustizia da soli, assoldando delle guardie private. Un fatto tragico però cambierà per sempre il loro modo di vedere le cose grazie ai protagonisti, due giovanissimi che mettono, con i loro comportamenti e il loro coraggio, in discussione quel modo di vedere il mondo. Può sembrare che le due cose non abbiano attinenza e che qui non è il Brasile o il Messico, ma sarebbe un po' miope vederla in questi termini visto che è così che si è cominciato anche lì. Recintando banche, per poi arrivare a farlo per interi quartieri. 

Un'ultima considerazione, più attinente all'estetica che al quadro sociale o all'impotenza della politica di fronte a certi fenomeni, viene naturale farla recandosi nella famigerata piazzetta. Se la parola degrado ha un senso non solo politico, viene da pensare che anche chi ha raccolto le firme e finanziato la cancellata forse quei soldi li avrebbe potuti spendere in altro modo. Magari per mettere a posto le facciate o per lo meno pulire le vetrate perché se è vero a chi sta dentro disturba vedere il "degrado" sociale di chi sosta nella piazza, siamo quasi certi che gli stessi frequentatori della piazza, seppure sgangherati ed emarginati, non potranno non aver notato le condizioni poco decorose in cui si trovano le facciate di quegli stessi edifici. 

Piazza Salvemini e il complesso Triblok

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