Le vie della politica tra la toponomastica nostalgica del quartiere Palestro e una strada per Giulio Regeni

Sabato 21 iniziativa lanciata dal Quadrato Meticcio: «Non vogliamo cancellare i nomi di quelle vie ma spiegare cosa rappresentano quei luoghi celebrati». Intanto l'amministrazione pensa a intitolare uno spazio pubblico a Giulio Regeni

A fronte della polemica sull’opportunità di dedicare una statua a Indro Montanelli per la seppure lontana ma sempre triste vicenda della sposa bambina “acquistata”, dodicenne, dall’allora soldato in corno d’Africa, la risposta di chi lo difende è che bisogna contestualizzare, fare i conti con quello che erano i tempi, allora. Era l’Italia del regime fascista, con le campagne d’Africa e tutto quel che ne consegue. Non fu una passeggiata l’occupazione di Somalia ed Eritrea, come anche quella libica, anzi sono gli scenari di guerra dove furono testate armi chimiche e tutto ciò che di più moderno offriva l’industria bellica di allora.

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A Padova, precisamente nel quartiere Palestro, ci sono alcune strade come via Amba Aradan, via Tembien e via Amba Alagi che sono l’omaggio proprio a quella campagna di occupazione. Così, quelli del Quadrato Meticcio hanno lanciato questa iniziativa per il prossimo sabato 21 giugno in cui invitano tutti ad attraversare quelle strade dove simbolicamente saranno appiccicate sotto i nomi delle vie della didascalie che spiegano a cosa sono intitolate quelle strade. E il colonialismo, pure quello italiano, non è stato esattamente per i territori e i popoli d’Africa che lo hanno subito. «Spiegare a cosa si riferiscono quei nomi - spiegano alcuni attivisti del Quadrato Meticcio -ci pare decisivo. Si guardano sempre le situazioni dal proprio punto di vista, che è quello di bianchi privilegiati. Ci scordiamo però di quelle che i sociologi definiscono seconde generazioni, che non possono certo non avere una reazione nel vedere che nella città in cui vivono si da per scontato che una battaglia si celebra senza pensare al resto».

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A supporto di questa iniziativa c’è anche una proposta di Coalizione Civica che è rimasta nel cassetto per diversi mesi e oggi torna d’attualità. Una proposta che va proprio nella direzione della spiegazione, non della cancellazione. Ma sempre stando sul tema della toponomastica, dell’industria bellica e del contestualizzare è sempre di grande attualità la vicenda di Giulio Regeni, il dottorando friulano morto dopo giorni di torture subite dalle “forze di sicurezza” egiziane, l’editorialista del Corriere, Ernesto Galli della Loggia, propone che le città, come segno di vicinanza alla famiglia ma anche come desiderio di verità, dedichino una via al giovane Giulio. L’amministrazione per voce delle assessore Chiara Gallani, Marta Nalin e Francesca Benciolioni si sono dette disponibili a intitolare, nell’immediato, uno spazio a Giulio Regeni. Intitolargli la via necessita di un iter più lungo, dare il suo nome a una sala o a un parco è invece operazione che necessita meno passaggi istituzionali e può quindi concretizzarsi in tempi più brevi. Magari in tempo per gennaio/febbraio prossimo quando cade un altro anniversario della sua morte avvenuta tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016. I giorni che intercorrono tra il primo e l’ultimo sono contrassegnati dal punto più basso che un essere umano può toccare quando diventa il carnefice di un uomo indifeso. Un po’ come è successo ai tanti morti che il periodo coloniale ha prodotto. Anche quello italiano. 

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